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Archeologia
- Monumenti della Sardegna
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Città
Fenicio-Punico-Romana
Nora
Pula (Cagliari)
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La città di Nora si trova collocata su di un promontorio
(Capo di Pula).
Questa lingua è separata dall'entroterra mediante uno stretto
istmo che, nel punto di massima strozzatura, non supera gli ottanta
metri di larghezza. Dopo questo stretto il promontorio si allarga
sensibilmente, estendendosi in due punte, l'una a Sud: Punta 'e
su coloru (punta dei serpenti), l'altra ad Est: Punta di Coltellazzo,
di fronte all'isoletta omonima.
Si forma così un approssimativo triangolo, la cui base, rivolta
verso il mare, misura all'incirca mt. 650 e la cui altezza, sino
alla strozzatura dell'istmo, è di mt. 500.
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La situazione
attuale del promontorio non rispecchia fedelmente quella antica.
Il luogo comune della "Nora sommersa" si basa, infatti,
sul reale arretramento della linea costiera, in talune parti abbastanza
sensibile, anche se non in modo tale da giustificare le fantasie
locali sulla città giacente sul fondo marino. |
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L'Età
Nuragica
Con ogni verosimiglianza il luogo era abitato da genti nuragiche.
Nelle fondazioni del cosiddetto "Tempio di Tanit" sono
stati trovati reimpiegati alcuni conci a I tipicamente nuragici
e resti ceramici della stessa fase culturale si sono rinvenuti
sulla Punta di Coltellazzo e, talora, nei riempimenti nell'abitato.
La vita in epoca nuragica nella zona norense, anche se non in
Nora stessa, è attestata inoltre dai resti di un nuraghe
sul piccolo rilevamento di Sa Guardia Mongiasa, a quota 13, praticamente
l'unico rialzo di una certa entità nell'immediato entroterra
della città, adesso purtroppo occultato da un insediamento
della Marina Militare.
Anche il nome stesso di Nora è rapportato alla radice mediterranea
nor* - nur* ben presente in Sardegna, appartenente dunque ad un
sostrato pre-fenicio.
L'Età
Fenicio-Punica
Già solo il la posizione geografica del luogo ci indicherebbe
l'origine fenicia del centro, ma abbiamo anche altre testimonianze.
La prima è letteraria: Pausania (X, 17, 5) racconta che
gli Iberi sotto la guida di Norace, vennero in Sardegna e vi fondarono
Nora, che fu la prima città dell'isola.
Solino (IV, 2) ne specifica la provenienza da Tartesso. Si è
generalmente interpretato negli Iberi guidati da Norace (evidente
ecista eponimo) i Fenici e si è trovato un fondamento alla
definizione "prima città della Sardegna" nella
testimonianza archeologica data da documenti epigrafici fenici
provenienti da Nora, i più antichi di tutta l'isola. Uno
di questi, databile nell'VIII sec. a.C. ci riporta per la prima
volta il nome Sardegna. L'altro documento epigrafico è
composto solo da poche lettere ed è ancora discusso, con
cronologie diverse.
La documentazione archeologica precedente agli scavi più
recenti fornisce solo poche indicazioni relative alla fase fenicia
della città. Il Pesce parla di ceramica protocorinzia e
rodia trovata nelle case del litorale, mentre gli scavi del Patroni
condotti all'inizio del secolo, sfiorarono appena una necropoli
ad incinerazione fenicia, da cui provengono reperti databili tra
la fine del VII e l'inizio del VI sec. a.C. Altre testimonianze
della Nora arcaica sono state viste in pavimenti in terra battuta
evidenziati nella zona a mare, nella cui discarica dei vecchi
scavi si sono effettivamentetrovati di recente materiali della
prima metà del VI sec. a.C. Dalle indagini condotte sulle
pendici del Coltellazzo e nel foro romano provengono numerosi
frammenti fittili arcaici databili tra la fine dell'VIII e la
prima metà del VI sec. a.C., cui si aggiungono i rinvenimenti
di alcune strutture riferibili alla tarda età fenicia:
un importante complesso santuariale nell'area del Coltellazzo
e un quartiere a carattere abitativo/produttivo al di sotto dei
livelli romani del foro. Queste pur labili testimonianze contribuiscono
dunque ad arricchire il panorama del primo sviluppo urbano di
Nora, fin dall'età fenicia centro di importanti rotte commerciali.
