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Sobria e rigorosamente stagionale, la cucina sarda utilizza
i prodotti naturali della terra e del mare, semplicemente
lavorati, evitando sofisticate trasformazioni.
A partire dai cibi più comuni, come il pane, è
un fiorire di confezioni e di forme che ne distinguono la
zona d'origine. I pani, come le paste, avevano il medesimo
ingrediente di base: uno sfarinato a "freddo"
di grano duro, ricco di semola, che nel corso degli ultimi
decenni è stato riproposto su vasta scala. Le paste
fresche trovano i condimenti determinanti nei sughi di pomodoro,
nell'olio d'oliva, nelle rigaglie di piccoli animali di
bassa corte; altre paste vengono farcite con ripieni a base
di formaggi pecorini freschi, o appena inaciditi, o di ricotte.
Una serie di minestre e di zuppe utilizza i pani anche più
raffermi e tra i legumi emergono le fave e i ceci, arricchiti
da sapori e da aromi naturali come il finocchietto selvatico,
il timo, lo zafferano, la mentuccia.
Nei piatti di mare si utilizza il prodotto più fresco,
l'ultimo pescato, che garantisce la qualità e porta
in cucina i sentori più fini e genuini. Tra gli altri
piatti spiccano le cotture delle carni: i tradizionali bolliti
di carni ovine o miste, e le spiedate delle carni ovine
e suine più tenere. Determinanti diventano le essenze
legnose che alimentano il fuoco, durante la lunga cottura
"furria-furria".
La massima semplicità della cucina si manifesta nei
sughi, sia che portino a cottura i pesci che le carni. Domina
l'olio d'oliva, un olio piuttosto denso, decisamente ricco
di espressioni fruttate col quale si prepara un soffritto
sia con aglio e prezzemolo sia con la cipolla, completato
talvolta dal pomodoro, fresco o conservato o seccato al
sole.
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