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Crude, soffocate in tegame, bollite in pentola in pochissima
acqua o al vapore, alla griglia su braci vive di sarmenti
secchi di vite, oppure sotto le ceneri caldissime dell'
imboccatura del forno, durante la cottura del pane: cipolle
bianche del raccolto estivo, grossi pomodori e melanzane
nere di buona pezzatura e, pronta ad accoglierle, caldissime,
appena tolte e pelate, un' insalatiera contenente spicchi
d' aglio, sale, pepe ed olio extra vergine d'oliva.
La zucchina condita col pecorino ancora fresco e fondente,
la lattuga col miele, le diverse indivie, il sedano dai
profumo fine e penetrante, il finocchio tenero e dolce,
gli asparagi di campo, la patata che con la cipolla e l'olio
d'oliva riesce a creare un piatto eccezionale quale "su
cibuddau 'e patata", oltre a squisite e delicate zuppe
e minestre.
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Il prodotto più
importante è senza dubbio il Carciofo, il cui
ruolo nella gastronomia europea e mediterranea è
tale da influenzare anche la grande cucina, con importanti
piatti di mezzo oltre che di contorno, grandi salse,
e le più recenti interpretazioni di raffinata
cucina di mare. Uno dei padri dell'arte culinaria internazionale
moderna, il francese Henry-Paul Pellaprat, lo classifica
"legume da germoglio", composto da brattee
più o meno car- |
nose sostenute da un fondo,
detto "fondo di carciofo". Avverte però,
l'autore, che il carciofo migliore deve avere le brattee tenere
e carnose, il fondo anche meno grande ma tenero e quasi privo
di fieno (o barba). Nello "spinoso sardo", emergono
proprio la tenerezza e l'eccezionale carnosità delle
brattee, e la saporosità, pur con una minor dimensione,
del fondo. E' un carciofo nel complesso non grande e raramente
occorre svuotarlo, proprio per l'assenza del "fieno".
Con la maggior dolcezza e saporosità lo "spinoso
sardo" evidenzia anche un' ampia ricchezza di umori vegetali
che si manifesta con una minor ruvidità gustativo-tattile
che tende a smorzare l'effetto allappante, anche da crudo.
Nella tradizione prevale la cottura in umido, in olio extra
vergine d' oliva, aglio, prezzemolo e una leggera spuntata
di timo; si combina con tanti piatti di carni, ovine e caprine,
in particolare con minestre asciutte e di riso, o in zuppa
con tutte le leguminose, ma su tutte emerge l'accostamento
alle patate gialle di montagna.
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