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Il Fiore
Sardo è un formaggio dalle origini molto antiche,
precedenti alla conquista romana. Nell800 era lunico
formaggio in Sardegna a essere esportato ed era molto
richiesto specialmente dai mercanti napoletani, livornesi
e genovesi; questi ultimi lo utilizzavano anche per la
preparazione del pesto: la loro salsa tipica. Il nome
deriva dal fatto che, fino a qualche decennio fa, venivano
usati per la produzione stampi in legno chiamati "pischeddas"
sul cui fondo era impresso un fiore che lasciava sul formaggio
un vero e proprio marchio ed, a volte, anche le iniziali
del produttore.
Il Fiore Sardo è un formaggio a lunga stagionatura
e, quindi, facilmente digeribile e indicato in varie diete.
Quando è fresco si può utilizzare quale
formaggio da tavola, nel suo stato naturale, fritto, o
arrostito e fuso, può essere consumato con fave
fresche o usato come ripieno per i ravioli. Una volta
stagionato può essere grattugiato su qualsiasi
tipo di pasta, minestra e polenta. E' ottimo anche con
patate arrosto, con salumi, con pomodori freschi, cipolle
e va accompagnato da un buon vino rosso. E' indicato come
pecorino ideale per la preparazione del pesto alla genovese.
Si conserva bene e a lungo anche fuori dal frigorifero
e, anche dopo la porzionatura, si mantiene inalterato
nel sapore e nella consistenza della pasta.
Il formaggio Fiore Sardo si ottiene coagulando il latte
intero e crudo di pecora con caglio in pasta di agnello
o, più raramente, di capretto. Talvolta il latte
viene inoculato con fermenti lattici naturali autoctoni
dell' area di produzione.
Dopo il rassodamento, segue la rottura della cagliata,
che avviene in modo energico e spinto, sino a ridurre
la stessa in granuli delle dimensioni di un chicco di
miglio.
Ultimate le operazioni di rottura, la pasta viene lasciata
depositare e riposare sul fondo della caldaia. Inizia
a questo punto la messa in forma detta pasta: vengono
prelevate dal recipiente porzioni di pasta e sistemate
nello stampo tronco?conico; questa operazione viene ripetuta
fino all'ottenimento della forma. Completata la modellatura
del formaggio, iniziano le operazioni di rivoltamento
e rifinitura delle forme poste sul tavolo spersore per
il completamento dello spurgo del siero.
L'ultima fase della lavorazione è la cosiddetta
scottatura, che consiste nel favorire la formazione di
una crosta più resistente mediante l'uso di scotta
e/o acqua calda.
Dopo la salatura in salamoia satura, le forme vengono
avviate alla stagionatura, che si suddivide in tre fasi.
Nella prima fase, il formaggio, disposto su un graticcio
di canne, su cannittu, sospeso al soffitto, subisce l'affumicatura
dove vengono utilizzati, per la produzione del fumo, rami
freschi di essenze arbustive ed arboree tipiche della
macchia mediterranea. La seconda fase si compie in un
locale attiguo a quello di trasformazione, per un periodo
di circa tre mesi. L'ultima fase della stagionatura ha
inizio con il trasferimento del Fiore Sardo dall'azienda
zootecnica in apposite cantine ubicate nei paesi di montagna;
a questo punto la cura dei formaggi viene affidata alle
donne della famiglia.
La forma ha un peso che varia da 1,5 a 4 chilogrammi;
nel prodotto più giovane la pasta si presenta compatta,
friabile, morbida con rare occhiature e di colore bianchissimo;
se più stagionato il Fiore Sardo perde in morbidezza
ma senza mai diventare gessato e la struttura diventa
più compatta e facilmente scagliabile.
Il gusto del Fiore Sardo più giovane presenta sentori
di frutta secca e fragranti aromi di piante officinali;
mentre da stagionato tende al piccante con decisa saporosità,
ma senza eccessiva sapidità.
Si produce in tutta la Sardegna ma soprattutto nella Barbagia
di Ollolai. La maggiore produzione si ha a Gavoi che da
solo ne produce 4.000 quintali (per questo motivo ancora
oggi in molte parte d'Italia è conosciuto anche
col nome di "Gavoi" che sta ad indicare appunto
il Fiore Sardo). Altri paesi che vantano una discreta
produzione sono Ollolai, Ovodda, Lodine, Fonni e Orgosolo.
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