Testimonianza ne sono i suoi tre porti, posti nelle insenature
di nord-est, nord-ovest e sud-est, oggi in massima parte sommersi.
Anche della città punica non conosciamo molto: prevalentemente
le tracce sono individuate in preesistenze nell'ambito urbano
ovvero, in maggior misura, nei reperti materiali. Gli edifici
sicuramente punici sono assai pochi: dalla fondazione del "tempio
di Tanit" ai resti di fortificazione sulla Punta di Coltellazzo,
alla "fonderia", ai resti di muri a telaio dei livelli
inferiori della zona a mare. I materiali di corredo delle tombe,
invece, ci riportano più vivacemente all'aspetto del ricco
centro mercantile, fervido di attività e scambi commerciali.
Le tombe hanno più deposizioni, con corredi ricchissimi
di ceramica prodotta sul posto, importata dalla Grecia, amuleti,
gioielli in metalli preziosi ed oggetti di ornamento personale.
Da questi si ricava che la città, gia fiorente nel V secolo,
nel IV ebbe un rigoglio considerevole aprendosi, alla fine del
secolo, ai contatti anche con il mondo italico, in particolare
Roma.
Sicuramente, anche senza l'appoggio di fonti scritte, possiamo
dedurre che Nora, durante il periodo punico, ebbe una notevole
rilevanza fra le città della costa meridionale dell'isola,
superiore verosimilmente anche a Cagliari.
L'Età
Romana
L'ipotesi che Nora, durante il periodo punico, ebbe una notevole
rilevanza fra le città della costa meridionale dell'isola,
superiore verosimilmente anche a Cagliari, ci deriva dal fatto
che, nei primi tempi della dominazione romana, iniziata nel 238
a.C., la città è, con ogni probabilità, la
sede del governatorato. Anche in epoca imperiale, quando ormai
la sede del potere è stabilita da tempo a Cagliari, i miliarii
indicano Nora come il caput viae della strada che percorreva la
costa Sud-occidentale dell'isola.
Il suo status di municipium ci è testimoniato da una iscrizione
di statua dedicata ad un Quintus Minucius Pius, quattorviro iure
dicundo, che rivestiva, cioè, una carica propria di tale
ordinamento giuridico. Una quantità di miliarii, come detto,
ci rende testimonianza dell'importanza della città, confermata
dalla ricca presenza umana nel suo territorio, attestata da una
serie di ricche ville, necropoli e villaggi. La cospicua documentazione
epigrafica ci informa su dediche ad imperatori, a divinità,
sui lavori effettuati ad edifici e su opere pubbliche. I ritrovamenti
dovuti alle campagne di scavo ci permettono di dare una datazione,
sia pure indicativa, a gran parte degli edifici norensi e di fissare
il periodo di maggior fioritura del centro fra il II ed il III
sec. d.C. I materiali archeologici, continuano, come per il periodo
punico, a significarci l'ampiezza dei traffici che facevano capo
a Nora. Dalla Spagna, dalla Grecia, dalla penisola italiana, dalla
Gallia meridionale e soprattutto dall'Africa, giungevano a Nora
le svariate merci prodotte in quelle regioni: vino, olio, salsa
di pesce, ceramiche fini da mensa ecc. Città ricca dunque,
con prosperi abitanti, come la Favonia Vera che aveva donato ai
suoi concittadini una casa in Cagliari, perché chi vi si
recava a sbrigare affari avesse un punto di appoggio ed alloggio,
ed il Quinto Muzio Scevola che costruì con i suoi denari
un edificio pubblico.
