L' ARTE IN SARDEGNA
Letteratura
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GRAZIA
DELEDDA
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"Grazia Maria Cosima Damiana Deledda è
nata a Nuoro il 27 settembre 1871 in una famiglia agiata,
"un po' paesana e un po' borghese". Il padre Giovanni
Antonio curava i suoi possedimenti, si occupava di commercio
e, per diletto, di poesia estemporanea. La madre Francesca
Cambosu, donna di costumi severi, era dedita alla casa e
alla cura dei sette figli.
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Frequenta
la scuola fino alla quarta elementare, segnalandosi
per le fantasiose composizioni in italiano; dopo le
vengono impartite in privato lezioni di italiano,
latino e francese. Hanno un'influenza determinante
nella sua prima formazione la storia della famiglia,
segnata da eventi dolorosi, la vita e la cultura della
comunità agro-pastorale del borgo barbaricino
e la sua esperienza di lettrice autodidatta, in qualche
modo avventurosa, che an-
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dava scoprendo nuovi fantastici
mondi attraverso i libri e le riviste.
Nell'"Ultima Moda", rivista popolare romana di Edoardo
Perino, diretta da Epaminonda Provaglio, pubblica nel 1888
Sangue sardo, suo primo racconto; seguono nello stesso anno
Remigia Helder e il romanzo Memorie di Fernanda.
A partire dal 1889 collabora a: "La Sardegna", "L'Avvenire
di Sardegna", "Vita sarda" e altri periodici
sardi. |
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Nel 1890 pubblica la raccolta di novelle Nell'azzurro
e, nell'"Avvenire di Sardegna" con lo pseudonimo
di Ilia di Sant'Ismael, il romanzo Stella d'Oriente. Seguono:
Amore regale (1891), Amori fatali (1892), Fior di Sardegna
(1892).
Queste prove d'esordio, accolte con favore da un pubblico
femminile, ricalcano modelli della narrativa d'appendice.
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Nel 1892 ha inizio
la collaborazione a "Natura ed Arte", rivista
di Angelo De Gubernatis, che la coinvolge in un progetto
demologico nazionale. |
Il materiale folklorico
da lei raccolto è pubblicato nella "Rivista delle
Tradizioni Popolari Italiane" e poi in volume (Tradizioni
popolari di Nuoro in Sardegna, 1895). L'incontro con la cultura
popolare è l'occasione per riflettere sulla realtà
barbaricina e comprenderne la portata culturale nella sua
specificità e le potenzialità narrative. Fra
le molte disordinate letture figurano autori italiani (Manzoni,
Tarchetti, Capuana, Fogazzaro, D'Annunzio e altri) e stranieri,
francesi e russi, oltre a scrittori e poeti sardi. I primi
risultati della ricerca di una misura narrativa propria si
colgono nel romanzo "famigliare" Anime oneste (1895),
pubblicato con una lettera-prefazione di Ruggero Bonghi, e
soprattutto nel romanzo La via del male (1896), recensito
con favore da un critico autorevole come Luigi Capuana.
Nella produzione di questi anni si nota un'evoluzione costante
sia nelle aperture tematiche, sia nelle tecniche narrative
e nel linguaggio; parallelamente si va chiarificando la sua
poetica attraverso l'individuazione di un'istanza etica radicata
nella concezione della vita di un mondo patriarcale assunto
come modello di riferimento nella costruzione del suo universo
immaginario. Si collocano in questo percorso i romanzi Il
tesoro (1897), La giustizia (1899), Il vecchio della montagna
("La Nuova Antologia", 1899; Roux e Viarengo, 1900),
le novelle L'ospite (1897), Le tentazioni (1899) e le poesie
Paesaggi sardi (1897).
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Con
la traduzione in francese di Anime oneste (Amês
honnêtes, Lyon, A. Effantin, 1899) comincia
la sua fortuna all'estero.
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Le novelle di
Grazia Deledda, a cura di Giovanna Cerina, sono
state pubblicate nella collana "Bibliotheca
Sarda" edita da ILISSO.
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Il
testo qui pubblicato è la nota biografica
di Grazia Deledda scritta da Giovanna Cerina
per la collana dei 6 volumi da lei curata.
