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L' ARTE IN SARDEGNA
Pittura
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GIUSEPPE
BIASI
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Sassari
1885 -
Adorno Micca 1945
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Giuseppe Biasi è uno degli artisti plastici
che fin dalla prima decade del XX secolo porta, attraverso
le sue opere, l' immagine della Sardegna a livello internazionale.
Era, forse, la sua una pittura regionale carica di provincialismo?
Vanessa Viscogliosi, nella sua analisi critico-biografica
pubblicata nella Tribenet
scrive a tal proposito:
"Personaggio di spicco nel panorama artistico sardo
della prima metà del XX secolo, Giuseppe Biasi riuscì
a inserire la Sardegna nel quadro culturale della modernità
europea, emancipandosi dalle tendenze nazionali dominanti
in quegli anni. La grandezza dellartista, scoperta
peraltro non molti anni fa, risiede nella capacità
di rinnovare gli eleganti impulsi stilistici centroeuropei
(soprattutto larte secessionista di Klimt), piegandoli
alla realtà arcaica della sua terra natia.
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Biasi
proviene da una famiglia della borghesia intellettuale.
Nasce nel 1885 a Sassari e non frequenta scuole artistiche
perché in Sardegna non ci sono e, pertanto, si forma
da solo, guardando allillustrazione e alla cartellonistica.
Nel 1905 esordisce sullAvanti della Domenica, settimanale
romano. Dal 1907 al 1910 lavora e si afferma come illustratore
nella raffinata rivista fiorentina Il giornalino della Domenica,
dedicata ai bambini e diretta da Wamba.
Le copertine e le tavole, pubblicate sul settimanale, hanno
come tema prin-
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cipale
la vita popolare
sarda e si connotano per un originale stile geometrizzante,
asciutto e sintetico, influenzato dalla Secessione Viennese.
Queste sue illustrazioni scriveva Grazia Deledda
nel 1909 mi fanno una grande impressione: più
di ammirarle io le sento, e mi sembrano perfette, per lanimo,
per il colore locale che le rende vive e palpitanti.
Il rapporto professionale con il Premio Nobel testimoniato
dalle illustrazioni realizzate per i suoi racconti e per
i romanzi, dal 1909 al 1917 si allaccia a quello che lartista
di Sassari intrattenne con lo scultore Francesco Ciusa o
con il pittore Filippo Figari, ovvero i protagonisti di
quella stagione dellarte sarda nella prima metà
del 900, che hanno mostrato come sia possibile aderire
al moderno scendendo nel profondo della (propria) cultura
popolare. Le strette collaborazioni con gli intellettuali
del tempo aprono al giovane Biasi le porte dei periodici
a grande diffusione, come La lettura e Lillustrazione
italiana.
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Nel
1907 cominciano i primi viaggi dellartista alla scoperta
della sua terra: la Sardegna.
Il mondo rurale sardo viene visto da Biasi come un miraggio
primitivo.
Nel 1916, congedato dopo una ferita riporta al fronte, si
trasferisce a Milano.
Un anno più tardi organizza la Mostra Sarda, presso
il Palazzo Cova, che suscita grande attenzione da parte
della critica.
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Alla fine
degli anni Dieci, Biasi appare influenzato da Velazquez
e Goya: in quadri come Processioni del Cristo e Teresita,
la tavolozza si fa infatti più calda e la stesura
del colore è più densa. I temi (matrimoni
e feste campestri) rimangono gli stessi. La vita contadina
continua ad essere rappresentata, ma in maniera evocativa:
Biasi, lontano dalla sua Sardegna, la dipinge basandosi
sulle immagini scaturite dai suoi ricordi.
Il periodo milanese di Biasi si conclude, nel 1919, con
la decorazione del bar nellHotel Villa Serbelloni
a Bellagio: si tratta di quattro tele incentrate sul tema
Lamore in Sardegna. Dopo la commissione
del ciclo pittorico, la fortuna di Biasi comincia a declinare.
Influenzato dal pittore Aroldo Bonzaghi, lartista
affronta nuovi temi: dipinge suonatori ambulanti, serenate
notturne. Nellolio Quartetto, ad esempio, si nota
labbandono delle tinte smaglianti e la ricchezza decorativa;
la tavolozza abbandona le tinte calde e diventa cupa, quasi
monocroma.
Dal 1923 al 1927 Biasi vive nel Nord Africa, dividendosi
tra la Tripolitania, la Cirenaica e lEgitto. La realtà
africana, rappresentata attraverso piccole tempere, disegni,
studi dal vero, è per Biasi specchio di desideri
e fantasie. Realizza diversi nudi, in prevalenza femminili.
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Scrive Carmela
Piccione su ADNKRONOS nella presentazione della
mostra allestita nel 2001 a Roma al Vittoriano:
"Strano
destino, quello di Biasi, antifascista, condannato
per filonazismo, ucciso a Biella (città
dove si era trasferito per motivi di lavoro),
dopo essere stato arrestato con l'accusa di
essere una spia delle SS. I motivi della sua
morte rimangono ancora misteriosi. Si parla
di un'esecuzione capitale o di un sasso che
lo colpisce alla testa mentre viene condotto
in carcere con altri prigionieri. Un destino
sinistro, una tragica coincidenza? Qualcuno
giura che dietro quelle morta potrebbero esserci
intrighi passionali o semplici gelosie di
artisti. Un canovaccio che avrebbe potuto
ispirare il grande cinema e il teatro. Ed
infatti, da mesi, si sono messi a tavolino
un gruppo di sceneggiatori e coreografi per
ritrascrivere, in forma di balletto, il percorso
umano e artistico di Giuseppe Biasi. Anima
del progetto Paola Leoni, fondatrice e direttrice
artistica del Balletto di Sardegna, che ha
ideato lo spettacolo consacrato al celebre
artista coinvolgendo nella messa in scena
danzatori, attori, musicisti, scenografi stilisti
di grido dall'inconfondibile pedegree. Sardo
naturalmente." |
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Se la donna sarda era diversa sul piano sessuale
e sociale, la donna africana lo è anche su quello
di razza. La prima, simbolo dellidentità sarda,
quasi sempre raffigurata da Biasi adolescente e chiusa nel
severo abito tradizionale, trasmette sensualità attraverso
i gesti e gli sguardi.
La seconda, lontana dai preconcetti, esprime maggiore erotismo.
La donna occupa una posizione preminente nellarte
di Biasi. Luomo, al contrario, riveste un ruolo secondario,
e spesso appare di spalle. I ritratti maschili sono rari
e per lo più realizzati su commissione. Nel 1927
Biasi si stabilisce in Sardegna, ma ormai lontano dai ritmi
decorativi del liberty e tutto immerso in una nuova interpretazione
della sua gente, tra un nuovo naturalismo e un accentuato
realismo espressionista. In netto contrasto col classicismo
novecentista, espone due nudi alla Biennale di Venezia del
1928, accolti freddamente dalla maggior parte: la critica
ne condanna il folklorismo e il decorativismo. Nel 1935,
contro larte del regime, pubblica violenti pamphlet
contro la gestione delle Quadriennali romane. Lattività
artistica di Giuseppe Biasi si conclude con la sua morte
ad Adorno Micca nel 1945. Le sue tele, al di là dei
soggetti affrontati, dimostrano che si può stare
al centro dellarte pur non rientrando nei grandi circuiti
culturali o delle avanguardie."
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