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Chiese
e Monumenti della Sardegna
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Santuario
della
Madonna di Bonaria
Cagliari
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Il
Santuario della Madonna di Bonaria è unito, oggi, all'
attigua e più recente Basilica omonima. Riteniamo giusto,
dunque, trattare i due edifici in maniera autonoma ma, nel contempo,
riteniamo sia opportuno conoscere ambedue nella descrizione di
Manuela Manca che qui riportiamo in maniera non integrale
per quanto riguarda il Santuario e che in ugual maniera proponiamo
per la Basilica.
Il Santuario dedicato alla Vergine di Bonaria venne costruito intorno
agli anni 1323-1325 ad opera degli architetti e delle maestranze
(i cosiddetti picapedrers) giunti a Cagliari al seguito dell'esercito
dell'Infante d'Aragona, Alfonso. Lo stile di questa piccola chiesa
si richiama alla cappella barcellonese di Sant'Agata e rispecchia
i moduli architettonici tipici del gotico-catalano di cui fu nell'isola
la prima testimonianza. Dopo la costruzione del Santuario di Bonaria
molte altre chiese edificate in città e nell'isola si ispirarono
a questo nuovo stile tanto che si sviluppò in Sardegna un
vero e proprio filone sardo-catalano. Essa insieme alla cappella
aragonese (conosciuta anche come Cappella della Sacra Spina) della
cattedrale di Cagliari, rimane una delle poche testimonianze in
città del gotico-catalano importato dai nuovi conquistatori
all'inizio del 1300. (...)
Il Santuario presenta un' unica navata in cui si contano un numero
di campate equivalenti ai lati dell'abside poligonale, caratteristica
che ne attribuisce inequivocabilmente l'ideazione ad architetti
provenienti da Barcellona. La volta originaria era stata concepita
a copertura lignea. La volta a botte spezzata che possiamo osservare
oggi non risale al primo periodo di costruzione della chiesa, ma
fu realizzata in un secondo momento. Nel Santuario si contano sette
cappelle, tre sul lato destro e quattro su quello sinistro. Il primo
gruppo di cappelle conserva soltanto l'arco di accesso, in quanto
lo spazio ad esse riservato in origine venne sacrificato per la
costruzione della grande Basilica che si trova affianco al Santuario.
Tuttavia lo stile gotico-catalano che le accomuna alle restanti
cappelle del lato sinistro, è ancora distinguibile. Il presbiterio
è rialzato e vi si accede attraverso una gradinata molto
larga. La volta è decorata con due affreschi che raccontano
la storia della Madonna di Bonaria. Essi sono stati dipinti dalla
pittrice Gina Baldracchini (autrice anche dell'affresco della "Madonna
della Mercede", che si può ammirare, nella seconda cappella
della navata sinistra, nella Basilica di Bonaria).
L'abside del Santuario è situato in corrispondenza alla antica
torre del castello aragonese della città di Castell de Bonayre,
ora adibita a torre campanaria. L'abside poligonale e questa vetusta
torre sono le ultime testimonianze rimaste della prima capitale
del regno di Sardegna, antagonista del Castello di Cagliari. La
torre si può osservare, spostandosi alle spalle della Basilica,
dal parco di Bonaria.
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Nella zona absidale si trova il trono sul quale è collocato
il simulacro ligneo della Madonna di Bonaria. La bella scultura
della Vergine stringe in mano una navicella (che funge da porta
candela), simbolo della protezione da essa accordata ai naviganti,
e col braccio sinistro sorregge il Bambin Gesù. Entrambe
le figure hanno sul capo una corona d'oro. Il Bambinello è
nudo e nella manina sinistra solleva un globo. La scultura poggia
su un piedistallo ed alle sue spalle una parete mosaicata, interamente
ricoperta da tessere d'oro, rilascia delicati riflessi dorati.
La statua è alta un metro e 56 centimetri e venne ricavata
da un unico blocco di legno carrubo. Essa è stata attribuita
ad uno sconosciuto artista campano che la eseguì verso
la fine del 1600. La scultura riflette infatti i moduli stilistici
del rinascimento campano, senza sottrarsi ad influenze provenienti
dalla penisola iberica. L'artista ha mostrato una grande delicatezza
nel disegnare i tratti dolcissimi del volto della Vergine ed una
grande maestria nello scolpire la damaschinatura del manto, ricoperto
da fiori dorati. (...)
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Ai
piedi del presbiterio, dentro una nicchia collocata nella prima
cappella sulla destra, è conservata una piccola statua,
molto più antica del simulacro di Bonaria, conosciuta come
la Madonna del Miracolo. Essa risale agli anni in cui fu costruita
la chiesa (1323). La scultura raffigura la Vergine col Bambino
in braccio e pur non avendo un grande valore artistico, ad essa
venne attribuito un prodigio che fu la ragione del suo nome: Madonna
del Miracolo.(...)
Nella terza cappella (la prima dall'ingresso) della navata destra,
sulla parete è appeso un dipinto che rappresenta la Madonna
del Cardellino. Esso è senza dubbio una delle opere più
preziose e più belle del Santuario. Il dipinto faceva parte
di un retablo (il Retablo di Bonaria) che venne smembrato ed è
attribuito a Michele Cavaro, artista stampacino di grande talento
che visse nel 1500. Il quadro è racchiuso in una cornice
di marmo nero con venature bianche e si richiama chiaramente allo
stile di Raffaello. La scena che vi è dipinta ritrae la
Madonna con il Bambino ed il piccolo San Giovanni che si arrampica
sulle ginocchia della Vergine per mostrare a Gesù un cardellino.
Le tre figure centrali sono attorniate da angeli: due suonano
degli strumenti musicali, mentre altri due incoronano la Madonna.
Sullo sfondo una natura da fiaba.
La facciata del Santuario è molto semplice e risale a dei
lavori di ampliamento che furono eseguiti nel 1895. In quell'occasione
fu collocato il nuovo portale di stile gotico (perfettamente in
linea con l'architettura del Santuario quindi), originario della
chiesa di San Francesco del quartiere di Stampace, purtroppo distrutta
nel 1875. Sulla lunetta del portone è posta una piccola
statua della Madonna di Bonaria con una barchetta nella mano destra
ed il Bambin Gesù in braccio. Essa è la fedele riproduzione
del simulacro della Vergine che si trova sull'altare maggiore
del Santuario.
Dal Santuario si accede alla Sacrestia passando attraverso un
ingresso posto vicino alla prima cappella del lato sinistro. Questo
ambiente, che risale al 1666, conserva alle pareti diversi dipinti
di grandi dimensioni che rappresentano il Ciclo dei Mercedari
opera del pennello di Domenico Conti che li eseguì intorno
al 1670. La Sacrestia espone inoltre dei bellissimi modellini
navali, di cui alcuni sono riproduzioni molto fedeli di navi che
hanno veramente solcato i mari del mondo, che furono donati al
Santuario come ex-voto. Altri bellissimi modelli navali sono conservati
nel Museo di Bonaria. Uscendo all'aperto, nell'andito attiguo
alla sacrestia, in una teca di vetro incastonata alla parete è
conservata la cassa di legno che approdò sulla spiaggia
di Bonaria nel 1370 e che, secondo la tradizione, custodiva il
simulacro ligneo della Vergine ora collocato al centro dell'altare
maggiore del Santuario. In fondo all'andito, una piccola cappella
conserva altri ex-voto donati dai fedeli. Numerosissimi sono i
cuoricini d'argento appesi sulle pareti.
Per
leggere il testo di Manuela Manca sulla Basilica, clicca
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