Operatori turistici italiani

L' ARTE IN SARDEGNA
Scultura

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COSTANTINO
NIVOLA

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Orani (NU) 1911
Long Island (USA) 1988
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Inaugurato nel Giugno del 1995, Il Museo Nivola sorge a sud-est di Orani. Il complesso, progettato dall'architetto Umberto Floris e dall'architetto Peter Chermayeff, è situato sul fianco della collina denominata Su Cantaru e si affaccia sull'abitato, dominando un panorama di grande suggestione. Consta attualmente di tre ambiti: gli spazi esterni, il grande ambiente chiuso dell'ex lavatoio e gli uffici.

Le opere esposte documentano tappe significative del percorso artistico di Costantino Nivola, uno degli scultori più originalmente creativi del nostro tempo, e il rapporto, mai interrotto, con la cultura della sua terra di origine.

Ugo Collu, presidente della Fondazione Costantino Nivola, nel presentare l' artista, scrive nel sito del museo:

"Il nome di Costantino Nivola si unisce a quello di altri eccellenti personaggi cui Nuoro e la Barbagia hanno dato i natali: Francesco Ciusa, Antonio Ballero, Mario Delitala, Sebastiano Satta, Grazia Deledda, Salvatore Satta, Salvatore Cambosu, per non citarne che alcuni. E si unisce con particolare merito: l'origine modesta e la vita riservata ne esaltano vieppiù le doti artistiche e l'impegno morale. Fuori da ogni provincialismo e localismo, perché Nivola ha colto ed esaltato forme e significati che interpellano alla radice l'uomo in quanto tale. Chi lo ha conosciuto sa che era uomo semplice e schivo, piuttosto taciturno, un poco rude nelle sue espressioni laconiche e tassative che sembravano provenire da un profondo silenzio e da una assorta meditazione. Ma, nel contempo, egli era capace di slanci sublimi e di pensosa interiorità. Genuino e sognatore, a volte era irruente e istintivo. Un po' diffidente verso gli adulti, amava i bambini e desiderava arrestare la vita all'infanzia. Difficile da capire se non se ne conosce la terra d'origine. Difficile da capire il suo carattere, e soprattutto l'opera.

La sua infanzia fu povera in un paesino della Barbagia. Il padre lo avrebbe voluto con sé come muratore. Ma a lui piaceva disegnare, e non era facile accontentarlo. Per la famiglia era un lusso anche l'acquisto di un album da disegno. Per questo egli dipingeva dove gli capitava: sulle pietre, per strada, sui gradini di casa, sui muri. Intorno aveva una natura vergine: rocce di granito, terra rosa e talco, e le forme materiali più strane, scolpite dal vento a popolare sogni e immaginazione. L'infanzia in quella terra e in quella famiglia è la chiave di comprensione della sua opera. Tutto ritorna dall'infanzia e da quello sguardo di bambino sempre stupito di fronte alla natura e alla vita che lo circondava. Si pensi al rito del pane. La madre lo celebrava per il suo incanto. La casa si riempiva di profumo. Il pane per la festa assume in Sardegna significati quasi religiosi e viene confezionato nelle forme più eleganti: vere opere d'arte. Le mani delle nostre donne lo lavorano all'alba con le amiche del vicinato e vi disegnano con naturalezza ricami preziosi.

Molti di noi hanno visto Costantino Nivola impastare la creta con gli stessi gesti con cui la madre modellava il pane per la festa. Un gesto esemplare, quasi mitico, da ripetere insieme nei momenti più solenni per abbellire e godere la vita. Le Terrecotte di Nivola provengono da quei gesti ancestrali: sia i Letti che le Spiagge. Il letto come nido di riposo, di difesa dalla fatica del vivere logorante nelle campagne arse, e insieme come teatro delle emozioni più intense dell'uomo: l'amore, la solitudine, i sogni. Il letto come luogo della riflessione e della speranza. Nei Letti quindi è declinata tutta la gamma di questi sentimenti: dalle figure che appena vi si notano; come inghiottite dentro, a quelle che vi debordano nella loro prorompente presenza, sedute, in ginocchio, pensose o intente ad amarsi nel trionfo della più naturale sensualità.

