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La
Sardegna medioevale
850/900 - 1420
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I GIUDICATI
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La Sardegna si divide
in quattro regni.
Testo
di Sergio Atzeni.

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Giudicessa
Eleonora d'Arborea - Oristano
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Come
detto, fino all'anno mille, nessuna notizia scritta ci è
pervenuta, solo dopo il mille abbiamo dei riscontri in documenti
anche se poco numerosi.
Ritroviamo così la Sardegna suddivisa in quattro
Regni o Giudicati retti da un Re o Giudice:
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- Giudicato
di Calari.
- Giudicato
di Arborea.
- Giudicato
di Torres.
- Giudicato
di Gallura.
Stati indipendenti
sovrani e perfetti, in quanto non soggetti ad altra
potenza e in grado di dichiarare guerra o stipulare
alleanze.
Ogni Giudicato era governato da un Giudice o Re eletto
da una assemblea chiamata corona De Logu, formata
da rappresentanti eletti nelle curatorie.
Il giudice governava in nome del popolo, quindi il
suo potere gli derivava dal popolo stesso, con un
sistema misto elettivo ereditario. Il Giudice amministrava
anche la giustizia ed era il capo militare dello stato,
nominava i funzionari che dovevano porre in atto le
sue disposizioni.
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Lo stato
o giudicato era diviso in curatorie che comprendevano vari
paesi o ville; le curatorie più estese e quelle più
piccole avevano un numero di abitanti equivalenti, ciò
per una evidente parità politica.
A capo della curatoria stava il curatore nominato dal Giudice
a tempo determinato, con funzioni di giustizia e di polizia,
al quale spettava l'organizzazione dell'esazione delle tasse
nel territorio, a capo delle ville che formavano le curatorie
stava il Majore De Villa, paragonabile all'odierno sindaco.
La società giudicale era formata dai liberi e dai
servi, su 330.000 abitanti stimati in quel periodo, i liberi
raggiungevano le 120.000 unità ed erano divisi tra
grandi liberi proprietari terrieri con grandi latifondi,
i liberi medi con piccole proprietà, i piccoli liberi
coloro che pur essendo liberi non possedevano nulla.
I servi erano la maggioranza, stimati in 220.000 persone,
ma non avevano la condizione di schiavi, in quanto dovevano
fornire obbligatoriamente il lavoro e non la persona che
possedeva tutti i diritti civili. Tra i servi vi erano coloro
che dovevano il lavoro per tutto il giorno ad un unico padrone,
altri a più padroni per ore diverse.
I tributi erano dovuti in base ai patrimoni personali e
versati normalmente in natura, non esistendo monete giudicali,
i tributi potevano essere, in alcuni casi, pagati anche
col lavoro nelle terre statali.
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La chiesa nei giudicati era radicata e influente e
ritornava sotto la sfera di Roma abbandonando il rito
orientale; era divisa in archidiocesi e diocesi cui
appartenevano le parrocchiali.
La giustizia giudicale era regolata da un insieme
di leggi, civili e penali, tramandate oralmente chiamate
più tardi "Carta De Logu".
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Nostra
Signora di Castro - Oschiri - Sassari
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La corte
giudicale, pur risiedendo nel capoluogo designato, era sostanzialmente
itinerante e redigeva gli atti di governo nei luoghi ove
si trovava nel momento trascrivendoli su pergamena .
Come ampiamente già trattato, i regni giudicali,
furono funestati dalle scorrerie islamiche con la conseguenza
dell'abbandono delle città e paesi costieri, che
iniziarono una decadenza inarrestabile.
Caralis fu abbandonata a favore di S. Igia, così
come Nora, Tharros, Turris Libissonis e decine di altri
paesi.
Fu forse in questo periodo che i sardi diffidarono del mare
non diventando così dei marinai: la vocazione contadina
ebbe un impulso notevole anche per terre demaniali che venivano
concesse, per un tempo limitato, ai cittadini che le sfruttavano
a turno.
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Chiesa
della SS. Trinità di Saccargia - Sassari |
La
Sardegna giudicale fu meta di ordini clericali come quello
dei Benedettini Cassinesi e dei Vittorini, chiamati dai
Giudici con l'intento di importare nuove conoscenze e bonificare
territori insalubri e abbandonati. Con essi si ebbe un nuovo
impulso agricolo con l'uso di nuovi strumenti più
adatti alla semina e al raccolto e notevoli opere di bonifica
dei territori malsani: lo scopo di questi ordini era una
conversione col lavoro; riuscirono anche ad ottenere dai
giudici chiese per poter fondare monasteri.
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Da segnalare
l'opera dei vittorini che portò a termine la chiesa
di S. Saturno a Calari.
I giudicati furono altresì meta di mercanti genovesi
e pisani che, col tempo, diventarono i veri padroni dell'economia
dei quattro regni.
I pisani, nel 1216, ebbero in concessione dal giudice di
Calari, la collina di Castello nella quale costruirono una
rocca fortificata per meglio controllare i propri commerci.
Quella concessione costò ai giudici che risiedevano
a S. Igia, la distruzione del giudicato: diventati filo-genovesi
furono attaccati e sconfitti da una coalizione formata dai
pisani e dai giudicati di Arborea, Torres e Gallura; la
stessa S. Igia fu distrutta ed il territorio diviso tra
i vincitori.
Finiva così dopo 3 secoli e mezzo il giudicato di
Calari.
Nel 1288 i pisani, scacciato il giudice Nino Visconti, occuparono
il Giudicato di Gallura, decretando anche la sua fine.
Il Giudicato di Torres dopo la morte della Giudicessa Adelasia
nel 1259 fu conteso fino al 1293 dai Bas Serra di Arborea
e dai Doria. La disputa si risolse con la spartizione del
territorio tra le due famiglie, mentre Sassari si proclamò
comune, insieme con le curatorie di Fluminargia e Romangia.
Vita più lunga ebbe il Giudicato di Arborea, che
dopo aver conquistato quasi tutta la Sardegna, dovette arrendersi
ai catalani-aragonesi nel 1420.
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Testo
estratto e adattato dai libri di Sergio Atzeni
per cortesia dell'autore.

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Per
oltre 500 anni la Sardegna fu divisa in 4 stati, ognuno
con una sua storia indipendente; dobbiamo, quindi,
vedere gli avvenimenti in maniera autonoma prima di
riallaciarci alla storia dell' isola come "stato
unico".
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