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Il
Dogo sardesco è nominato da Sebastiano Satta nella
poesia "Cani da battaglia" e talaltri lo identificano
nel cane di Gavoi o Tigrinu, un animale molto aggressivo,
a pelo corto e dal manto generalmente nero o tigrato,
di taglia medio-grande.
Gli anziani allevatori
raccontano come in passato il dogo fosse molto più
alto e tarchiato dell'attuale: un molossoide brachicefalo
dal corpo compatto e con un peso variante tra i 50 e 60
chilogrammi e punte anche di 75!
Viene dagli stessi
descritto come molto tozzo, dal petto ampio e con arti
robusti e muscolosi, avente il mantello nero o tigrato
dal pelo corto o di lunghezza media, ispido e folto, la
coda lunga, che comunque si usava tagliare assieme alle
orecchie, un vero alano specializzato nella guardia, nella
difesa e nella caccia agli ungulati.
La testa del dogo
attuale è più pesante di quella del fonnese
e le orecchie sono piccole, semi discendenti od anche
a rosetta; la dentatura è formidabile mentre per
la forma degli scuri occhi (quasi neri) non si differenzia
tanto dal secondo: lo sguardo, a volte torbido, per certi
versi è ancora più inquietante.
Il dogo non presenta
la "faccia da scimmia" né ha conseguentemente
l'espressione tipica del cane di Fonni; è dotato
di leggera giogaia e spesso presenta un caratteristico
portamento da "orso" con passo lento, pesante
ed apparentemente goffo, già molto evidente nei
cuccioli; è privo di mustacchi, pizzo e ciuffi,
e c'è chi afferma che ogni tanto qualche esemplare
nasca dal cane di Fonni.
Le doti caratteriali
del cane parrebbero molto simili a quelle del fonnese
e risulterebbero anzi ulteriormente esasperate, soprattutto
nella caccia.
Questo superbo cacciatore
di ungulati veniva un tempo (ma forse ancora) utilizzato
per la ricerca e l'uccisione della grossa selvaggina:
viene liberato dal canarxiu solo quando il capocaccia
ha la certezza che la preda sia ferita e risulti difficoltoso
seguirla oppure sia pericoloso avvicinarsi ad essa. L'animale
è veramente raro, i detentori ne sono gelosissimi
ed i pochi esemplari risulterebbero notevolmente imbastarditi.
Tralasciando i miti
ed i misteri che popolano il mondo della cinofilia sarda,
ritengo in tutta sincerità che gli attuali cane
di Fonni e Dogo sardesco, entrambi mastini sia in senso
letterale che figurato del termine, siano "su Cani
sardu antigu", dai più mitizzato.
Nella cultura popolare
potrebbero essere entrambe sinonimi del medesimo animale
che, da un primordiale ceppo e per tutta una serie di
vicissitudini, ha percorso differenti strade evolutive.
Possiamo infatti
ipotizzare che entrambe le "popolazioni", originatesi
dall'arcaico cane sardo già presente in Sardegna
prima dell'incontro con altre civiltà e dei conseguenti
scambi, sarebbero il frutto di attenti incroci e selezioni
tendenti a creare per il fonnese, perfezionatosi nel tempo
soprattutto come abile cane da guardia e da pastore, un
robusto e coraggioso collaboratore, poliedrico ed affidabile,
e per il dogo sardesco un altrettanto attento cane da
difesa e da guardia nonché abile animale da fiuto,
forte e micidiale cacciatore alquanto più specializzato:
anch'egli, come il cane di Fonni, risulterebbe in grado
di atterrare un grosso cinghiale prendendolo per la nuca.
Il
testo di questa pagina è un estratto del
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Forestale"; Per leggere l' articolo integrale
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