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IL MUFLONE
SARDO
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Superordine:
Ungulati
Ordine: Artiodattili
Sottordine: Ruminanti
Famiglia: Bovidi - Ovis Musimon
Dimensioni:
lunghezza maschi 135 cm, femmine 120 cm, altezza maschi
75-88 cm, femmine 65-75 cm
Peso:
maschi 30-40 kg, femmine 22 kg, neonati 2-3 kg
Pelame:
in estate, fulvo con varie tonalità (maschi spesso
con sella bianca) in inverno, bruno scuro con parti nerastre
e grigie
Numero
capezzoli:
4
Trofeo:
corna presenti quasi esclusivamente nei maschi, avvolte
a spirale; nelle femmine (quando presenti) di pochi centimetri
(5-18)
Alimentazione:
superuminante pascolatore con comportamenti anche selettivi
(4,3 kg di foraggio verde per 30 kg di peso vivo) Brucatore
di fogliame in Sardegna e Corsica
Habitat:
zone rocciose a bassa quota, anche al livello del mare,
coperte da ogni tipo di vegetazione. Nelle nuove località
di introduzione l'abitat ottimale si trova nella fascia
collinare e pedemontana in presenza di boschi di latifoglie,
al massimo fino alla faggeta termofila
Riproduzione:
ottobre - novembre
Maturità
sessuale: fisiologica
per i maschi 1 anno e per le femmine 1 anno o poco prima;
psicologica per i maschi 4 anni e per le femmine 2 anni
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Durata
della gestazione:
150 - 160 giorni
Periodo delle nascite:
aprile (molto variabile, marzo nelle zone temperate)
Prole: 1 e qualche volta
2
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Distribuzione:
in Italia è diffuso in areali disgiunti soprattutto
in Centro Italia, per un totale di 7.500 capi. In Sardegna
la specie non è più in pericolo con circa
1500 esemplari. Nella CEE circa 25.000 capi; i più
in Italia e Germania Federale. Introdotto in tutta Europa
dalla Sardegna e dalla Corsica. Altre specie in Eurasia,
Siberia e Nordamerica. In Europa probabilmente quasi 60.000
capi con massima consistenza in Cecoslovacchia con circa
15.000 capi
Specie molto adattabile e quasi "frugale", riesce
a colonizzare quasi ogni località, anche in condizioni
di discreto disturbo antropico. Si tratta di una pecora
introdotta nel Neolitico in Sardegna e in Corsica e quindi
rinselvatichita. L'allevamento è molto facile.
Anche l'introduzione è molto facile, ma è
sconsigliabile dove esistono specie concorrenziali autoctone
o dove può incrociarsi con le pecore.
Neppure gli
zoologi sanno esattamente se il muflone rappresenti
solo una razza geografica di pecora selvatica, oppure
sia una specie distinta. Non sanno neppure se abbia
raggiunto la Sardegna e la Corsica (la zona di origine,
anche se poi nel corso dei secoli è stato introdotto
in diverse regioni montagnose europee) all'epoca delle
glaciazioni, quando il livello del mare era più
basso di quello attuale, oppure se vi sia stato portato
10.000 anni fa dall'uomo preistorico. Ad ogni modo,
il muflone è diventato il simbolo della natura
selvaggia della Sardegna. Non è facile avvistarlo,
un pò perché ne sono rimasti pochi,
un pò perché frequenta le zone di macchia
più isolate e impervie, ma soprattutto perché
la lunga convivenza con l'uomo pastore e cacciatore
gli ha insegnato a essere sospettoso e diffidente
nei nostri confronti. Si riconosce però facilmente
per la sella bianca e le grandi corna ricurve all'indietro
dei maschi, che se ne servono nei durissimi scontri
all'epoca degli amori, in ottobre. Chi ha avuto la
fortuna di assistervi racconta che il rumore prodotto
dalle cornate assomiglia a quello di un albero che
si schianta a terra, anche se pare che gli animali
non si facciano veramente male. Una curiosità:
mentre tra i mufloni sardi solo i maschi possiedono
le corna, tra quelli corsi ce le hanno anche le femmine.
Come spesso accade nei mammiferi che vivono sulle
isole, i mufloni sono piuttosto piccoli, almeno rispetto
alle altre pecore selvatiche: l'altezza al garrese
non supera i 75 cm e il peso i 40-50 kg. Il muflone
è un animale territoriale, che resiste bene
alla sete e si accontenta di mangiare quello che trova,
non solo erba ma anche tuberi, germogli e radici.
I sensi che ha sviluppato di più sono l'olfatto
e la vista, indispensabili per sfuggire ai suoi nemici.
L'uomo innanzitutto, e l'aquila reale. Fino al secolo
scorso il muflone veniva cacciato anche dal grande
avvoltoio degli agnelli, oggi scomparso dai cieli
della Sardegna.
Testo:
Centro Turistico Studentesco _______________________________________
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