Operatori turistici italiani

PERSONAGGI DI SARDEGNA
Politica

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ANTONIO
GRAMSCI

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Ales 1891
Roma 1937
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Antonio Gramsci nasce ad Ales in provincia di Cagliari il 23 gennaio 1891 da Francesco e Giuseppina Marcias. L'infanzia la trascorre in Sardegna. La famiglia Gramsci si trasferisce presto a Sorgono, in provincia di Nuoro. In questo periodo Antonio cade dalle braccia di una domestica, incidente che sarà poi messo in rapporto con la sua malformazione fisica.

 
 

Antonio frequenta le scuole elementari a Ghilarza. Per le precarie condizioni economiche della famiglia e le difficili condizioni di salute, quella di Gramsci non fu certo un'infanzia felice.

Così l'ha raccontata lui stesso in una delle sue famose "Lettere dal carcere": "Ho incominciato a lavorare da quando avevo undici anni, guadagnando ben nove lire al mese (ciò che del resto significava un chilo di pane al giorno) per dieci ore lavorative al giorno compresa la mattina della domenica e me la passavo a smuovere registri che pesavano più di me e molte notti piangevo di nascosto perché mi doleva tutto il corpo. Ho conosciuto quasi sempre solo l'aspetto più brutale della vita e me la sono sempre cavata, bene o male".

Nel 1905 Antonio frequenta le ultime tre classi ginnasiali a S. Lussurgiu. Comincia a leggere la stampa socialista che il fratello maggiore Gennaro gli invia da Torino dove si trovava per il servizio di leva.
Alla fine del ginnasio si trasferisce al liceo Dettori di Cagliari. Vive col fratello Gennaro, contabile alla fabbrica del ghiaccio, cassiere della Camera del lavoro e poi segretario della sezione socialista.

A questo periodo si possono far risalire anche le prime letture di Marx. Durante le vacanze svolge lavori di contabilità e dà lezioni private.
Tre anni dopo ottiene la licenza liceale.
Vinta una borsa di studio, si iscrive alla facoltà di lettere dell'Università di Torino.
Nei primi mesi di vita studentesca vive isolato e in gravi difficoltà materiali.

 
 

Si interessa agli studi di glottologia e svolge ricerche sulla lingua sarda.
E' in questo periodo che entra in contatto con il socialista Angelo Tasca e con Palmiro Togliatti con il quale svolge una ricerca sulla struttura sociale della Sardegna.
Le precarie condizioni di salute rendono difficoltoso lo studio. Riesce però a stabilire i primi contatti col movimento socialista torinese. E' probabile, ma non è accertato, che nell'autunno del 1913 si sia iscritto alla sezione socialista di Torino. Sicuramente ha cominciato in questi anni a collaborare al "Grido del popolo" e ha aderito ad un pubblico appello contro la politica protezionistica.

Nel 1915 giunge al termine la sua carriera universitaria, dopo aver frequentato il corso di filosofia teoretica di A. Pastore e aver dato l'esame di letteratura italiana. Da quel momento abbandona l'Università. Riprende invece la collaborazione al "Grido del popolo" e nel dicembre del 1915 entra a far parte della redazione torinese dell' "Avanti!". L'impegno politico e giornalistico aumenta di anno in anno. Sul giornale socialista firma una rubrica di costume, "Sotto la mole", mentre si cimenta anche come cronista teatrale. Nel frattempo tiene conferenze nei circoli operai torinesi su Romain Rolland, la Comune di Parigi, la Rivoluzione francese, Marx .

 
 

Nel settembre del 1917 diventa segretario della commissione esecutiva provvisoria della sezione socialista di Torino e diventa direttore de "Il grido del popolo".
Il 5 dicembre esce il primo numero dell'edizione torinese dell' "Avanti!". Redattore capo è Ottavio Pastore.
In redazione, oltre allo stesso Gramsci, Togliatti, Leonetti e Leo Galetto. L'impegno politico di Gramsci si fa sempre più importante.

Nell'aprile del 1919 svolge un'efficace propaganda socialista tra i soldati della Brigata Sassari inviati a Torino con compiti di ordine pubblico.

Con Tasca, Terracini e Togliatti decide di dar vita alla rassegna settimanale di cultura socialista "Ordine nuovo". Il primo numero esce il 1 maggio.

Il settimanale appoggerà in pieno la battaglia della Fiom torinese a favore del principio della costituzione dei consigli di fabbrica attraverso l'elezione dei commissari di reparto pubblicando "Il programma dei commissari di reparto".

 

La sezione socialista torinese nomina una commissione di studio sui consigli diretta da Togliatti e il congresso straordinario della Camera del lavoro di Torino approva una mozione favorevole ai consigli di fabbrica. Il problema è discusso dalle varie correnti socialiste.
L'anno seguente Gramsci e Togliatti vengono entrambi rieletti nella commissione esecutiva torinese del Psi.

