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PERSONAGGI DI SARDEGNA
Politica
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ANTONIO
GRAMSCI
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Antonio Gramsci nasce ad Ales in provincia di Cagliari
il 23 gennaio 1891 da Francesco e Giuseppina Marcias. L'infanzia
la trascorre in Sardegna. La famiglia Gramsci si trasferisce
presto a Sorgono, in provincia di Nuoro. In questo periodo
Antonio cade dalle braccia di una domestica, incidente che
sarà poi messo in rapporto con la sua malformazione
fisica.
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Antonio
frequenta le scuole elementari a Ghilarza. Per le precarie
condizioni economiche della famiglia e le difficili condizioni
di salute, quella di Gramsci non fu certo un'infanzia felice.
Così l'ha raccontata lui stesso in una delle sue
famose "Lettere dal carcere": "Ho
incominciato a lavorare da quando avevo undici anni, guadagnando
ben nove lire al mese (ciò che del resto significava
un chilo di pane al giorno) per dieci ore lavorative al
giorno compresa la mattina della domenica e me la passavo
a smuovere registri che pesavano più di me e molte
notti piangevo di nascosto perché mi doleva tutto
il corpo. Ho conosciuto quasi sempre solo l'aspetto più
brutale della vita e me la sono sempre cavata, bene o male".
Nel 1905 Antonio frequenta le ultime tre classi ginnasiali
a S. Lussurgiu. Comincia a leggere la stampa socialista
che il fratello maggiore Gennaro gli invia da Torino dove
si trovava per il servizio di leva.
Alla fine del ginnasio si trasferisce al liceo Dettori di
Cagliari. Vive col fratello Gennaro, contabile alla fabbrica
del ghiaccio, cassiere della Camera del lavoro e poi segretario
della sezione socialista.
A questo periodo si possono far risalire anche le prime
letture di Marx. Durante le vacanze svolge lavori di contabilità
e dà lezioni private.
Tre anni dopo ottiene la licenza liceale.
Vinta una borsa di studio, si iscrive alla facoltà
di lettere dell'Università di Torino.
Nei primi mesi di vita studentesca vive isolato e in gravi
difficoltà materiali.
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Si interessa
agli studi di glottologia e svolge ricerche sulla lingua
sarda.
E' in questo periodo che entra in contatto con il socialista
Angelo Tasca e con Palmiro Togliatti con il quale svolge
una ricerca sulla struttura sociale della Sardegna.
Le precarie condizioni di salute rendono difficoltoso lo
studio. Riesce però a stabilire i primi contatti
col movimento socialista torinese. E' probabile, ma non
è accertato, che nell'autunno del 1913 si sia iscritto
alla sezione socialista di Torino. Sicuramente ha cominciato
in questi anni a collaborare al "Grido del popolo"
e ha aderito ad un pubblico appello contro la politica protezionistica.
Nel 1915 giunge al termine la sua carriera universitaria,
dopo aver frequentato il corso di filosofia teoretica di
A. Pastore e aver dato l'esame di letteratura italiana.
Da quel momento abbandona l'Università. Riprende
invece la collaborazione al "Grido del popolo"
e nel dicembre del 1915 entra a far parte della redazione
torinese dell' "Avanti!". L'impegno politico e
giornalistico aumenta di anno in anno. Sul giornale socialista
firma una rubrica di costume, "Sotto la mole",
mentre si cimenta anche come cronista teatrale. Nel frattempo
tiene conferenze nei circoli operai torinesi su Romain Rolland,
la Comune di Parigi, la Rivoluzione francese, Marx .
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Nel settembre
del 1917 diventa segretario della commissione esecutiva
provvisoria della sezione socialista di Torino e diventa
direttore de "Il grido del popolo".
Il 5 dicembre esce il primo numero dell'edizione torinese
dell' "Avanti!". Redattore capo è Ottavio
Pastore.