Giovanna Cerina, docente universita-ria
esperta di letteratura italiana e sarda,
confessa di vivere un «dramma linguistico»:
i genitori sono di Jerzu, lei è naturalizzata
nuorese, il marito è gallurese e
insieme vivono a Cagliari... Il cielo notturno
visto dagli ogliastrini è un grandioso,
luminoso, ottimistico "libro aperto",
e lo stesso cielo visto dai barbaricini
è neru cumenti turmentu. Vi sono
modi di esprimersi locali che gli altri
dialetti (magari di comunità vicine)
non possono neppure tradurre: ciascun segno
linguistico è radicato, sedimentato,
e vai allora a trovare una standardizzazione...
«Credo sia un problema, e io non ho
soluzioni», dice: "Ma ritengo
non sia un problema da affrontare adesso.
Ora piuttosto è la stagione giusta
per riscoprire quell'altro momento unificante
che è la nostra cultura nel senso
più ampio del termine: ambiente,
storia, cucina, leggende, musica, ninne-nanne;
e per favorirne la rinascita negli scambi,
nel mito del gioco, nella comunicazione."
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L'11 gennaio del 1900 sposa a Nuoro Palmiro Madesani, impiegato
dell'Intendenza di Finanza, che qualche mese dopo sarà
trasferito a Roma.
Nello stesso anno esce a puntate nella "Nuova Antologia"
Elias Portolu (pubblicato in volume nel 1903), romanzo di
originale impianto narrativo destinato a un successo internazionale
grazie alla traduzione francese di Georges Hérelle.
A Roma conosce scrittori, artisti, critici, editori, segue
i dibattiti letterari, le novità editoriali, gli
avvenimenti teatrali, ma non ama i salotti mondani. Conduce
una vita riservata tra la cura dei figli, Sardus e Franz,
e il lavoro letterario, che procede con ritmo programmato.
Un evento eccezionale è il viaggio a Parigi nel maggio
1910.
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Eleonora
Duse e Febo Mari durante le riprese del film ispirato
al romanzo "Cenere".
Le foto servite come modello per la creazione del francobollo
da 50 lire |
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La
vasta produzione narrativa dei primi decenni romani comprende
i romanzi:
Dopo il divorzio (1902), ripubblicato nel 1920 con il titolo
Naufraghi in porto;
Cenere (1903), da cui è tratta la versione cinematografica
del 1916, per la regia di Febo Mari, con Eleonora Duse;
Nostalgie (1905), L'ombra del passato (1907), L'edera (1908),
Sino al confine (1910), Nel deserto (1911), Colombi e sparvieri
(1912), Canne al vento (1913), Le colpe altrui (1914), Marianna
Sirca (1915), L'incendio nell'oliveto (1918), La madre (1920),
pubblicato in inglese nel 1928 con la prefazione di D. H.
Lawrence, Il segreto dell'uomo solitario (1921), Il dio
dei viventi (1922), La danza della collana (1924), La fuga
in Egitto (1925).
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Notevole
anche la produzione novellistica, complessivamente oltre
quattrocento testi. Fra le raccolte più note: I giuochi
della vita (1905), Chiaroscuro (1912), Il fanciullo nascosto
(1915), Il ritorno del figlio, La bambina rubata (1919),
Cattive compagnie (1921), Il flauto nel bosco (1923). Sono
da ricordare, se pur marginali, le prove teatrali: Odio
vince, bozzetto drammatico pubblicato in appendice all'edizione
riveduta de Il vecchio della montagna (1912), L'edera (in
collaborazione con C. Antona Traversi, 1912), La grazia
(dramma pastorale in collaborazione con C. Guastalla, V.
Michetti, 1921), A sinistra (bozzetto drammatico, nell'edizione
Treves de La danza della collana, 1924).
Il 10 dicembre 1927 l'Accademia svedese le conferisce il
premio Nobel per l'anno 1926. Sull'onda del successo internazionale
pubblica Annalena Bilsini (1927), ambientato nella pianura
padana, a cui seguono: Il vecchio e i fanciulli (1928),
Il paese del vento (1931), L'argine (1934), La chiesa della
Solitudine (1936); e le raccolte di novelle: Il sigillo
d'amore (1926), La casa del poeta (1930), La vigna sul mare
(1932), Sole d'estate (1933).
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Il 15
agosto del 1936 muore a Roma. Ora riposa a Nuoro nella chiesa
della Solitudine.
Escono postume: la biografia romanzata Cosima ("La
Nuova Antologia", 1936; in volume Treves, 1937) e la
raccolta Il cedro del Libano (Garzanti, 1939).
L'opera della Deledda ha un'aura ancestrale che accredita
la presenza di un microcosmo periferico, originalmente connotato,
nel mosaico letterario italiano ed europeo.
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