 
 

Dagli stessi gesti provengono le Spiagge. Costantino le plasmava guardando altrove, conversando o canticchiando. Come se ripetesse un gesto familiare, connaturato al proprio essere. Le spiagge sono sempre deserte nelle prime formelle. Vi si intravedono uomini solo in acqua, piccoli puntini tutt'uno col mare. Fuori, la sabbia uguale e incontaminata. Era il mare della sua infanzia. Sola natura trionfante. Le ultime spiagge sono altra cosa. Il mare quasi scompare. In primo piano un car-naio inquietante e aggrovigliato, sulla

 
 

  spiaggia solo corpi nudi che coprono ossessivamente una natura che non c'è più.

Nivola non nascondeva il doloroso disincanto per quel mondo perduto, per quella che considerava ormai una ex natura. I corpi sulla spiaggia come le macchine ammucchiate su vari piani per le strade: non era più umanità quella. Tutto in Nivola ritorna dall'infanzia.

 
 

La signora Ruth racconta come solo istintivamente inventasse quella che poi è diventata la tecnica del sand-casting. Giocando coi bambini sulle spiagge di Long Island si divertiva a lasciare robuste impronte dei piedi sulla sabbia e poi a gettarvi cemento. Con questa tecnica ha prodotto quei mirabili pannelli che decorano il lungo corridoio dell'Università di Harvard. Una tecnica originalissima e non certo casuale. Vi si fondono le sue esperienze di bambino che aiuta il padre muratore, il suo intento di rendere quasi sacerdotale il modesto mestiere del padre e lo spirito ludico che non lo ha mai abbandonato. Tutti ingredienti di un'infanzia che ha sempre trattenuto dentro. Ma soprattutto la donna e la madre, Nivola riempie della più sublime considerazione, fino a farne la forma assoluta, pura idea. E' lei la regola e il governo, lei il segreto della vita. Il maschio è multiforme e complesso, perché gli manca questa virtù originaria. Per esprimere la tortuosità Nivola ricorre al cubismo. Le forme che rappresentano la madre, invece, sono così rarefatte da rasentare il metafisico. La materialità è come sublimata: resta il segno del ventre fecondato, il seno, e quella apertura di tutto il suo essere in un abbraccio rassicurante. E' accoglienza calda, protezione e liberazione: è ali per il volo dei figli e nido per il loro ritorno. E' l'uno, il semplice, l'origine. Resta un solo termine per definirla: sovrumana. E sovrumana è la visione che la rappresenta. Una materia pesantissima che diventa un'ostia di luce. E' sua madre. l'archetipo della Madre mediterranea e la madre di tutto.
Pochi finora hanno notato in profondità l'impegno morale profuso da Nivola nella sua opera artistica. La vicenda personale, che lo ha costretto a migrazione continua, ne ha fatto un cittadino senza patria, straniero anche in casa, ma in compenso aperto ad un'umanità piena e planetaria. La reductio dell'umanità ad unum con la figura archetipica della Magna Mater esige un'unica razza, quella umana, e l'abbattimento degli steccati ideologici e geografici. si tratta di una fraternità universale sostenuta dall'inconscio collettivo e dal patrimonio di risorse morali presenti nella tradizione mediterranea. L'orizzonte è quello di una religiosità laica comune al di là dei dogmi e delle differenze delle fedi. Nivola pensava il mondo come una grande comunità. Così lo avrebbe voluto: solidale, partecipe e pacifico. Per questo mostrava un crescente fastidio nei confronti di un progresso che andava sempre più smarrendo la centralità dell'uomo.

