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Archeologia
- Monumenti della Sardegna
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TERME ROMANE
Terme di Caddas
Fordongianus (Oristano)
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Costruite
sulla riva sinistra del Tirso seguendo il declivio naturale, hanno
una struttura piuttosto complessa. La parte più antica,
risalente presumibilmente al I secolo d.C., è quella a
Nord, presso il Tirso. Con riferimento alla piantina essa viene
denominata Terme I.
Costruita con grossi massi squadrati di trachite grigia, aveva
forse l'ingresso verso il Tirso (1), delimitato da un grosso muro
che serviva anche a contenere le piene del fiume. Il fulcro di
questo settore è rappresentato dalla "natatio"
(2): essa consiste in una vasca, di forma rettangolare, (m.12,20
x 6,10 x 1,60 di profondità), provvista di gradini. Su
di essa si affaccia, come una quinta scenografica di grande effetto,
il portico a sette archi, con resti di una volta a botte: ricostruendone
la curvatura essa doveva ricoprire la "natatio" con
un analogo porticato dall'altro lato.
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A
Ovest della "natatio", e a essa collegata, si trova
la sorgente (vasca 3) dalla quale provenivano le acque termali,
che venivano poi miscelate (vasca 4) con le acque fredde provenienti
dalla zona più elevata del complesso termale attraverso
la vaschetta (5). Sempre net lato Ovest il vano (6) era destinato
ai bagni caldi, data la contiguità con la polla sorgiva
termale, e analoga funzione aveva la vasca absidata (7), mentre
a Est della "natatio", si trova il "nympheum"
(10). Altre vasche (84) si trovano net lato Nord della "natatio"
con acque a varie temperature. Un canale, "cloaca" (11),
permetteva infine lo svuotamento della natatio dal lato Nord direttamente
nel fiume.
Le Terme II si sviluppano
addossandosi al lato meridionale del porticato, a un livello più
alto. Si distinguono dalle precedenti per due fondamentali motivi:
sono a riscaldamento artificiale e costruite non in "opus
quadratum" con blocchi di trachite ma in laterizio, con vari
stili. La loro funzione pertanto non era solo curativa ma anche
igienica, come tipico dei romani.
Lo schema di funzionamento è quello tipico, con frigidarium,
tepidarium e calidarium e venivano utilizzate le acque fredde
provenienti dalle sovrastanti sorgenti.
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L'
ingresso era probabilmente ubicato sulla grande piazza, nel vano
(1) che assieme al vano (2) costituiva il frigidarium, dal quale
si passava a quello (3), il tepidarium, e quindi a quelli (4)
e (5) il calidarium. In questi vani sono presenti delle vasche,
molto eleganti, collegate direttamente con le fornaci (6) e (7)
nelle quali veniva bruciata la legna. L'aria calda passava attraverso
canalizzazioni lungo le pareti, e il pavimento (ipocastum). L'ambiente
(8) venne in seguito utilizzato per permettere il passaggio dalla
"natatio" alle nuove terme. Una complessa rete di canalette
portava le acque alle varie vasche, e ne assicurava quindi il
deflusso verso il Tirso.
L' età delle Terme II può farsi risalire alla fine
del II secolo - inizio del III secolo d.C..
Dalle Terme II si passa direttamente a una grande piazza (1),
lastricata in lastre di trachite grigia, per un'ampiezza di circa
690 mq. Tra le lastre si hanno delle canalette che portavano l'acqua
dalle sorgenti alle terme.
I lati della piazza sono delimitati a Est da un edificio a forma
di L (2) costituito da un corridoio esterno sul quale si affacciano
cinque stanze che continua net lato Sud sempre con un corridoio
e altre tre stanze. Uno di questi ambienti (3), attualmente protetto
da una tettoia, mostra degli affreschi del IV sec. d.C., di stile
pompeiano con cavalli e fiori.
Non è del tutto chiaro a cosa servissero: si trattava probabilmente
di un "tabernae", collegato con le terme, o di un "macellum"
a servizio invece della piazza.
Sul lato Ovest (7), questa, confina con altri edifici, di probabile
età bizantina, la cui funzione non è ancora del
tutto chiara.
Il lato Sud infine si conclude con una scalinata che attualmente
termina bruscamente su una parete terrosa e che metteva in comunicazione
la piazza con il resto delta città, attualmente sotto il
moderno paese.
Sempre su questo lato si trova un complesso di pozzi e cisterne
(4-5-6), in parte costruiti e in parte scavati nella roccia, dai
quali, proviene l'acqua fredda.
La tradizione storica afferma che le acque erano alimentate da
un acquedotto proveniente dal Grighini: il fatto che le stesse
siano ancora presenti in abbondanza pur essendo l'acquedotto ormai
scomparso, lascia presumere che si tratti di sorgenti ubicate
nelle vicinanze o addirittura nelle terme stesse. Un po' defilato
si trova, a Est del complesso termale, il "nymphaeum"
del Taramelli.
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Testo
e foto di Giovanni Mele
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