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Lo scambio con la Sicilia non fu certo conveniente per i
Savoia, ma un titolo regio, specialmente se ottenuto con
fortuna, non si rifiuta mai ed i sardi, come sempre, subirono
le decisioni altrui, senza nulla poter fare per opporsi.
Dopo quattro secoli di dominio aragonese-spagnolo, la nuova
dominazione di turno si insediò nell'isola tramite
un viceré che per la cronaca si chiamava Filippo
Guglielmo Pallavicino Barone di Saint-Remy.
Iniziò così un altro triste capitolo della
storia dell'isola, "dalla padella nella brace"
per usare un proverbio calzante.
I Savoia trovarono l'isola in condizioni a dir poco, disastrose.
Economia inesistente, popolazione dissanguata, città
e boschi in decadenza, analfabetismo al 99%.
In questa situazione, ci sarebbe voluto un impegno notevole
ed una esperienza non comune, per ridare ossigeno all'economia.
Ma i piemontesi, oltre a non essere all'altezza non vollero
muovere un dito, anzi il loro intento fu quello di depredare
ulteriormente ciò che restava.
Il primo Re piemontese che i sardi dovettero riconoscere
loro sovrano fu Vittorio Amedeo II, che confermò
tutti i privilegi e le leggi dei precedenti dominatori,
fatto che impedì qualunque riforma sociale ed economica.
Nel 1730 Vittorio Amedeo II abdicò in favore del
figlio Carlo Emanuele III.
Si tentò di agire con la nomina del Bogino a ministro
per gli affari di Sardegna, cercando di introdurre l'uso
dell'italiano e di istituire una scuola che cercasse di
combattere l'analfabetismo generale; nel 1765 si riformarono
le Università di Cagliari e Sassari con l'apertura
di nuove facoltà.
La situazione rimase disastrosa, con i feudatari che spremevano
più del dovuto il popolo; carestie e povertà
erano in quei tempi il comune dominatore. Allo sfarzo dei
pochi ricchi e potenti, si contrapponeva la povertà
estrema della maggioranza del popolo. Nessun diritto, se
non teorico, era lasciato ai cittadini, i cui rappresentanti
appartenenti allo stamento del popolo avevano solo la prerogativa
di confermare l'ammontare della donazione da dare al sovrano.
In effetti ciò non poté avvenire poiché
i Piemontesi non convocarono, durante i 141 anni del loro
dominio, mai una volta gli stamenti.
La Sardegna nonostante avesse dato la corona ai Savoia era
considerata un dominio, quindi sede di un viceré
ed emarginata e lontana economicamente anni luce dal territorio
continentale.
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Carloforte - Vi si parla un dialetto ligure |
Ci
furono iniziative per migliorare l'agricoltura, ancora
estensiva e primordiale, con i signori feudali ed
il clero che incameravano il 50% della rendita e possedevano
il 90% di proprietà fondiaria, sulla quale
il governo non aveva nessuna giurisdizione.
Fallirono però tutti i tentativi di riforma,
favorendo la piaga del banditismo e del furto del
bestiame (abigeato) che lo stato combatteva riempiendo
le patrie galere ma non risolvendo il problema; si
tentò di ripopolare l'isola, oramai quasi disabitata,
con "l'immigrazione forzata" di Corsi, Liguri,
Maltesi, ma anche questo tentativo non portò
a nessun risultato positivo..
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Nel 1780, causa la fame, a Sassari si svolse una dimostrazione
contro il viceré marchese di Maccarani, che ebbe
come epilogo la condanna a morte di otto popolani; così
governavano i piemontesi.
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