La tecnologia che da serva diventa padrona, città ormai preda del rumore e ingorgata a tal punto dalle auto da respingere la presenza dell'uomo: gli ultimi suoi lavori su New York testimoniano la drammaticità di questa perdita di del centro: i grattacieli accostati a formare profonde e strette voragini e, dentro, le auto, i pullman, i tram accatastati e aggrovigliati in un agglomerato di materia fredda e informe. sembra il mondo prima di evolversi verso il cosmo: puro caso. Il frutto di una civiltà diretta dal puro fare e sempre più svuotata dell'essere. Riguadagnare il centro: gli elementi magistrali di questo richiamo si trovano nelle originalissime piazze da lui realizzate.



Per tutte, la piazza che il Comune di Nuoro ha dedicato al suo poeta più celebrato, Sebastiano Satta. Essa è uno spazio-oasi incuneato nella confusione della città, soffocata, come tutte le città, dai rumori e dal traffico. Uno spazio di architettura critica e innovativa. I massi di granito sorgono dalla terra e disegnano spazi irregolari di incontro: essi sembrano ripetere una liturgia antica e desueta di conversazione e di solidarietà. Questi monoliti richiamano tempi e divinità ancestrali, personaggi di forza e di saggezza. L'effetto straordinario di questa piazza sta certamente nella perfetta integrazione dei suoi elementi nella totalità del paesaggio: alzando gli occhi, un contorno di montagne granitiche vi si congiunge con grande efficacia stilistica.

Ma il messaggio ancora più profondo e quasi ascetico riporta il pensiero ad un altro modo di vita: quello spazio si colloca così come nucleo simbolico di contrasto e di orientamento verso una dimensione comunitaria dell'abitare la città. Nella stessa direzione il piano di recupero urbanistico di Orani pubblicato sulla rivista "Interiors" nel 1953. "Orani pergolato" - così era denominato il progetto - è per il momento solo un'idea formidabile nei valori che tende a proteggere e a diffondere. Il pergolato come prolungamento della casa e come luogo dove incontrarsi nella quiete e al fresco: strumento per la ricostruzione dei vicinati, dove esporsi al dialogo comunitario e in cui dissolvere gli acidi di una vita impermeabile e autistica. In quest'arte, natura e cultura si incontrano alla pari. Nivola sembra realizzare in scioltezza la loro connessione, per scelta radicale. Tutta la sua estetica soggiace all'etica dell'ambiente. La natura così non è ciò che l'uomo ha, ma ciò che l'uomo è. Non ci appartiene: piuttosto le apparteniamo come al grembo della Grande Madre.


La natura è quindi sacra per Nivola; è la vera fonte dell'arte. Da lei il nutrimento dell'intuizione e da lei i materiali semplici e reali di un'arte ontologicamente resistente.

In questo senso Nivola è un antimoderno, un sopravvissuto del rinascimento animistico che professa l'inseparabilità di soggetto e oggetto e coglie l'essenza e il vero solo nella totalità. Cogliere la propria singolarità nel contesto dell'umanità è impresa difficile nel nostro tempo, malato di localismo o di universalismo. Il processo ottimale di maturazione intellettuale procedeva ancora pochi decenni or sono, per cerchi concentrici, dal villaggio di appartenenza verso la consapevolezza dell'unità morale dell'umanità. La comunicazione elettrica e telematica, eliminando le distanze spaziali e contraendo il pianeta, ha quasi rovesciato tale processo. La prima consapevolezza oggi è quella di uno spazio totale che solo nei più avveduti poi muove verso dove si è, ai luoghi del nascere e dell'abitare che premono nell'inconscio. Senza questa compenetrazione fra l'abitare e l'essere non si può parlare di identità personale, intellettuale e artistica. compenetrazione che Nivola ha realizzato esemplarmente.

I nutrimenti culturali dell'infanzia operano in lui come linfa in tutto l'arco della sua produzione. In qualche maniera, si può dire, la sua arte parla sardo. I riferimenti etici, le risonanze e le intonazioni della sua poetica sono sardi o perlomeno riscontrabili in quella civiltà mediterranea entro cui la civiltà sarda è immersa. Un pugno di valori semplici, materiali e spirituali, la cui eclisse è alla base della crisi morale del nostro tempo, vengono proposti da Nivola come memoria ancestrale e insieme come fermento utopico di terapia planetaria.

