Operatori turistici italiani

Chiese e Monumenti della Sardegna
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Il Duomo o
Cattedrale di
Cagliari
Cagliari

La Cattedrale di Cagliari, comunemente chiamata "Il duomo", è descritta in maniera esaustiva e precisa da Manuela Manca che si sofferma in modo minuzioso ed attento nella descrizione di ogni cappella dell' edificio nel sito web da lei ideato e realizzato. In questa pagina ne riportiamo in maniera non integrale un estratto e, a piede, volentieri attiviamo il bottone di collegamento a detto sito.


La Cattedrale della città di Cagliari si trova in piazza Palazzo, nel cuore dello storico quartiere di Castello, affianco al Palazzo Arcivescovile ed al Palazzo viceregio. La sua storia abbraccia un arco di tempo che va dal XIII secolo ai nostri giorni e rispecchia, nelle sue evoluzioni stilistiche ed architettoniche, le vicende politiche, artistiche e religiose della città e della Sardegna.
Furono i pisani che iniziarono la costruzione della primitiva chiesa dedicandola a Santa Maria Assunta, a cui è intitolato anche il duomo della loro città. (...)
L'originaria costruzione pisana fu concepita a tre navate divise da otto colonne monolitiche marmoree, quattro per parte, mentre la copertura della navata centrale era in legno e le due navate laterali presentavano volta a crociera. Dopo il 1258, quando la chiesa fu elevata a cattedrale della città, si intrapresero dei lavori di ampliamento con la realizzazione del transetto, che conferì alla pianta la forma di croce latina, e delle due porte laterali. Da un disegno del seicento risulta che si pose mano anche alla facciata sulla quale fu aperta una grande bifora gotica. Allo stesso stile si richiamarono anche gli interventi eseguiti sul campanile a canna quadrata, che faceva sicuramente già parte del progetto originario. I pisani lasciarono incompiuta la loro opera che fu ripresa e, in parte, portata a termine, dai nuovi dominatori aragonesi.
Nel 1326 l'esercito dell'Infante don Alfonso di Aragona espugnò la rocca di Castello, cacciandone i pisani.
Dell'architettura pisana originaria la cattedrale di Cagliari conserva ancora, all'interno: una cappella consacrata al "Sacro Cuore di Gesù", sul lato sinistro del presbiterio; l'altare maggiore; la controfacciata interna; i due pulpiti collocati ai lati del portone centrale, opera di maestro Guglielmo da Innsbruck, donati dalla cattedrale di Pisa nel 1312, ed i leoni posti ai lati del presbiterio, parte del medesimo ambone. All'esterno, dell'epoca pisana rimangono: le due porte laterali del transetto; l'architrave del portone mediano di ingresso, decorato con girali d'acanto e fiori; la torre campanaria.
Gli architetti aragonesi al seguito dei nuovi conquistatori completarono la costruzione della cappella della "Sacra Spina" (conosciuta anche come "Cappella Aragonese"), sul lato destro del presbiterio, secondo moduli stilistici chiaramente gotici-catalani.

Scalpellini e muratori aragonesi ripresero i lavori di realizzazione del transetto ed edificarono diverse cappelle delle quali solo la cappella della Sacra Spina è pervenuta sino a noi.
Con gli aragonesi si diffusero nell'isola arredi sacri appartenenti alla cultura religiosa catalana come il retablo, le sculture lignee e gli argenti. All'interno della cattedrale possiamo ammirare esempi mirabili del nuovo gusto catalano ripreso anche da artisti locali: il polittico dell'"Annunziata" (posto sopra l'ingresso del Vestibolo, sul lato destro del transetto), attribuito alla scuola di Michele Cavaro; la scultura lignea della "Madonna col Bambino" (chiamata anche "Madonna Nera"), nella cappella di Nostra Signora di Sant'Eusebio, la seconda della navata destra; la grande "Croce processionale" (chiamata "Crocione" per le sue notevoli dimensioni: 136 per 72 cm) custodita nel Museo della Cattedrale e portata in processione in occasione del Corpus Domini e dell'Assunzione sino al 1948.
Ma le grandi opere di ristrutturazione, sia interna che esterna, della cattedrale furono intraprese dagli spagnoli. Nel 1479, in seguito alle nozze tra Isabella di Castiglia e Ferdinando d'Aragona, le corone di Castiglia e di Aragona si unificarono. Fu così che la Sardegna divenne spagnola ed i nuovi viceré si insediarono nel Palazzo viceregio di Cagliari.
L'arcivescovo spagnolo Francisco Desquivel (1605-1624), nel 1614, inaugurò i lavori di ristrutturazione interna della primaziale cagliaritana rialzandone il presbiterio per costruire la Cripta o il Santuario che doveva accogliere le spoglie dei Santi Martiri cagliaritani, ritrovate in quegli anni nelle chiese di San Saturnino e San Lucifero.

Il rifaccimento degli interni e della facciata secondo il gusto barocco si devono ad un altro vescovo spagnolo: Pietro de Vico (1657-1676) che avvertì la necessità di porre rimedio al grave stato di abbandono in cui versava da tempo il duomo, lamentato anche dai suoi predecessori. I lavori iniziarono il 22 novembre 1669, giorno dedicato ai festeggiamenti in onore della patrona Santa Cecilia, con una grande cerimonia alla quale presenziarono le maggiori autorità cittadine. (...)

