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Gastronomia di Sardegna
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LA FRUTTA SARDA
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Frutti spontanei, o certamente come tali, sono le more selvatiche, le cui piante spinose limitano il diritto dei proprietari terrieri in tutta l'isola, e il fico d'india, la cui denominazione locale di "figu morisca" rammenta la sua origine "moresca".

Il frutto del fico d'india, tanto abbondante, una volta veniva raccolto fino all' ultimo ed utilizzato per il consumo immediato oppure essiccato al sole e conservato. Ridotto in "sapa" viene utilizzato nei dolci più popolari; con i frutti molto maturi, tanto ricchi di zuccheri, fatti fermentare, si ottiene una base di distillazione piuttosto ricca d' alcool.

Spontanei per eccellenza sono il corbezzolo ed il mirto. Due bacche che maturano d' inverno: rosso il corbezzolo, blu-nero pruinoso il mirto. Il corbezzolo viene consumato appena raccolto; dopo la fermentazione dà luogo ad eccezionale distillato secco. La bacca del mirto, la cui pianta costituisce l'aroma di riferimento di arrosti tradizionali o di particolari bolliture di volatili, viene utilizzata, dopo prolungata macerazione in alcool, per la produzione dell'omonimo liquore molto aromatico e largamente diffuso.

In Sardegna vegetano tutte le piante mediterranee da frutto; quelle coltivate con più cura, dopo la vite, il mandorlo e l'olivo, sono gli agrumi: dal limone, al mandarino, al mandarancio, all' arancio, al cedro, al pompelmo. Anche il nespolo col suo frutto succoso e dolce viene molto apprezzato.

Oggi sono piuttosto diffuse le colture specializzate del melo, del susino, del pesco, del pero: piante che comunque crescono anche spontaneamente tra gli arbusti della "macchia mediterranea".

__________Testo della Regione Sardegna Assessorato Agricoltura___________