Un vero progetto per il futuro. La rievocazione del lavoro e della fatica, la rappresentazione dell'eros e la sofferenza nei molteplici volti, la sintesi delle divinità umane (la madre, la famiglia, i mestieri), l'esaltazione dei materiali umili e sani (sabbia, creta, cemento, bronzo, legno...): sono indicazioni di una nuova segnaletica per l'orientamento dell'uomo.

E' così che Costantino Nivola è insieme e inscindibilmente figlio di Orani e del mondo intero, uomo fermo nelle sue radici e per questo capace di apertura e disponibilità planetaria. L'arte è libertà, ma deve essere anche bene. Più volte Nivola ripeteva che il suo intento, soprattutto per la produzione destinata al pubblico, era quello di trasmettere gioia e buoni sentimenti. Sentiva quindi un dovere e una responsabilità nei confronti dei contemporanei, ascoltava un daimònion che gli suggeriva limiti e gli apriva orizzonti di senso. Bellezza e Bene non devono andare disgiunti. Per questo, sostando un poco di più davanti alla sua opera, si può rintracciare un disegno di filosofia visiva neppure tanto nascosto, Un universo di fondamenti e di significati offerti come intelaiature per la ripresa verso una nuova umanità: una farmacia di principi contro le malattie del pregiudizio, dell'individualismo, del tecnologismo, del consumismo e del relativismo nihilistico, figli tutti del tardo capitalismo.

Biografia

Costantino "Titinu" Nivola nasce ad Orani (Nu) il 5 Luglio 1911.

1926. Si trasferisce a Sassari. Lavora con il pittore Mario Delitala come garzone e apprendista negli affreschi dell'Aula Magna dell'Università di Sassari.

1931. Si trasferisce a Monza dove frequenta l'Istituto Superiore per le Industrie Artistiche, grazie a una borsa di studio. Tra i suoi insegnanti ci sono Marino Marini, De Grada, Semeghini, gli architetti Pagano, Persico, il grafico Nizzoli.

1932. Partecipa con delle xilografie ad alcune mostre sindacali in Sardegna. A Milano collabora con Giovanni Pintori alla mostra dell'Aeronautica Italiana. Si reca a Parigi, dove conosce Emilio Lussu.

1934. A Nuoro partecipa ad una mostra con Giovanni Pintori e Salvatore Fancello; lo scarso successo convince i tre artisti che il loro futuro è fuori dalla Sardegna. Incontra Ruth Guggenheim, anch'essa studentessa all'Istituto d'Arte di Monza, che sposerà nel 1938.

1936. Si diploma all'I.S.I.A. di Monza, specializzandosi in grafica pubblicitaria. Partecipa alla IV Triennale Milanese con l'esposizione di pannelli murali. Viene assunto alla Olivetti di Milano.

1937. Diventa direttore della sezione grafica della Olivetti. A Parigi partecipa all'Esposizione Mondiale con dei murali per il Padiglione Italiano. Viene coinvolto nella stesura del Piano regolatore della Valle d'Aosta.

1938. Sposa Ruth Guggenheim e con lei si trasferisce a Parigi per evitare le persecuzioni fasciste. Conosce Giorgio de Chirico.

1939. Costantino e Ruth sono a New York dove frequentano l'ambiente antifascista italiano.

1940. Si stabilisce nel Greenwich Village di New York dove la temperie della scena artistica newyorkese sta cambiando rapidamente con l'arrivo degli artisti europei rifugiati.

1941. Diventa art director della rivista di architettura "Interiors and Industrial Design" (che diventerà di lì a poco "Progressive Architecture") incarico che ricoprirà per sei anni. Contestualmente è art director per la rivista femminile "You".

1942. Espone con Saul Steinberg in una collettiva alla Betty Parson Gallery di New York.

1944. Espone dipinti e sculture in una mostra con Saul Steinberg alla Wakefield Gallery di New York. Nasce il figlio Pietro.