Ultime
fasi e decadenza della città
Fra il 425 ed il 450 d.C. sono ricordati lavori di restauro all'acquedotto,
curati da uno dei primi cittadini di Nora. In seguito le notizie
divengono quasi inesistenti, anche sotto il punto di vista della
documentazione archeologica. Verosimilmente l'abbandono del mare
ai pirati ed alle scorrerie dei Vandali che, fra il 456 ed il
466 d.C. occuparono la Sardegna, provocò il rapido decadere
di Nora, che proprio dai traffici marini riceveva la sua principale
ragion d'essere. Non è impossibile che da adesso inizi
il lento abbandono del luogo da parte degli abitanti, che si ritirarono
nell'interno in posti più sicuri; nel VII secolo l'Anonimo
Ravennate parla ormai di Nora praesidium: Nora fortezza dunque,
e non più centro urbano. Con ogni verosimiglianza il colpo
di grazia fu dato dalla scorrerie arabe che infestarono le coste
meridionali sarde agli inizi dell'VIII secolo. La zona era ormai
abbandonata, ma sussistono sporadiche tracce di vita rinvenute
nei livelli superiori dei crolli degli edifici romani.
Un polo di coesione dovette rimanere, nei pressi di Nora, nell'istmo,
la chiesetta legata alla tradizione del martirio
di Sant'Efisio, che fu edificata, così come è
ora, sia pure con aggiunte nei secoli XVIII e XIX, dopo il 1089
dai frati Vittorini di Marsiglia. Il culto di S.Efisio è
sempre rimasto vivissimo sino ai giorni d'oggi, e prova della
sua vitalità e con-flessione con Nora è data dal
fatto che, in periodo Giudicale, quando la città era ormai
abbandonata da tempo, esisteva come entità giuridica ed
amministrativa la Curatoria di Nora.
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IL FORO
La piazza della città romana, posta nel settore orientale
dell'abitato, presenta una forma regolare, grosso modo quadrangolare,
di cui sono ora visibili solo tre lati. L'accesso al foro avveniva
mediante due ingressi costituiti da un arco o da una porta.
I lati orientale e occidentale erano delimitati da porticati
che davano accesso a vari ambulacri e ambienti. Ad ovest rimangono
chiare tracce del porticato, di cui si notano ancora le basi
per colonne o pilastri, e delle strutture mosaicate retrostanti.
Sul lato settentrionale vi sono le fondazioni di un grande edificio
sacro, ora distrutto. La pavimentazione in lastre di arenaria
include un basamento destinato con ogni probabilità ad
ospitare la statua di qualche personaggio benemerito. Reimpiegata
nella stessa pavimentazione è inoltre la base di una
statua onoraria con dedica a Q. Minucio Pio, databile tra la
fine del I e l'inizio del II sec. d.C.
LE TERME DI LEVANTE
L'edificio termale posto ad oriente della città è
posto in prossimità del mare. Un grande vano pressoché
quadrato, decorato con un mosaico policromo geometrico con riempimenti
floreali, permetteva l'accesso dalla strada. Dall'atrio, tramite
una soglia mosaicata con motivo a losanga, si passava ad un
vano irregolare su cui si apre l'apodyterium. Rimangono solo
le tracce degli ambienti riscaldati in un vano absidato e in
un altro dotato di praefurnium, in cui bisogna probabilmente
identificare il calidarium. Esso è separato dall'atrio
di ingresso mediante un corridoio cieco; un altro passaggio
allungato si imposta a nord. Nella porzione meridionale dell'edificio
si può riconoscere solo una grande vasca, forse pertinente
alla natatio. La datazione del complesso pare collocabile nel
IV sec. d.C.
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IL
TEATRO
Il teatro è uno degli edifici meglio conservati della Nora
romana e doveva contenere tra i 1.100 e i 1.200 spettatori. L'emiciclo
esterno era decorato da una cornice elegantemente modanata circa
a metà della sua altezza originaria. Sul lato orientale
si trovava la porticus post scenam. Sul lato meridionale il prospetto
del teatro era inquadrato da un portico. L'orchestra semicircolare,
accessibile mediante due passaggi voltati, era pavimentata in
mosaico. La cavea era composta da dieci file di gradini. Due piccole
tribune si impostavano sopra i passaggi voltati. La frons scenae
era mossa da quattro nicchie semicircolari. Nell'iposcenio sono
stati rinvenuti due grandi orci con probabile funzione di contenitori
di derrate, riferibili ad una fase tarda, in cui l'edificio perse
la sua originaria funzione teatrale. L'intero complesso edilizio
mostra l'esistenza di tre fasi edilizie, l'area della scena, a
partire con ogni probabilità dalla prima età imperiale,
subì numerose modifiche.
