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Chiese
campestri della Sardegna
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Santa
Maria di Bubalis
detta
Nostra Segnora de Mesu Mundu
Siligo (Sassari)
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Scrive
l' architetto Frank Amedeo Pittui:
Il complesso archeologico di Mesu Mundu sorge in una valle alluvionale
delimitata da una serie di altopiani basaltici, poco distante
dalle sponde del rio Mannu, in prossimità del Km.187 della
S.S. 131. Nellarea vi sono numerose sorgenti fra queste,
quella denominata Sabba Uddi (detta anche Abba de Bagnos)
alla temperatura costante di 18°. La presenza delle diverse
sorgenti e delle acque termali ha favorito la frequentazione ed
il popolamento della zona fin da epoche remote, come testimoniano
ad esempio, oltre al nuraghe Culzu collocato sulle sponde del
riu Ruzzu, i resti di un insediamento di epoca romana risalente
al II-III secolo d.C., collocato in prossimità della strada
di età imperiale a Turre-Karalis.
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Fra
i resti degli edifici romani sorge un tempietto di epoca bizantina
denominato Santa Maria di Bubalis e noto col nome di Nostra Segnora
de Mesu Mundu. (...)
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Foto:
Ketty Grasso©2002
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Non esistendo documenti di riferimento, la datazione del monumento
è incerta. Tuttavia il ritrovamento di alcune tombe, aderenti
alle murature delledificio, forniscono un terminus ante
quem: questo pertanto può essere datato al VII secolo o
ad un periodo precedente. (...)
Dellimpianto originario rimane un frammento architettonico
costituito dal corpo centrale, una rotonda cupolata con due grandi
finestre a sesto ribassato aperte sulla parte alta e due bracci
diseguali entrambi absidati, orientati ad ovest (A)
ed a sud (B). Il primo è voltato a botte, il
secondo è dotato di unampia finestra arcuata e coperto
a semicupola. Allesterno sono visibili i resti del braccio
nord consistenti in un frammento di muratura accostato, senza
essere ammorsato, alla parete della rotonda. Sul lato est, la
situazione è totalmente compromessa ed i brandelli di muratura
presenti risultano di difficile interpretazione.
Attualmente
non si rilevano tracce del varco dingresso originario, quasi
certamente differente da quello attuale che appare invece contrassegnato
allinterno da un blocco di basalto (intervento dei benedettini
nellXI secolo) e allesterno da una piattabanda in
mattoni (intervento risalente al restauro del 1934). A tal proposito
riteniamo interessante riportare una teoria di Roberto Caprara,
per il quale lingresso sarebbe stato situato ad est, al
posto dellattuale abside, e che inoltre riscontra, nella
presenza di un elemento semicircolare, la potenziale finale di
un nartece di forma rettangolare absidato su ambo i lati. In effetti
allesterno, subito a sud dellabside C,
si possono osservare le fondazioni di una piccola nicchia, che
potrebbe realmente confermare lesistenza del nartece.
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Il
Maetzke, infine, parla di un vecchio atrio collocato
a nord, ma non fornisce ulteriori elementi per avvalorare tale
ipotesi, successivamente confutata da Alessandro Teatini.
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Foto:
Ketty Grasso©2002
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Allinterno
delledificio, prima dellultimo intervento di restauro,
il piano di calpestio risultava ad una quota tale da rendere visibili
parte delle fondazioni dellaula circolare ed alcune strutture,
in particolare la porzione di un muro rettilineo in opus caementicium,
realizzato con blocchetti di basalto, ed i resti dellimpianto
idrico di epoca bizantina. Questultimo è costituito
da una canaletta che, con andamento sinuoso, attraversa sia i
corpi A e B che laula. Proprio in
prossimità del centro di questa, la canaletta è
interrotta da un pozzetto a sezione quadrangolare avente un foro
profondo nel suo mezzo che probabilmente conteneva il perno di
un portello girevole che permetteva di regolare il flusso delle
acque.
Ledificio
ricorda, per la tecnica costruttiva, la tradizione romana. I costruttori,
realizzarono la cupola in conglomerato di calcestruzzo impostandola
sul muro circolare, eludendo quindi il tema delle volte a cupola
impostate su vani quadrangolari.
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Tipico
della cultura bizantina risultava invece il paramento murario
in opus listatum, realizzato con piccoli blocchi di pietra locale
(basalto) e mattoni in cotto, legati con uno strato sottile di
calce e sabbia silicea.
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Parte delle
strutture, come già detto, poggia su murature esistenti,
come la piccola abside finestrata B realizzata su
un tratto di muratura in opus testaceum che probabilmente costituiva
un locale o una vasca della preesistente struttura di epoca romana,
di cui tuttora allesterno sono visibili i corsi in mattoni.
(...)
Nello
spiegare letimologia del nome mesumundu, Paulis scompone
la parola in due parti: «in esso egli osserva - riconosciamo
un primo membro -mesu di mezzo, centrale, che sta in mezzo
[presumibilmente riferibile alla presenza al centro della chiesa
di un pozzetto di forma quadrangolare, nda] e un secondo elemento
-mundu [che] nientaltro è se non il ricordo, tramandato
sino ai nostri giorni dalla tradizione orale, delle acque che
un tempo scorrevano nel luogo sul quale fu costruita la chiesa
[
]. Si tratta evidentemente dellaggettivo MUNDUS,
puro, netto, senza macchia che soprattutto in ambiente
cristiano poté essere impiegato per designare sorgenti,
cisterne, pozzi [...]. Così la chiesa di Mesumundu fu costruita
sopra i resti di un edificio romano in cui già in precedenza
si era insinuata lideologia cristiana per via della sacralità
connessa alle acque curative ivi affluenti ed allora la dedica
del tempio [
] alla Vergine Maria probabilmente non sarà
casuale, poiché nella Sardegna bizantina [
] il culto
della Madre di Dio fu associato alle virtù miracolose dellacqua
santa attraverso il rito dellagiàsma, una piscina
sacra a lei dedicata nelle cui acque si immergevano i malati fiduciosi
di ottenere la guarigione».
In ogni caso
il ritrovamento, allinterno del monumento, della condotta
di epoca romana conferma inequivocabilmente lesistenza delledificio
termale, ma non è tuttavia da escludere la possibilità
che questo fosse destinato al culto delle acque già in
quellepoca. (...)
Per
leggere il testo integrale dell' Arch. F.A. Pittui clicca
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