1946. Conosce Le Corbusier, questi dipinge per circa due anni nel suo studio.

1947. Nasce la figlia Chiara.

1948. Compra una casa a East Hampton, Long Island, e ciò rafforza il suo legame con quel gruppo di artisti americani che aveva scelto di isolarsi nella parte orientale di Long Island, e tra questi Jackson Pollock, Ibram Lassaw, James Brooks, John Little, Hans Namuth.

1949. Inventa una nuova tecnica di fusione per le sculture a bassorilievo (sand-cast).

1950/51. In una personale alla Tibor de Nagy Gallery di New York, espone delle sculture molto simili a Totem eseguite con questa tecnica. Partecipa alla Quadriennale di Roma. Trasforma il giardino della sua casa di Long Island in "casa-giardino" con l'aiuto dell'arch. Bernard Rudofski. Sperimenta le prime applicazioni all'architettura della tecnica "sand-casting".

1953. Con il "sand casting" realizza un bassorilievo per la filiale della Olivetti di New York. progetta "Orani pergolato" un piano di recupero urbanistico del suo paese natale, che viene pubblicato sulla rivista "Interiors".

1954/55. Riceve la commissione di disegnare un monumento ai caduti, I quattro cappellani, vicino a Whasington. Insegna all'Università di Harvard e diventa direttore del Design Workshop di quella Università. Esegue dei pannelli murali per committenti privati.

1956/57. Ottiene il "Certificato di Eccellenza" dell'American Institute of Graphic Arts. Esegue i pannelli per la facciata della Compagnia di assicurazioni Hartford nel Connecticut e per la William E.Grady Vocational High School di Brooklyn.

1958. Ad Orani esegue il graffito della facciata della chiesa di "Sa Itria" ed i monumenti funerari della famiglia. Espone per le strade del suo paese una serie di piccole sculture in cemento. Progetta decorazioni murali per l'Università di Harward a Cambridge. L'Associazione degli Architetti di New York organizza una mostra personale di tutti i suoi lavori.

1959. La Galleria del Milione di Milano organizza una sua personale. Partecipa alla Triennale milanese. Esegue alcuni bassorilievi per la facciata del Chicago Exposition Center di Chicago su una superficie di 3600 mq., dei bassorilievi e delle sculture per la Public School 46 di Brooklyn.

1960. Con l'architetto Eero Saarinen lavora al progetto per i due colleges della Yale University, con l'inserimento di 35 sculture; esegue le decorazioni murali per il Motorola Building di Chicago.

1961. Inventa la tecnica del cement-carving. Partecipa al concorso per il monumento alla Brigata Sassari.

1962. Riceve un certificato di Merito della Municipal Art Society di New York, la Medaglia d'argento per la scultura dell'Architectural League di New York e la Medaglia del Carborandum Mayor Abrasive Marketing. Esegue pannelli murali, fontane e sculture per l'area ricreativa Stefen Wise di New York con l'Architetto Richard Stein. Insegna alla Columbia University.

1963. Progetta i pannelli per gli uffici del Federal Office di Kansas City nel Missouri. Esegue un affresco per il parco giochi per la Public School 17 di Long Island.

1964. Viene incaricato di disegnare ed arredare il cortile della Public School 55 a Staten Island, New York.

1965. Ottiene il Certificate Commendation della Park Association di New York. Tiene una personale alla Byron Gallery di New York e partecipa alla IX Quadriennale Nazionale d'Arte di Roma.

1966. Esegue il progetto per la ristrutturazione della Piazza Sebastiano Satta a Nuoro e i pannelli per la facciata della sede del giornale Bridgeport Post a Bridgeport. In collaborazione con l'architetto Percival Goodman esegue i pannelli in bassorilievo per la Public School 345 di Brooklyn.

1967. Tiene due personali: alla Byron Gallery di New York e alla Galleria L'Acquario di Nuoro. Ottiene la medaglia d'oro per le belle arti dall'American Institute of Architets di New York. Porta a termine le sculture per la Public High School 320 di Brooklyn.