IL TEMPIO PRESSO IL FORO
Vi si accedeva tramite una larga scalinata che introduceva in
un peribolo decorato con un mosaico raffigurante un labirinto;
esso circondava il tempio su tre lati. Il pronao, piuttosto tetrastilo
che esastilo, era fruibile tramite una seconda rampa, posta in
asse con la prima. La cella, di forma pressoché quadrata,
è decorata con un mosaico databile tra la fine del II e
l'inizio del III sec. d.C. e si prolungava in un piccolo adyton.
LE ABITAZIONI ORIENTALI
Si tratta di un quartiere di abitazione di cui si conservano resti
ora scarsamente comprensibili, con elevati talora notevoli costruiti
in opus africanum. Al suo interno sono presenti cisterne a bagnarola
e pozzi. Scavi precedenti hanno restituito in quest'area materiali
molto antichi, databili all'età fenicia.
L'ISOLATO CENTRALE
Nella porzione centrale si può individuare una domus con
peristilio di otto colonne, decorato con mosaici databili tra
la fine del III e l'inizio del IV sec. d.C. In una fase successiva
il mosaico della corte centrale fu coperto da una nuova pavimentazione
in opus sectile. In età tarda nel settore nord-occidentale
fu impostato un complesso dalla probabile destinazione artigianale,
come sembra testimoniare la presenza di strutture produttive (ziri
interrati, utilizzati probabilmente per la conservazione delle
derrate alimentari, bacili in pietra, macine, fornaci).
LE TERME CENTRALI
Hanno la stessa disposizione circolare degli ambienti che si ritrovano
nelle altre terme di Nora: da un grande ambiente quadrangolare
d'ingresso, forse un apodyterium, si accedeva a un frigidarium
con vasca quadrangolare gradinata; di qui, probabilmente tramite
un'ampia scala, si raggiungevano due ambienti riscaldati e quindi
il calidarium, munito di vasca semicircolare ad acqua calda. Il
mosaico pavimentale dell'apodyterium data tra il II e il III sec.
d.C. Più tardo, forse pertinente ad una fase successiva,
è quello del frigidarium, attribuito alla seconda metà
del III sec. d.C.
L'EDIFICIO SUL COLLE DI TANIT
Si tratta di una struttura dalla forma rettangolare, visibile
ora solo al livello delle fondazioni. In passato il monumento
è stato letto come un basamento destinato a ospitare un
altare o una piccola edicola dedicata a Tanit. Il ritrovamento
di una piccola piramide in pietra identificata come l'idolo betilico
della dea, aveva infatti suggerito, già all'inizio del
secolo, che la struttura fosse dedicata a questa divinità.
Gli studi più recenti tendono invece ad attribuire i resti
al sistema di fortificazione punico della città.
IL SANTUARIO DI ESCULAPIO
Il grande complesso si presenta come una delle aree sacre più
antiche della città; da qui proviene un'edicola databile
al VII sec. a.C. Alcune statuette di dormienti, rinvenute durante
lo scavo e databili al II sec. a.C., hanno permesso di collegare
l'edificio al culto di Esculapio, il punico Eshmun, nel cui ambito
era compreso il rito dell'incubazione. Ulteriore conferma di ciò
sembra essere la presenza del serpente, animale sacro al dio,
le cui spire avvolgono una di queste figure di dormienti. Recenti
indagini hanno permesso di inquadrare una prima fase costruttiva
in età punica. Alcune delle strutture appartenenti a questo
primo complesso furono riutilizzate nella costruzione, di probabile
età post-costantiniana, di un edificio disposto su più
livelli preceduto da un'ampia terrazza.
