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I
Cartaginesi in Sardegna
509 a.C. - 238 a.C.
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I CARTAGINESI
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Cartagine:
prima vera dominazione
della Sardegna.
Testo
di Sergio Atzeni.

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I Fenici, forse assediati nelle loro città sarde
dai nuragici, chiesero aiuto ai Cartaginesi, che in breve
tempo inviarono nellisola un esercito.
Correva il 560 a.C. ed i sardi con la loro tattica di guerriglia
riuscirono a respingere i punici comandati da Malco (= Re).
La città di Cartagine era stata fondata dai fenici
nel 814 a.C., non lontano dalla odierna Tunisi, ed in breve
tempo diventò una potenza egemone nel Mediterraneo.
Dopo il primo tentativo infruttuoso di conquistare lisola,
i Punici riuscirono ad impadronirsene nel 535, sebbene parzialmente
e vi rimasero circa 270 anni.
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Al contrario
dei fenici, questi cercarono di assoggettare tutto il territorio,
trovando come baluardo insormontabile le montagne e le bande
nuragiche.
Vista limpossibilità di conquistare il centro
dellisola, impervio e tutto sommato improduttivo,
i Cartaginesi si attestarono ai confini della futura Barbagia"
creando avamposti nella linea Laconi-Isili- Goni-Sedilo-Neoneli-Zerfaliu-Orotelli-Lei-Borore-Bonorva-Monte
Leone Rocca Doria.
Nelle zone sotto il loro controllo instaurarono un sistema
amministrativo giudiziario in stretta dipendenza dalla madrepatria.
Mentre i Fenici gestirono autonomamente le città
sarde, definite città Stato, i Cartaginesi dominarono
la Sardegna con funzionari inviati da Cartagine, lisola
diventò quindi una vera e propria colonia.
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Fulcro
del dominio punico rimasero le città già fenice:
Caralis, Nora, Bithia, Sulci, Tharros, Othoca, Cornus, che
vennero fortificate e punicizzate, con limposizione
di una cultura estranea e per questo male assimilata, almeno
in un primo tempo. Le città erano amministrate da
due Plenipotenziari chiamati Sufeti, che governavano in
nome e per conto di Cartagine, politicamente, amministrativamente
e militarmente.
Leconomia dellisola fu indirizzata coattivamente
verso lagricoltura e migliaia di ettari furono disboscati
per lasciar posto alla coltura del grano e dei cereali.
Lesercito cartaginese formato da mercenari si serviva
anche di indigeni per ingrossare le proprie fila.
I sardi autoctoni, arroccati nelle montagne centrali, continuarono
ad erigere nuraghi e tombe dei giganti e a seguire le credenze
religiose degli avi ed indubbiamente la cultura nuragica
si evolse in modo autonomo, racchiusa in valli inaccessibili
e in siti montani inespugnabili; si potrebbe così
teorizzare una Sardegna libera, con una nazione
unita, almeno per combattere linvasore.
In quel lontano periodo iniziò la dicotomia decisiva
che differenziò il Campidano e la pianura ad economia
agricola e le zone montagnose ad economia pastorale. (...)
La
Religione
La religione punica, era incentrata sulla divinità
primaria chiamata BAAL (lo Zeus Greco). A Baal si affiancò
una Dea, di concezione cartaginese, TANIT, che rappresentava
la manifestazione femminile di Baal e non una divinità
diversa.
(...) I defunti venivano cremati e le ceneri conservate
in urne e raccolte in un luogo sacro chiamato Tophet. |
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I
Tephatim (Plurale di Tophet) furono ritrovati nelle
città fenicio- feniciopuniche di Nora, puniche
Bithia, Sulci, Tharros etc. (...)
I cartaginesi, oltre alla semplice deposizione in urna
contenente le ceneri, presero labitudine di porvi
accanto delle stele, per ricordare probabilmente il
defunto |
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Tophet
a Sant'Antioco |
invocando
la divinità a protezione. I punici usavano
anche delle tombe ipogeiche con Dromos (corridoio)
di accesso o a pozzo verticale.
In periodo tardo i cartaginesi abbandonarono la pratica
dellincenerazione ed iniziarono a deporre il
defunto su un giaciglio funebre accompagnato da scarabei
con chiaro intento apotropaico, (oggetti che scacciano
i cattivi spiriti).
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Nonostante la dominazione assoluta punica,
si ebbero contatti commerciali con greci ed etruschi attirati
dalle materie prime che le miniere offrivano; i rapporti furono
senza dubbio frequenti, come i ritrovamenti di manufatti stanno
pian piano dimostrando.
Oltre
ai pochi scambi con i popoli anzi accennati, la Sardegna rimase
saldamente legata alla potenza dominatrice, che tendeva a
cancellare ogni tradizione passata. A quel periodo risalgono,
forse, le più grandi distruzioni del patrimonio archeologico
esistente, specialmente nel Campidano. Opere megalitiche,
tombe dei giganti, nuraghi, vennero sistematicamente distrutti,
per poter sfruttare le pietre che li componevano e costruire
fortificazioni e altre opere militari.
In molti luoghi, i cartaginesi preferirono insediarsi per
convenienza, su costruzioni esistenti, così alcuni
siti sono stati salvati per puro caso e ci sono giunti con
sovrapposizione al Neolitico/Nuragico preesistente. Con i
cartaginesi iniziò anche un urbanesimo antesignano,
crescendo le città a dismisura a scapito delle campagne
dove regnava il lavoro coatto e, da dove, liberi cittadini
scappavano per cercare gli agi urbani.
In due secoli e mezzo abbondanti, i punici riuscirono a cancellare
una nazione, a distruggere una economia, sebbene primitiva,
a spogliare lisola del patrimonio boschivo e a oscurare
lingua e tradizioni millenarie. (...)
I sardi dei territori in mano ai cartaginesi erano costretti
a pagare esose tasse o a lavorare, forse in modo coatto, nelle
miniere pubbliche od in terreni demaniali per produrre ricchezza
da portare a Cartagine. Nei casi più fortunati il loro
lavoro era dovuto ai proprietari terrieri, rigorosamente punici,
in cambio di pochi soldi e di qualche libagione.
Fu così che nel 368 a.C. il popolo si ribellò,
subendo dure repressioni e punizioni esemplari che fiaccarono
ogni desiderio di protesta.
Nel 348 i cartaginesi controllavano la situazione così
saldamente che intimarono ai romani di commerciare con la
Sardegna solo in presenza di Araldi e Scribi punici. I sardi
liberi, abbandonati, i fortilizi di Barumini, Orrobiu, Genna
Maria, rivelatisi insufficienti a fermare gli eserciti mercenari
punici, si trincerarono oltre le terre controllate dai cartaginesi
costruendo fortificazioni rozze ma adatte allo scopo.
Una di queste fortificazioni è ancora visibile nellaltopiano
di Campeda contrapposta ad una più rifinita costruzione
di confine punica. (...)
Nel 240, i mercenari cartaginesi di stanza in Sardegna si
ribellarono per ottenere emolumenti arretrati e imperversarono
nel territorio compiendo ogni sorta di misfatto; la reazione
della popolazione sardo-punica li costrinse, nel 238 a.C.,
a chiedere aiuto ai romani che con il console Tiberio Sempronio
Gracco occuparono lisola senza incontrare resistenza
alcuna.
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Testo
estratto e adattato dai libri di Sergio Atzeni
per cortesia dell'autore.

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