In redazione, oltre allo stesso Gramsci, Togliatti, Leonetti
e Leo Galetto. L'impegno politico di Gramsci si fa sempre
più importante.
Nell'aprile del 1919 svolge un'efficace propaganda socialista
tra i soldati della Brigata Sassari inviati a Torino con
compiti di ordine pubblico.
Con Tasca, Terracini e Togliatti decide di dar vita alla
rassegna settimanale di cultura socialista "Ordine
nuovo". Il primo numero esce il 1 maggio.
Il settimanale appoggerà in pieno la battaglia della
Fiom torinese a favore del principio della costituzione
dei consigli di fabbrica attraverso l'elezione dei commissari
di reparto pubblicando "Il programma dei commissari
di reparto".
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La sezione socialista torinese nomina una commissione
di studio sui consigli diretta da Togliatti e il congresso
straordinario della Camera del lavoro di Torino approva
una mozione favorevole ai consigli di fabbrica. Il
problema è discusso dalle varie correnti socialiste.
L'anno seguente Gramsci e Togliatti vengono entrambi
rieletti nella commissione esecutiva torinese del
Psi.
Ma la spaccatura dalla quale nascerà il Partito
Comunista è alle porte. Il 27 marzo del 1920
"Ordine nuovo" pubblica il manifesto "Per
il congresso dei consigli di fabbrica. Agli operai
e contadini di tutta Italia".
Il 28 marzo gli industriali torinesi proclamano la
serrata. Il 13 aprile viene proclamato lo sciopero
generale che il 24 si esaurisce con la sostanziale
vittoria degli industriali. Il 23-28 giugno il congresso
della Camera del lavoro di Torino approva la relazione
di Tasca sui consigli di fabbrica e nei mesi successivi
si sviluppa lo scontro tra Gramsci e Tasca sulla funzione
e l'autonomia dei consigli. In settembre Gramsci partecipa
al movimento per l'occupazione delle fabbriche e si
reca anche a Milano. In ottobre si adopera per la
fusione dei diversi gruppi (astensionista, comunista
elezionista e di "educazione comunista")
della sezione torinese del Psi e in novembre partecipa
al congresso di Imola durante il quale si costituisce
ufficialmente la frazione comunista del Psi. Esce
l'ultimo numero del settimanale "Ordine nuovo".
L'edizione torinese de l'"Avanti!" ne assume
la testata e la direzione del nuovo quotidiano "l'Ordine
nuovo", organo dei comunisti torinesi, è
affidata proprio a Gramsci.
Il 1921 è l'anno della nascita del Partito
Comunista. Al XVII Congresso del Partito Socialista
a Livorno i delegati della frazione comunista deliberano
la costituzione del Partito comunista d'Italia- Sezione
della III Internazionale. Gramsci fa parte del comitato
centrale.
Nel 1922, l'anno fatidico della marcia su Roma e della
presa del potere da parte del fascismo, Gramsci viene
designato a rappresentare il partito nel comitato
esecutivo dell'Internazionale comunista. Nello stesso
anno parte per l'Unione Sovietica e partecipa alla
II Conferenza dell'esecutivo allargato dell'Internazionale
comunista. L'anno successivo Gramsci è ancora
a Mosca e il 3 dicembre viene inviato a Vienna dove
ha il compito di mantenere i collegamenti tra il partito
italiano e gli altri partiti comunisti europei. Compito
di Gramsci è quello di ricostituire il gruppo
dirigente del Partito Comunista in sintonia con i
dettami della III Internazionale e in contrasto con
BORDIGA.
Il 12 febbraio del 1924 esce a Milano, su indicazioni
di Gramsci, l' "Unità". Eletto deputato
nella circoscrizione del Veneto, il 12 maggio rientra
in Italia. Dopo il delitto Matteotti, in giugno, Gramsci
partecipa alle riunioni delle opposizioni parlamentari
e propone un appello alle masse e lo sciopero generale.
