| |
______________________________________________________________
L'euforia per la raggiunta Unità mise in secondo
piano i gravi mali che affliggevano l'Italia; specialmente
le regioni meridionali, uscite di botto dal Medioevo, erano
colpite da un sottosviluppo endemico che i vecchi padroni
avevano trascurato.
|
La Sardegna era in condizioni disastrose: analfabetismo
imperante, povertà diffusa, brigantaggio inarrestabile,
economia e forze produttive inesistenti, malaria ed
epidemie sempre presenti.
In questa situazione i governi italiani, davanti a
problemi giganteschi, non seppero da dove iniziare
e abbandonarono l'Isola a se stessa.
Gli 11 deputati sardi che sedevano in parlamento,
che intanto si era trasferito a Firenze che diventava
capitale d'Italia, presentarono una richiesta al Governo
per ottenere investimenti pubblici nell'Isola.
|
Il
latitante Salis Giovanni Corbeddu 
|
Nel 1867,
il seme del malcontento portò alla rivolta a Nuoro
con i moti de "Su Connotu", in opposizione alle
vendite di terreni demaniali sottraendoli alla pastorizia.
Nel 1869 giunse nell'isola una commissione, guidata dal
De Pretis, per indagare sullo stato economico della Sardegna,
non ci furono risultati ma solo rapporti: per risolvere
i problemi ci volevano fatti e non bastavano le parole.
Il 20 settembre del 1870, Roma fu liberata con un semplice
colpo di mano e i problemi italiani furono messi da parte
per dedicarsi alla edificazione di una capitale che dava
ai Savoia un trono finalmente in una degna cornice, sulle
spalle di tutti gli italiani che avevano fatto la nazione.
(...) Tutte le risorse furono dirottate verso la nuova Capitale
che come un'idrovora assorbì il sudore del giovane
Stato italiano.
Mentre i capitali affluivano nell'urbe, la Sardegna raccoglieva
solo briciole, con completamento di strade e reti ferroviarie
già vecchie al momento della nascita; fu inaugurato
anche il collegamento settimanale via mare con Genova, ben
poca cosa rispetto al necessario.
Le miniere del Sulcis erano le uniche industrie presenti
che non trasformavano la materia prima e non fornivano quindi
valore aggiunto remunerativo. Solo i piccoli commerci consentivano
di sbarcare il lunario nelle città, mentre l'agricoltura
antiquata e la pastorizia nomade fornivano solo di che mangiare.
Alla fine dell'800 una febbre di rinnovamento contagiò
anche le città sarde, con distruzione di mura, bastioni
e opere architettoniche di valore storico; ciò solo
per dare spazio a civili abitazioni e fu distrutto così
un patrimonio che oggi sarebbe stato motivo di turismo culturale
e quindi di benessere.
|
Dopo il 1900 l'analfabetismo nell'Isola sfiorava ancora
il 69% mentre il reddito pro-capite era il più
basso d'Italia, in questa situazione il banditismo
dilagava, così come il furto del bestiame,
innescando quelle faide che ancora oggi sono presenti
in molti paesi dell'interno.
Nell'isola continuarono ad arrivare carabinieri e
non capitali e la situazione economica toccava livelli
talmente bassi che molte famiglie mangiavano solo
pane e formaggio fatto in casa.
Nel 1904 i minatori di Buggerru scioperarono per chiedere
condizioni di lavoro più umane; 3 persone morirono
e undici furono ferite.
|
|
Iniziarono in quegli anni le emigrazioni verso il miraggio
del lavoro e del benessere che l'isola non poteva offrire.
|
La gloriosa Brigata Sassari naque nel 1915 |
Allo scoppio della 1° Guerra Mondiale nel 1915,
molti sardi furono arruolati nell'esercito e mandati
a combattere nelle trincee a morire per la Patria.
Molti caddero comportandosi eroicamente, altri rientrarono
per affrontare la triste realtà del dopoguerra.
La grande crisi economica che seguì il conflitto
vide nascere le prime organizzazioni operaie che rivendicavano
il diritto al lavoro e la parità sociale: il
Governo si mostrò impotente ad affrontare una
situazione così critica e il partito fascista
con la famosa marcia su Roma del 1922 salì
al potere. Nonostante uno schieramento contrario dei
politici sardi e le epurazioni compiute dal Governo
fascista, nell'Isola arrivarono cospicui investimenti
per la costruzione di
|
opere
pubbliche di grande portata.
Furono costruite nuove strade, piazze, ospedali, ferrovie,
opere portuali, ma la situazione economica dell'Isola rimaneva
al di sotto della linea di povertà.
Forse per arginare il banditismo ormai spregiudicato e organizzato,
nel 1927 fu istituita la provincia di Nuoro. Si iniziarono
opere di bonifica dei territori malsani, favorendo l'immigrazione
di famiglie continentali.
Nacque così l'odierna Arborea e più tardi,
nel 1938 Carbonia, ma decine furono le bonifiche in tutto
il territorio isolano.
Si arrivò così alla 2° Guerra Mondiale,
dove i sardi ancora una volta si distinsero per eroismo.
Cagliari fu pesantemente bombardata, così come altri
centri sardi, l'economia autarchica di sopravvivenza diventò
la regola, il mercato nero e l'arte di arrangiarsi salvarono
gran parte della popolazione.
Finita la guerra il referendum del 1946 sancì la
caduta della monarchia a favore della Repubblica: dopo 85
anni di potere in Italia i Savoia perdevano quella corona
che avevano inseguito per generazioni.
|
|