Ma la spaccatura dalla quale nascerà il Partito Comunista è alle porte. Il 27 marzo del 1920 "Ordine nuovo" pubblica il manifesto "Per il congresso dei consigli di fabbrica. Agli operai e contadini di tutta Italia".
Il 28 marzo gli industriali torinesi proclamano la serrata. Il 13 aprile viene proclamato lo sciopero generale che il 24 si esaurisce con la sostanziale vittoria degli industriali. Il 23-28 giugno il congresso della Camera del lavoro di Torino approva la relazione di Tasca sui consigli di fabbrica e nei mesi successivi si sviluppa lo scontro tra Gramsci e Tasca sulla funzione e l'autonomia dei consigli. In settembre Gramsci partecipa al movimento per l'occupazione delle fabbriche e si reca anche a Milano. In ottobre si adopera per la fusione dei diversi gruppi (astensionista, comunista elezionista e di "educazione comunista") della sezione torinese del Psi e in novembre partecipa al congresso di Imola durante il quale si costituisce ufficialmente la frazione comunista del Psi. Esce l'ultimo numero del settimanale "Ordine nuovo". L'edizione torinese de l'"Avanti!" ne assume la testata e la direzione del nuovo quotidiano "l'Ordine nuovo", organo dei comunisti torinesi, è affidata proprio a Gramsci.

Il 1921 è l'anno della nascita del Partito Comunista. Al XVII Congresso del Partito Socialista a Livorno i delegati della frazione comunista deliberano la costituzione del Partito comunista d'Italia- Sezione della III Internazionale. Gramsci fa parte del comitato centrale.

Nel 1922, l'anno fatidico della marcia su Roma e della presa del potere da parte del fascismo, Gramsci viene designato a rappresentare il partito nel comitato esecutivo dell'Internazionale comunista. Nello stesso anno parte per l'Unione Sovietica e partecipa alla II Conferenza dell'esecutivo allargato dell'Internazionale comunista. L'anno successivo Gramsci è ancora a Mosca e il 3 dicembre viene inviato a Vienna dove ha il compito di mantenere i collegamenti tra il partito italiano e gli altri partiti comunisti europei. Compito di Gramsci è quello di ricostituire il gruppo dirigente del Partito Comunista in sintonia con i dettami della III Internazionale e in contrasto con BORDIGA.

Il 12 febbraio del 1924 esce a Milano, su indicazioni di Gramsci, l' "Unità". Eletto deputato nella circoscrizione del Veneto, il 12 maggio rientra in Italia. Dopo il delitto Matteotti, in giugno, Gramsci partecipa alle riunioni delle opposizioni parlamentari e propone un appello alle masse e lo sciopero generale. Nelle settimane successive conduce una campagna contro la passività e il legalitarismo dell'Aventino e per l'unità di tutte le forze operaie. In agosto la frazione dei "terzinternazionalisti" si scioglie e confluisce nel Pci. Gramsci è segretario generale.

Il 16 maggio 1925 pronuncia alla Camera un discorso contro il disegno di legge Mussolini-Rocco sulle associazioni segrete. Nonostante la situazione di illegalità (nel 1926 il fascismo aveva decretato la soppressione dei partiti e dei giornali di opposizione) Gramsci continua la sua attività in Italia, ignorando le insistenze della direzione del Pci che lo spinge ad andare all'estero.

L''8 novembre del 1926 Gramsci viene arrestato e rinchiuso a Regina Coeli in isolamento assoluto. Viene assegnato per cinque anni al confino di polizia. Il 7 dicembre giunge all'isola di Ustica dove abita in una casa privata con Bordiga e altri compagni e organizza una scuola tra i confinati.

 

Il 14 gennaio del 1927 il tribunale militare di Milano spicca un mandato di cattura contro Gramsci.

Il 20 gennaio Gramsci lascia Ustica diretto alle carceri di Milano: il viaggio dura 19 giorni. Rinchiuso a San Vittore non rinuncia a leggere e a studiare nonostante le limitazioni imposte dal regime carcerario.

L'11 maggio del 1928 parte per Roma in vagone cellulare insieme con altri compagni tra i quali Terracini. Il giorno seguente è rinchiuso a Regina Coeli.
Il 28 maggio inizia il processo e il 4 giugno Gramsci viene condannato a 20 anni, 4 mesi e 5 giorni di reclusione. Poiché soffre di uricemia cronica viene destinato alla casa penale speciale di Turi di Bari. Lascia Roma in traduzione ordinaria e il viaggio dura dodici giorni.

In dicembre Gramsci è colpito da un grave attacco di uricemia. L'anno seguente ottiene il permesso di scrivere in cella.

 
 

L'8 febbraio comincia a stendere note e appunti nel primo dei "quaderni" che saranno ventuno nel 1933 quando lascerà Turi per Civitavecchia e complessivamente 33 nel 1937.
Riceve la visita del fratello Carlo e ha frequenti colloqui con Tatiana (la cognata che ha con lui un rapporto molto fraterno) la quale, nel frattempo, si è trasferita da Roma a Turi.