Nelle settimane successive conduce una campagna contro
la passività e il legalitarismo dell'Aventino
e per l'unità di tutte le forze operaie. In
agosto la frazione dei "terzinternazionalisti"
si scioglie e confluisce nel Pci. Gramsci è
segretario generale.
Il 16 maggio 1925 pronuncia alla Camera un discorso
contro il disegno di legge Mussolini-Rocco sulle associazioni
segrete. Nonostante la situazione di illegalità
(nel 1926 il fascismo aveva decretato la soppressione
dei partiti e dei giornali di opposizione) Gramsci
continua la sua attività in Italia, ignorando
le insistenze della direzione del Pci che lo spinge
ad andare all'estero.
L''8 novembre del 1926 Gramsci viene arrestato e rinchiuso
a Regina Coeli in isolamento assoluto. Viene assegnato
per cinque anni al confino di polizia. Il 7 dicembre
giunge all'isola di Ustica dove abita in una casa
privata con Bordiga e altri compagni e organizza una
scuola tra i confinati.
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Il 14
gennaio del 1927 il tribunale militare di Milano spicca
un mandato di cattura contro Gramsci.
Il 20 gennaio Gramsci lascia Ustica diretto alle carceri
di Milano: il viaggio dura 19 giorni. Rinchiuso a San Vittore
non rinuncia a leggere e a studiare nonostante le limitazioni
imposte dal regime carcerario.
L'11 maggio del 1928 parte per Roma in vagone cellulare
insieme con altri compagni tra i quali Terracini. Il giorno
seguente è rinchiuso a Regina Coeli.
Il 28 maggio inizia il processo e il 4 giugno Gramsci viene
condannato a 20 anni, 4 mesi e 5 giorni di reclusione. Poiché
soffre di uricemia cronica viene destinato alla casa penale
speciale di Turi di Bari. Lascia Roma in traduzione ordinaria
e il viaggio dura dodici giorni.
In dicembre Gramsci è colpito da un grave attacco
di uricemia. L'anno seguente ottiene il permesso di scrivere
in cella.
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L'8 febbraio
comincia a stendere note e appunti nel primo dei "quaderni"
che saranno ventuno nel 1933 quando lascerà Turi
per Civitavecchia e complessivamente 33 nel 1937.
Riceve la visita del fratello Carlo e ha frequenti colloqui
con Tatiana (la cognata che ha con lui un rapporto molto
fraterno) la quale, nel frattempo, si è trasferita
da Roma a Turi.
Nel giugno del 1930 riceve in carcere il fratello Gennaro
inviato da Togliatti per metterlo al corrente sui contrasti
interni al gruppo dirigente del partito e sull'espulsione
di Leonetti, Tresso e Ravazzoli. Verso la fine dell'anno
arrivano a Turi alcuni compagni di partito che si uniscono
a quelli già presenti nella casa di pena. Con tutti
loro inizia un ciclo organico di discussioni sui temi: gli
intellettuali e il partito, il problema militare e il partito,
la Costituente. Nel 1928-'29 l'Internazionale comunista
aveva abbandonato la tattica del "fronte unico"
e aveva annunciato la fine della stabilizzazione relativa
del capitalismo indicando nella socialdemocrazia una punta
avanzata della reazione. Il Pci aveva aderito a tali posizioni
e previsto in Italia una radicalizzazione della lotta di
classe e la fine imminente del regime fascista. Le posizioni
di Gramsci (che suggerisce invece la parola d'ordine di
un periodo intermedio) provocano la reazione di alcuni compagni.
Gramsci sospende le discussioni in carcere.
Nel 1932 viene prospettata la possibilità di uno
scambio di prigionieri politici tra l'Urss e l'Italia, ma
il progetto non passa. Tatiana, all'insaputa di Gramsci,
presenta al capo del Governo la richiesta perché
venga visitato in carcere da un medico di fiducia.
