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Canna
nasale: diritta,
lunga, larga. Facce laterali parallele.
Muso: faccia anteriore inscritta
nel quadrato, ricoperta di forti mustacchi. Tessuto connettivo
ed aderente.
Mascelle: di uguale lunghezza.
Branche della mandibola tendenti alla linea retta. Arcate
dentarie combaciantesi perfettamente con chiusura a forbice
od a tenaglia. Depressione naso-frontale moderatamente
accentuata.
Cranio: calotta del cranio
vista di profilo, leggermente convessa. Cresta occipitale
molto ben sviluppata. Seni frontali moderatamente sviluppati.
Sutura metopica ben marcata.
Orecchie: inserzione semilaterale
a livello o leggermente sotto l'arcata zigomatica. Forma
triangolare, moderatamente sviluppate. Nel soggetto, soprattutto
in attenzione si ergono leggermente alla base formando
una caratteristica piega a portafoglio. I padiglioni auricolari
sono ricoperti abbondantemente di pelo.
Occhi: di media grandezza,
di colore ambra o bruno.
Palpebre: ben pigmentate
e ben aderenti al bulbo oculare. Posizione sub-frontale.
Collo: di media lunghezza
(inferiore ai 4:10 dell'altezza al garrese). Asciutto,
muscoloso e ben sortito, deve essere esente da giogaia
e molto ricco di pelo.
Corpo: lunghezza del tronco
uguale o leggermente superiore all'altezza al garrese
(dell'articolazione scapolo-omerale all'estremità
ischiatica non più di 1:10 di essa).
Petto: moderatamente ampio
con muscoli ben sviluppati.
Torace: altezza toracica
circa il 45-47% dell'altezza altezza al garrese (può
dare l'impressione di essere maggiormente disceso a causa
del folto pelo). Profondo con costole lunghe e arcuate.
Dorso: garrese ben rilevato
con apofisi spinose lunghe e ben inclinate.
Rene: largo, corto e ben
moderatamente convesso.
Ventre e fianchi: moderatamente
retratto. Il profilo inferiore deve essere circa parallelo
a quello superiore (non levrettato).
Groppa: larga, muscolosa
con inclinazione da 15° a 35° rispetto all'orizzontale
(inclinazione ideale circa 28°).
Coda: inserita non troppo
alta. E' consigliabile amputarla all'altezza della III-IV
vertebra (per ragioni di funzionalità). Alcuni
soggetti nascono già anuri.
Organi sessuali: due testicoli
ben sviluppati e discesi nello scroto.
Arti anteriori: robusti con
gomiti ben aderenti. Metacarpo moderatamente lungo e non
molto inclinato (circa 10° rispetto alla verticale).
Lunghezza circa il 55% dell'altezza al garrese misurata
dal gomito al terreno.
Spalla: lunga e ben inclinata
(50°-60° rispetto all'orizzontale).
Braccio (omero): lungo e
ben inclinato (circa 60°-65° rispetto all'orizzontale).
Avambraccio: dritto, moderatamente
lungo e di forte ossatura.
Carpo: largo, mobile, asciutto,
con l'osso pisiforme ben sporgente.
Metacarpo: moderatamente
lungo, visto di fronte segue la linea verticale dell'avambraccio,
visto di profilo presenta un'inclinazione sino a 10°
rispetto alla verticale.
Piede: dita corte, ben chiuse
e ben arcuate (piede di gatto), ricoperto di pelo abbondante.
Suole dure, unghie forti e ben pigmentate. In alcuni soggetti
si presentano macchie chiare (tollerate ma non auspicabili).
Arti posteriori: coscia larga,
lunga e muscolosa. Angolature posteriori piuttosto aperte
(angolo femoro-tibiale da 140° a 150°).
Gamba: con forte ossatura,
ben fornita di muscoli, lunghezza uguale o leggermente
superiore a quella della coscia.
Garretto: largo, robusto,
con scanalatura carpale ben visibile.
Metatarso: corto, largo,
robusto, asciutto. Talvolta è riscontrata, anche
se non auspicabile, la presenza sdi speroni che dovrebbero
essere amputati.
Piede: con le medesime caratteristiche
dell'anteriore.
Pelo: duro, folto, lanoso,
particolarmente abbondante sulla testa, dove forma abbondanti
mustacchi e pizzo, e sul collo dove forma, soprattutto
nei maschi, un'abbondante criniera.
Manto: nero, pepe-sale, grigio
in tutte le sue tonalità, fulvo carbonato, tigrato.
In generale tutte le colorazioni sono ammesse. Sono da
scartare, però, soggetti presentanti focature ben
marcate, chiazze o pezzature nette e in generale dimostranti
parziali depigmentazioni. E' invece caratteristica di
razza la piccola o media stella bianca sul petto presente
nella totalità dei soggetti. Quest'ultima, infatti,
è considerata una peculiarità della razza.
DATI STORICI: La storiografia tradizionale fa discendere
l'origine del cane fonnese dall'introduzione dei cani
addestrati per la caccia all'uomo operata dal console
romano Marco Pomponio Matone nella campagna del 231 a.C.
Questi, al comando di una nutrita guarnigione di legionari,
venne inviato in Sardegna per sedare le frequenti rivolte
che si sviluppavano soprattutto nelle zone montane e dell'interno.
Per stanare i ribelli "pelliti" dai loro rifugi
venivano, appunto, impiegati dei ferocissimi mastini opportunamente
addestrati (canis pugnax). Con molta probabilità
e proprio dall'incrocio dei cani da guerra romani con
gli autoctoni cani locali che trae discendenza il cane
fonnese. Tale assunto risulta avvalorato dalla considerazione
che le legioni romane stanziarono a lungo in questi luoghi.
Da tali accoppiamenti vennero fuori degli esemplari dalle
doti non comuni: grande struttura corporea accompagnata
da forza fisica e destrezza notevoli, oltre alla straordinaria
capacità di adattarsi alle condizioni di vita più
avverse. Queste doti, insieme alla necessità di
difendere le proprietà, indussero i pastori locali
ad intraprenderne l'allevamento. Nel tempo venne operata
una mirata selezione dei soggetti che rispondevano, morfologicamente
e caratterialmente, alle esigenze della campagna. La ferocia,
l'olfatto e l'udito finissimo, furono le caratteristiche
che spinsero il comando militare italiano all'impiego
del cane fonnese nella "Campagna d'Africa",
con lo scopo di prevenire gli attacchi dei ribelli Senusi
che tentavano di penetrare le nostre linee. Venne inviato
il sergente Antonio Coinu, nativo di Fonni, il quale,
nell'anno 1912, requisì oltre 100 esemplari pagandoli
50 lire cadauno. Gli stessi, imbarcati sui piroscafi Principe
Amedeo e India, furono suddivisi in 5 plotoni e condotti
a Tripoli, Homs, Derna, Tobruk e Bengasi e, successivamente,
vennero impiegati dalla gloriosa Brigata Sassari nel corso
del primo conflitto mondiale. Alto fu il prezzo che la
razza pagò a seguito di tale indiscriminate requisizioni.
Infatti, nessuno di questi esemplari venne portato in
patria. Negli ultimi anni si è risvegliato un notevole
interesse per il cane fonnese, non solo nell'isola ma
anche oltre il Tirreno. Si sono costituite numerose associazioni
con finalità di tutela e valorizzazione di questo
animale che, malgrado le vicissitudini, ha comunque mantenuto,
anche grazie alla protervia degli allevatori fonnesi,
pressoché inalterate per oltre 2000 anni, le sue
caratteristiche.
Il
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