La vite e presente in Sardegna, grazie alla spontaneita
della vitis vinifera,
fin da tempi preistorici: in siti archeologici dellepoca
nuragica, infatti, sono stati trovati reperti di vinaccioli
in stratificazioni di alcuni complessi risalenti a quella
civiltà e precedenti all' arrivo dei Fenici nell'isola.
Con il trascorrere dei secoli e con il susseguirsi delle invasioni
di popoli che giunsero dal mare segnando la storia sarda per
oltre 2500 anni, alla vite autoctona si aggiunse la presenza
di svariate varietà, introdotte dai diversi conquistatori
i quali sfruttarono sapientemente la qualità del clima
e del suolo.
Perquanto spesso non possa essere dimostrato, vi sono buone
probabilità che molte delle uva divenute ormai sarde
a tutti gli effetti per adattamento secolare, provengano da
altre aree del bacino Mediterraneo.
Mentre il Nasco, il Nuragus,
il Vernaccia di Oristano e il Semidano già
erano presenti in Sardegna fin da tempi immemorabili e, probabilmente
erano i famosi "bianchi" tanto apprezzati dai Romani
ed esaltati da Strabone,
forse furono proprio i Romani ad introdurre il
Moscato. I Bizantini iniziarono in Sardegna la
coltivazione del Malvasia
ancor prima che Venezia la portasse a Creta, nel Veneto e
da lì la distribuisse per il Mediterraneo intero. Ai
Catalano-Aragonesi prima ed agli Spagnoli poi, dobbiamo la
presenza del Vermentino,
del Torbato, del Cannonau,
del Bovale, del
Carignano, del Girò
e del Monica.
Tutte varietà, queste, che hanno sviluppato caratteristiche
che rendono i vitigni sardi inconfondibili e in un certo verso
diversi dal ceppo d'origine.
La coltura della vite viene valorizzata e si espande notevolmente
nel periodo dei giudicati, quando nella "Carta
de Logu"(leggi per il rinnovo dellamministrazione
in Sardegna), nel 1392, viene scritto: "
Chiunque possieda terre incolte deve essere obbligato da un
funzionario regio della contrada a impiantarvi o farvi impiantare
una vigna entro un anno, altrimenti venda la terra o la dia
a chi puo coltivarla"
Nel 1596, il trattato di Andrea Bracci "De
Naturali vinorum Historia" definisce il vino
sardo di qualita e lisola "Sardinia,
insula vini", sia per la posizione ideale,
nel centro del Mediterraneo, sia per il clima e la tipologia
del suolo.
Alla fine del 1800 la Sardegna vantava unestensione
di 80.000 ettari di vigneti eccellenti ma, con linvasione
della filossera, questi furono completamente distrutti.
Oggi la viticoltura rappresenta la pricipale coltura arborea
in Sardegna, sia per reddito che per diffusione.
Attualmente la Regione Sardegna sta cercando di recuperare
il diritto di reimpianto vietato da quanto contemplato nella
politica della CEE che ha fatto scendere la superficie coltivata
a vigneti dai 75 mila ettari degli anni 70 a soli 25
mila ettari.
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