Nonostante il regime di isolamento, Gramsci riprende le
conversazioni con alcuni compagni (Sandro Pertini, A. Fontana,
G. Trombetti). Il 30 dicembre muore a Ghilarza la madre,
ma la notizia gli viene nascosta per le sue gravi condizioni
di salute. Il 20 marzo viene visitato in carcere dal professor
Arcangeli, il quale formula una diagnosi estremamente allarmante.
Il giudizio del medico viene pubblicato da "L'Humanité"
e a Parigi si costituisce un comitato per la liberazione
di Gramsci e delle vittime del fascismo, comitato di cui
fanno parte Rolland, Barbuse e altri intellettuali di fama
internazionale. In luglio Gramsci chiede a Tatiana di avviare
la pratica per il suo trasferimento all'infermeria di un
altro carcere. In ottobre, viene accolta la richiesta e
la polizia sceglie come nuova destinazione la clinica del
dottor Cusumano a Formia. Il 19 novembre Gramsci lascia
Turi di Bari, transita dal carcere di Civitavecchia e giunge
a Formia il 7 dicembre.
Nel luglio del '34 Gramsci rinnova la domanda per essere
trasferito ad altra clinica. All'estero riprende con vigore
la campagna per la sua liberazione. In ottobre inoltra la
domanda per la libertà condizionale che gli viene
concessa il 25 ottobre. Chiede ancora il trasferimento ad
altra clinica, ma solo il 25 agosto può lasciare
Formia per essere ricoverato alla clinica Quisisana di Roma
diretta dal professor Puccinelli.
Nell'aprile del '37 scade il periodo della libertà
condizionale e Gramsci è libero. Progetta di andare
in Sardegna per ristabilirsi in salute.
Ma la sera del 25 ha una crisi improvvisa e fatale. E' colpito
da emorragia cerebrale e muore due giorni dopo, il 27 aprile.
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Il pensiero politico e filosofico
di Gramsci, nonostante prima del carcere avesse già
pubblicato alcuni scritti (raccolti poi nei volumi "L'ordine
nuovo", 1954, "Scritti giovanili", 1958,
"Sotto la mole", 1960, "Socialismo e fascismo",
1966, "La costruzione del partito comunista",
1971), è concentrato fondamentalmente nelle "Lettere
dal carcere" e nei "Quaderni", raccolte postume
dei vari scritti redatti da Gramsci in cella. Manca quindi
un rigore e una metodicità nello sviluppo del pensiero
gramsciano, elaborato in modo molto frammentario data la
situazione nella quale è stato sviluppato. Il materiale
dei 33 quaderni scritti dal carcere è stato poi ordinato
in 6 volumi che affrontano con un certo ordine le grandi
tematiche del pensatore comunista: "Il materialismo
storico e la filosofia di Benedetto Croce" (1948),
"Gli intellettuali e l'organizzazione della cultura"
(1949), "Il Risorgimento" (1949), "Note sul
Machiavelli, sulla politica e sullo stato moderno"
(1949), "Letteratura e vita nazionale" (1950),
"Passato e presente" (1951).
L'opera di Gramsci ha esercitato una vasta influenza culturale
anche al di fuori dell'ambito marxista. La sua ricerca dapprima
si orientò lungo un asse che doveva proporre una
rilettura della tradizione, da De Sanctis a Labriola a Croce,
coniugando il materialismo storico con la dialettica hegeliana.
Presto fu però evidente il suo rifiuto dell'intuizionismo
crociano, per il recupero di una nozione di "forma"
desanctisiana come rapporto tra creazione letteraria e mondo
etico-sociale. Da ciò, e dal collegamento di tale
rapporto con le strutture storico-economiche della società,
deriva una sorta di sociologia marxista della cultura che
ha improntato per alcuni decenni il dibattito intellettuale
della sinistra italiana. In particolare, Gramsci ha posto
l'accento sull'"esigenza di dare una direzione intellettuale
e culturale al movimento operaio".
Il
testo pubblicato in questa pagina è parte dell'
articolo di Paolo Avanti
che può essere letto nella sua versione integrale
cliccando sul bottone

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