1968. Realizza a Città del Messico, in occasione delle Olimpiadi, la scultura che rappresenta l'Italia. Partecipa al concorso per il monumento a Gramsci. I suoi lavori sono esposti al Guild Hall Museum di East Hampton. Ottiene la Fine Arts Medal dell'American Institute of Architects.

1969. Viene incaricato di disegnare ed eseguire due graffiti murali per la Hurley House e lo State Office Building di Boston.

1970. Diventa visiting prefessor al Carpenter Center for the Visual Arts dell'università di Harvard. Realizza un rilievo murale e una scultura per il Continental Office Building di Philadelphia.

1972. Porta a termine il bassorilievo per il Palazzo Governativo di Albany a New York. Esegue alcune sculture per la Intermediate School 183 del Bronx. Viene nominato membro dell'Accademia Americana delle Arti e delle Lettere. E' la prima volta che questo riconoscimento viene assegnato ad un artista di nazionalità non americana. Esegue un graffito nella casa Satta di Capitana a Quartu S.Elena, Cagliari.

1973. I suoi lavori vengono ampiamente esposti: personali alla Galleria il Segno e alla Galleria Marlborough di Roma, all'università di Cagliari, alla Williard Gallery di New York.

1974. Porta a termine tre grandi sculture per la Beach High School nel Queens di New York. Tiene una personale all'Institute of Contemporary Art di Boston.

1975. Diventa membro onorario della Royal Academy of Fine Arts dell'Aja. Suoi lavori vengono esposti in una collettiva al Guild Hall Museum di East Hampton.

1977. E' ancora artista residente alla American Academy di Roma, dove sue opere sono esposte in una mostra collettiva. Altra collettiva alla Stable Gallery di New York.

1978. Insegna all'Università di Berkeley al dipartimento d'arte.

1981. Progetta le sculture in marmo per la nuova sede della Mobil Oil di Washington e nella stessa città fa parte della giuria per il progetto del Monumento ai caduti del Vietnam.

1982. Insegna con incarico temporaneo all'Accademia Reale delle belle arti d'Olanda all'Aja. Espone a Cagliari alla Galleria Duchamp disegni, sculture e ceramiche eseguite in collaborazione col ceramista Luigi Nioi.

1984. Ottiene la commissione per la realizzazione di sculture in bronzo e bassorilievi per il Dipartimento di Polizia e Vigili del fuoco del 18° Distretto di New York. Diventa membro onorario dei Morse and Stiles Colleges della Yale University.

1985. L'architetto Gyo Obata lo incarica di eseguire tre sculture per i Kellogg Company Corporate Headquarters di Battle Creek, nel Michigan. La Commissione Artistica della città di New York propone Nivola per l'Award for Excellence in Design.

1986. Realizza una colonna scolpita, ma posta in opera nel 1988, per Campo del Sole a Tuoro, sul Trasimeno.

1987. Lavora alle sculture per la nuova sede cagliaritana del Consiglio Regionale Sardo. Espone le sue ultime opere a San Quirico d'Orcia in Toscana in una mostra "Forme nel verde" dedicata alla sua più recente produzione. Realizza un progetto di fontana: "al lavatoio di Ulassai".

1988. Il 6 Maggio muore a Long Island, qualche giorno prima della partenza per la Sardegna in occasione dell'inaugurazione del Palazzo del Consiglio Regionale di Cagliari. Anche dopo la sua morte continuano in tutto il mondo le mostre personali a lui dedicate.

 


 

La madre sarda e la speranza del figlio meraviglioso - rappresentata con la prominenza sul grembo levigato ad indicare l'urgenza di ciò che deve venire - si colora di luminosa simbolicità: possiamo guardare con ottimismo al futuro dell'umanità, solo a patto che ne percepiamo le vibrazioni del travaglio e dispieghiamo tutto il nostro contributo alla sua piena maturazione. Il passaggio richiede coraggio e intelligenza. Nivola ci ha lasciato non pochi segnali per l'accesso: agli uomini di buona volontà il dovere di elaborarli e di varcare quella soglia."

 
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