A dirigere i lavori venne chiamato il genovese Domenico Spotorno. Le esigenze di rafforzamento della chiesa richiesero la sostituzione delle esili colonne romaniche con più solidi pilastri calcarei.
La costruzione della cupola all'incrocio tra la navata centrale ed il transetto produsse un suggestivo effetto scenografico, squisitamente barocco, illuminando gli ambienti interni dall'alto. Questi interventi richiesero il sacrificio delle cappelle gotiche del transetto che, per dare stabilità ai muri su cui pesavano cupola e volte, vennero murate e nascoste dai monumenti funebri degli arcivescovi Machin e De La Cabra. Il pavimento originario venne sostituito con tarsìe marmoree e la cattedrale si convertì dallo stile romanico-pisano nativo alle forme barocche. I lavori terminarono nel 1674 ed il nuovo gusto barocco si diffuse in tutta l'isola caratterizzando i nuovi edifici di culto che verranno costruiti, da quel momento in poi, ad imitazione del duomo cagliaritano.
I
l presbiterio della cattedrale di Cagliari è opera dell'arcivescovo Francisco Desquivel, che lo fece innalzare di un metro e mezzo circa rispetto al livello del pavimento della primaziale, per potervi edificare, al di sotto, il Santuario dei Martiri. La sua costruzione iniziò intorno al 1618.
Ad esso si accede attraverso tre gradinate di sette gradini ciascuna: una posta di fronte alla navata centrale, le altre due collocate ai lati del transetto. Eseguito dagli stessi artisti siciliani a cui l'arcivescovo affidò le decorazioni della cripta, il presbiterio è costruito in preziosi marmi policromi di Sicilia. La balaustrata che lo circonda, anch'essa di finissimi marmi intarsiati di Sicilia, è retta, ai piedi della gradinata centrale, da due magnifici leoni stilofori. Altri due felini sono collocati ai lati del presbiterio. Essi facevano parte, in origine, del pulpito di Guglielmo da Innsbruck, donato dalla cattedrale di Pisa nel 1312, che venne smembrato durante i lavori di restauro del XVII secolo. I leoni posti a guardia del presbiterio rappresentano un raro esempio del romanico italiano e sono unici in tutta la Sardegna. Scolpiti con grande realismo (notevole per l'epoca) e con cura minuziosa dei particolari anatomici, essi simboleggiano i Vangeli (o la Sapienza divina) che sconfiggono le eresie. Il leone posto sul lato destro del presbiterio combatte contro un drago. Quello collocato sul lato sinistro aggredisce un cerbiatto (o forse un cavallo) ed un uomo, entrambi senza testa. Dei due leoni stilofori che reggono la scalinata, uno lotta contro un orso, l'altro atterra un toro. Il presbiterio del duomo, sopraelevato e circondato da balaustra marmorea, verrà ripreso nei secoli seguenti in molte chiese isolane, anche in quelle prive di cripta e di santuario sotterraneo. Esso diventerà modello di imitazione soprattutto intorno alla fine del seicento e nel corso del settecento, quando si diffonderà, in tutta la Sardegna, il gusto barocco.
Proseguendo la visita al presbiterio, non possiamo non ammirare la raffinata lampada d'argento che pende dalla cupola, opera dell'argentiere locale Giovanni Mameli, ed il prezioso tabernacolo, anch'esso d'argento, donato al duomo dall'amministrazione cittadina nel 1610.
L'altare maggiore è originario della primitiva chiesa di Santa Maria ed è ornato da un bellissimo paliotto d'argento eseguito a sbalzo e a cesello. Il secondo altare, removibile, collocato al centro del presbiterio, è rivestito anch'esso da un paliotto di legno dorato decorato con bassorilievi e originario della chiesetta di San Lorenzo e Pancrazio.
Sulla parete destra del presbiterio, proprio al lato della scalinata, è appoggiata una credenza in marmo a forma di altare. Essa venne realizzata nel 1702 su interessamento del canonico Pietro Sanna, come ricorda l'iscrizione che si legge alla base dell'opera. La credenza serviva per riporvi gli oggetti sacri utilizzati durante le celebrazioni liturgiche. L'opera è ornata con numerose figure di angioletti (in tutto otto), due dei quali svolazzano attorno al medaglione sul quale è scolpita, a bassorilievo, l'immagine di Santa Cecilia.
Dietro l'altare maggiore è posto il coro la cui volta fu affrescata, negli anni 1842-45, dal pennello di Antonio Caboni, artista isolano, che vi dipinse la "Gloria di Santa Cecilia".
Il presbiterio è illuminato dalla luce che penetra dalle tre finestre poste alle sue spalle e dall'alto dalla cupola che lo sovrasta, producendo uno scenografico gioco di luci squisitamente barocco.


Testo di Manuela Manca

Per consultare il sito ufficiale della Cattedrale, dal quale abbiamo estratto le foto dell' interno (© Parrochia di S. Cecilia - Cattedrale di Cagliari, 1999 - 2002) di don Dino e don Tonio Pittau, clicca il bottone