LA
CASA DELL'ATRIO TETRASTILO
La casa, con prospetto porticato, è incentrata su una piccola
corte con vasca centrale e pozzetto accessibile dall'esterno tramite
un corridoio percorso da una canaletta. Attorno alla corte si
dispone una serie di vani mosaicati, in parte affacciati su di
essa, in parte distribuiti su altri tre corridoi. Tra essi si
distringue un cubiculum in cui è inserito un emblema con
la raffigurazione di una figura femminile seduta su un animale
marino. Il mosaico è databile nella prima metà del
III sec. d.C. La costruzione dell'edificio è da collocare
almeno agli inzi del III sec. d.C. e si imposta sopra strutture
precedenti, forse di età punica.
L'ABITAZIONE SIGNORILE A NORD DELLA
CASA DELL'ATRIO TETRASTILO
A nord della Casa dell'Atrio Tetrastilo si estendono i resti di
un'altra abitazione signorile. Il fronte dell'edificio è
allineato con quello dell'abitazione vicina, ma non vi è
traccia di porticato. L'edificio, il cui primo impianto, sembra
coevo a quello della Casa dell'Atrio Tetrastilo (inizio III sec.
d.C.), è stato sottoposto in età tarda a numerosi
rimaneggiamenti.
LE
TERME A MARE
L'accesso avveniva tramite una piccola gradinata posta all'angolo
dei portici e comunicante con un atrio collegato ad un apodyterium
pavimentato a mosaico. In posizione centrale era il grande frigidarium
a pianta quadrata, con una nicchia absidata su un lato e due vasche
sui lati nord e sud utilizzate per immersioni in acqua fredda,
che sgorgava dalle tre nicchie absidate che ne ornavano le porzioni
superiori. L'accesso a queste vasche, rivestite di lastre di marmo,
avveniva mediante gradini, anch'essi in marmo. Nell'angolo nord-ovest
era l'accesso al percorso agli ambienti riscaldati serviti da
forni collocati in un corridoio. Si tratta di un tepidarium, di
un ambiente elissoidale e di un calidarium absidato con vasca
rettangolare. Un altro forno era posto sul lato settentrionale.
Sul lato sud erano una grande sala mosaicata speculare all'ingresso
e comunicante con il porticato orientale, un piccolo ambiente
di servizio e di un grande vano absidato dalla funzione incerta.
L'ultimo ambiente pertinente alle terme è accessibile solo
dalla parte terminale del portico orientale tramite una soglia
rialzata e si riconosce come latrina pubblica, collegata alla
fogna che proveniva dalle terme e successivamente si dirigeva
verso il mare. L'intero edificio doveva essere decorato con mosaici.
Il momento di costruzione si pone tra la fine del II e l'inizio
del III sec. d.C.
MACELLUM
Nell'area occidentale della città si imposta un grande
complesso esteso entro un intero isolato, il cui ingresso principale
era costituito da un porticato comunicante con una serie di ambienti
e con un lungo corridoio. L'edificio si articolava attorno a un
grande cortile centrale dalla forma rettangolare, apparentemente
senza aperture. Sul lato nord-orientale correva un lungo corridoio,
da cui si accedeva a otto ambienti, uno dei quali conserva ancora
le tracce della decorazione dipinta. All'interno di questo corridoio
si aprivano un pozzo e una cisterna e, nell'angolo sud-orientale,
un vano di notevoli dimensioni. Sul lato opposto un'altra serie
di vani comunicava direttamente con la strada. L'edificio, la
cui costruzione, datata nella prima metà del III sec. d.C.,
portò al radicale riassetto dell'intera area, è
stato interpretato, se pur dubitativamente, ora come hospitium,
ora come macellum-horreum.
PICCOLE TERME
L'accesso all'edificio avveniva tramite una piccola gradinata
seguita da un lungo corridoio decorato con un mosaico geometrico
policromo a ottagoni adiacenti. Nel corridoio si aprono numerosi
pozzetti e lungo la parete meridionale corre un bancone che si
prolunga nel vano successivo, sempre mosaicato, con funzione di
apodyterium. In questo ambiente il bancone presenta delle aperture
regolari coperte a cappuccina. Dal corridoio, tramite una piccola
scala, si accedeva al frigidarium, decorato con un mosaico geometrico
a riempimenti floreali e dotato di una vasca a tre nicchie semicircolari.
