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Iniziava con Carlo Alberto il Regno della dinastia dei Savoia
Carignano. Il nuovo Re era pervaso da una forte voglia di
fare e di rinnovare e volle recarsi di persona
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Alberto Ferrero Della Marmora |
in
Sardegna, accompagnato da Alberto Ferrero Della Marmora,
autore del famoso "Itinerario dell'isola di Sardegna"
e "Voyage en Sardaigne", fautore dell'abolizione
del feudalesimo. Il feudalesimo infatti fu abolito
puntualmente nel 1838, aveva resistito 500 anni abbondanti,
mettendo in ginocchio la Sardegna e la sua economia,
le cui conseguenze negative sono, ancora oggi, evidenti.
Formalmente, il 12 maggio 1847, i sardi, chiesero
al sovrano, la fusione con i territori continentali
e la conseguente abolizione dell'autonomia sarda.
Il Re concesse la "fusione" e l'isola ebbe
da allora le stesse leggi e gli stessi doveri dei
territori del continente.
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Cedendo
alle nuove idee di unità italiana, suggerite da Martini
e dal Gioberti, Carlo Alberto decise di entrare in guerra
contro l'Austria per liberare la Lombardia; adottò
in quella occasione la bandiera tricolore, già emblema
di altri stati dello stivale, scoppiava così la prima
guerra d'Indipendenza; era il 23 marzo 1848.
I Sardo-Piemontesi riportarono però cocenti sconfitte
e Carlo Alberto fu costretto ad abdicare in favore del figlio
Vittorio Emanuele II. Il nuovo Re, dopo aver firmato una
pace capestro con gli austriaci, cercò di togliere
i secolari privilegi del clero per dare giustizia ed eliminare
dei diritti che il popolo non sopportava. Intanto si affacciava
alla scena politica il conte Camillo Benso di Cavour, che
cercò una alleanza potente per poter combattere gli
austriaci con qualche speranza.
L'occasione si presentò ben presto nel 1855, quando
i russi attaccarono la Turchia ed i piemontesi si allearono
con Francia ed Inghilterra per difendere i turchi in Crimea.
Con la vittoria sui russi, i piemontesi sedettero di diritto
sul banco dei vincitori e convinsero la Francia ad una alleanza
per combattere gli austriaci.
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Scoppiò così nel 1859 la II guerra d'Indipendenza
che fruttò al Regno di Sardegna la Lombardia
e l'annessione dei ducati di Parma e di Modena. Con
l'impresa dei mille, Garibaldi consegnò a Vittorio
Emanuele anche il Regno delle due Sicilie. Alla unità
completa mancavano di fatto solo Venezia e lo Stato
Pontificio.
Si arrivò al 1861, dove a Torino il parlamento
composto dai rappresentanti degli stati appena incorporati,
il 17 marzo promulgò la legge composta da un
unico articolo che recitava: "Il Re Vittorio
Emanuele II assume per sé e per i suoi successori
il titolo di Re d'Italia".
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Garibaldi
e la figlia Clelia a Caprera nel 1876
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Il Regno
di Sardegna cambiava nome in Regno d'Italia ed il suo sovrano,
conservando lo stesso ordinale, diventava Re.
La Sardegna diventava in quel momento una regione del nuovo
stato, cedendo il suo titolo di Regno ed il suo stesso Re.
Una trasformazione, dunque, la Sardegna sebbene nominalmente,
fu l'artefice dell'unificazione, infatti le altre Regioni
furono prima annesse e poi si dichiarò, con legge
apposita, la trasformazione. Non è quindi demagogico
affermare che l'Italia oggi esiste perché il Regno
di Sardegna ha favorito e permesso l'unione, perché
il Regno di Sardegna ha ceduto il suo nome e le sue prerogative
alla entità giuridica di nuova formazione che deve
essere considerata una continuazione del vecchio Regno.
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