Nel giugno del 1930 riceve in carcere il fratello Gennaro inviato da Togliatti per metterlo al corrente sui contrasti interni al gruppo dirigente del partito e sull'espulsione di Leonetti, Tresso e Ravazzoli. Verso la fine dell'anno arrivano a Turi alcuni compagni di partito che si uniscono a quelli già presenti nella casa di pena. Con tutti loro inizia un ciclo organico di discussioni sui temi: gli intellettuali e il partito, il problema militare e il partito, la Costituente. Nel 1928-'29 l'Internazionale comunista aveva abbandonato la tattica del "fronte unico" e aveva annunciato la fine della stabilizzazione relativa del capitalismo indicando nella socialdemocrazia una punta avanzata della reazione. Il Pci aveva aderito a tali posizioni e previsto in Italia una radicalizzazione della lotta di classe e la fine imminente del regime fascista. Le posizioni di Gramsci (che suggerisce invece la parola d'ordine di un periodo intermedio) provocano la reazione di alcuni compagni. Gramsci sospende le discussioni in carcere.

Nel 1932 viene prospettata la possibilità di uno scambio di prigionieri politici tra l'Urss e l'Italia, ma il progetto non passa. Tatiana, all'insaputa di Gramsci, presenta al capo del Governo la richiesta perché venga visitato in carcere da un medico di fiducia.
Nonostante il regime di isolamento, Gramsci riprende le conversazioni con alcuni compagni (Sandro Pertini, A. Fontana, G. Trombetti). Il 30 dicembre muore a Ghilarza la madre, ma la notizia gli viene nascosta per le sue gravi condizioni di salute. Il 20 marzo viene visitato in carcere dal professor Arcangeli, il quale formula una diagnosi estremamente allarmante. Il giudizio del medico viene pubblicato da "L'Humanité" e a Parigi si costituisce un comitato per la liberazione di Gramsci e delle vittime del fascismo, comitato di cui fanno parte Rolland, Barbuse e altri intellettuali di fama internazionale. In luglio Gramsci chiede a Tatiana di avviare la pratica per il suo trasferimento all'infermeria di un altro carcere. In ottobre, viene accolta la richiesta e la polizia sceglie come nuova destinazione la clinica del dottor Cusumano a Formia. Il 19 novembre Gramsci lascia Turi di Bari, transita dal carcere di Civitavecchia e giunge a Formia il 7 dicembre.

Nel luglio del '34 Gramsci rinnova la domanda per essere trasferito ad altra clinica. All'estero riprende con vigore la campagna per la sua liberazione. In ottobre inoltra la domanda per la libertà condizionale che gli viene concessa il 25 ottobre. Chiede ancora il trasferimento ad altra clinica, ma solo il 25 agosto può lasciare Formia per essere ricoverato alla clinica Quisisana di Roma diretta dal professor Puccinelli.

Nell'aprile del '37 scade il periodo della libertà condizionale e Gramsci è libero. Progetta di andare in Sardegna per ristabilirsi in salute.
Ma la sera del 25 ha una crisi improvvisa e fatale. E' colpito da emorragia cerebrale e muore due giorni dopo, il 27 aprile.
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Il pensiero politico e filosofico di Gramsci, nonostante prima del carcere avesse già pubblicato alcuni scritti (raccolti poi nei volumi "L'ordine nuovo", 1954, "Scritti giovanili", 1958, "Sotto la mole", 1960, "Socialismo e fascismo", 1966, "La costruzione del partito comunista", 1971), è concentrato fondamentalmente nelle "Lettere dal carcere" e nei "Quaderni", raccolte postume dei vari scritti redatti da Gramsci in cella. Manca quindi un rigore e una metodicità nello sviluppo del pensiero gramsciano, elaborato in modo molto frammentario data la situazione nella quale è stato sviluppato. Il materiale dei 33 quaderni scritti dal carcere è stato poi ordinato in 6 volumi che affrontano con un certo ordine le grandi tematiche del pensatore comunista: "Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce" (1948), "Gli intellettuali e l'organizzazione della cultura" (1949), "Il Risorgimento" (1949), "Note sul Machiavelli, sulla politica e sullo stato moderno" (1949), "Letteratura e vita nazionale" (1950), "Passato e presente" (1951).
L'opera di Gramsci ha esercitato una vasta influenza culturale anche al di fuori dell'ambito marxista. La sua ricerca dapprima si orientò lungo un asse che doveva proporre una rilettura della tradizione, da De Sanctis a Labriola a Croce, coniugando il materialismo storico con la dialettica hegeliana. Presto fu però evidente il suo rifiuto dell'intuizionismo crociano, per il recupero di una nozione di "forma" desanctisiana come rapporto tra creazione letteraria e mondo etico-sociale. Da ciò, e dal collegamento di tale rapporto con le strutture storico-economiche della società, deriva una sorta di sociologia marxista della cultura che ha improntato per alcuni decenni il dibattito intellettuale della sinistra italiana. In particolare, Gramsci ha posto l'accento sull'"esigenza di dare una direzione intellettuale e culturale al movimento operaio"
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Il testo pubblicato in questa pagina è parte dell' articolo di Paolo Avanti che può essere letto nella sua versione integrale cliccando sul bottone
 

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