In epoca tarda questa vasca fu adibita a forno mediante l'innalzamento
del pavimento. A fianco dal frigidarium si trova il calidarium,
con annesso praefurnium a est, accessibile da una scaletta. Nella
porzione occidentale del complesso sono due ambienti forse utilizzati
come tepidaria. Il complesso è datato al IV sec. d.C.
BASILICA
Si tratta di una grande basilica (m 33 x 22) a tre navate, la
centrale delle quali absidata, preceduta a est da un nartece affacciato
sulla strada. I muri perimetrali, costruiti con materiali di reimpiego,
si impostano su edifici precedenti, appositamente rasati. L'accesso
dalla strada, posta a un livello inferiore, avveniva probabilmente
attraverso gradinate collocate tra i sei pilastri o colonne del
portico. Soglie in andesite mettevano in comunicazione il nartece
con le tre navate interne, divise da due muri che si aprivano
in tre grandi aperture, verosimilmente ad arco. La pavimentazione
interna era in cocciopesto. Il tetto doveva essere a capriate,
con doppio spiovente. Un recente sondaggio eseguito al di sotto
del pavimento ha permesso di individuare un terminus post quem
per la costruzione dell'edificio nella seconda metà del
III sec. d.C.
PORTO
La particolare morfologia del promontorio di Nora ha portato ad
ipotizzare la collocazione del porto nelle insenature che la fiancheggiano.
Tuttavia, tali insenature potevano assicurare solo delle cale
di buon tempo (summer anchorages) essendo troppo esposte ai venti
di Scirocco e Libeccio.
L'antico porto di Nora è certamente da localizzare nel
golfo naturale, trasformato in peschiera nel 1957, posto a Nord-Ovest
della penisola. Si tratta di un braccio di mare, parzialmente
occluso da una duna d'arenaria (penisola di Fradis Minoris), riparato
dai venti settentrionali e occidentali. L'interramento e i detriti
portati dai corsi fluviali dall'età storica ad oggi potrebbero
aver completamente colmato lo specchio d'acqua che in età
a noi prossima e quindi, a maggior ragione, in età antica
aveva profondità tali da garantire ormeggi.
Le indagini condotte nei terreni immediatamente circostanti e
nelle acque antistanti la peschiera hanno portato all'individuazione
di una serie di evidenze archeologiche connesse al porto. E' questo
il caso di una serie di edifici posti sulle sponde settentrionali
e orientali della peschiera che costituiscono un settore produttivo/artigianale
legato alle attività portuali.
Il
testo originale dal quale abbiamo estratto, sintetizzato
e liberamente ricucito le parti ritenute indispensabili
per la descrizione del monumento in una sola pagina, è
della Missione Archeologica di Nora - Soprintendenza Archeologica
di Cagliari ed Oristano, Università di Genova, Milano,
Pisa, Padova e Viterbo. Autori: G. Bejor, S. F. Bondì,E.
F. Ghedini, B. M. Giannattasio,M. L. Gualandi, C. Tronchetti
- Hanno collaborato alla ricerca: J. Bonetto, M. Rendeli,
Ida Oggiano, Lorenza Campanella, Marta Novello, Andrea R.
Ghiotto, Cristina Porro, Claudia Rizzitelli, Massimo Botto,
Stefano Finocchi, AnnaMaria Colavitti, Paola Fenu, Luisa
Grasso, Fabio Fabiani, Serena Marchi, Ornella Valentini,
Barbara Ferrini, Cinzia Rossignoli, Silvia Bullo, Paola
Gilardi, Anna Chiminelli, Simonetta Pirredda, Monica Baggio,
Sabina Toso, Maria Teresa Lachin, Linda Condotta, Susanna
Melis, Ivana Cerato, Marcella de Paoli, Elena Pettenò,
Isabella Colpo, Enza Armenti, Enrica Rivello, Mario Epifani,
Crisitina Penerai, Fulvia Donati. Per leggere i testi integrali,
consigliamo consultare il sito www.nora.it cliccando questo
bottone 
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