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I Pisani
presero a frequentare la Sardegna dopo la sconfitta di Mugiahid
e furono dei mercanti per eccellenza, competendo con Genova
e cercando prima il profitto poi i territori.
Pian piano ebbero il monopolio mercantile dell'isola imponendo
con l'opera di S. Maria una supremazia non solo economica.
Offrivano "spassionatamente" servizi ai giudici
tra i quali l'addestramento militare o quello marinaresco,
consigli in politica ed in diplomazia.
I rampolli isolani non di rado venivano ospitati a Pisa
per ricevere una educazione "moderna e nobile".
Una protezione a 360 gradi che si radicò fino a diventare
opprimente e ossessiva.
Nel 1215, con queste credenziali, Lamberto Visconti, Giudice
di Gallura, "costrinse" il Giudice di Cagliari
Barisone e sua moglie Benedetta a concedere, ad un gruppo
di mercanti pisani, la licenza per costruire, in una collina,
un borgo fortificato per meglio proteggere i propri interessi.
Lamberto più tardi sposerà Benedetta rimasta
vedova e governerà indirettamente il Giudicato.
I Sovrani di Calari furono però essenzialmente filogenovesi
e questa loro partigianeria li portò alla rovina
nel 1258, quando una coalizione di Pisani, Arborensi, Galluresi
e Logudoresi attaccò S. Igia distruggendola e causando
la fine del Giudicato di Calari; i pisani si installarono
così nella Rocca di Castel di Calari che fu il primo
possedimento oltremarino di Pisa.
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Nel
1288, quando Nino Visconti fu allontanato da Pisa,
lasciando il giudicato di Gallura vacante, i Pisani
se ne impossessarono, ponendovi a capo un Vicario;
Nino Visconti tentò di allearsi con potenze
avverse a Pisa per rimpossessarsi del suo giudicato,
senza però mai riuscirci.
Nel 1297 Pisa incorporò anche le curatorie
calaritane che Arborea aveva annesso dopo il 1258,
per cessione testamentaria di Mariano II che fu, alla
fine del suo regno, partigiano assoluto del Comune
toscano.
Nel 1302 Pisa si impossessò anche dei territori
dell'Iglesiente, dopo aver sconfitto Guelfo della
Gherardesca, che venivano considerati dei possedimenti,
quindi senza nessuna autonomia o sovranità
ed erano regolati da statuti chiamati Brevi.
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Castel
di Castro era governato da due Castellani di nomina annuale
direttamente da Pisa, coadiuvati da un consiglio di anziani
nominato dal popolo diviso in compagnie a seconda della
attività artigianale o commerciale esercitata.
I pisani potevano contare sul profitto delle miniere del
Cixerri che con i pani d'argento prodotti dava una buona
mano alle casse dello Stato e per difendere questi ambiti
possedimenti e guardarsi soprattutto dagli arborensi, avevano
rimesso in uso i vecchi castelli giudicali e costruito dei
nuovi. Fu tutto inutile, perché già nel 1297,
con l'istituzione del Regnum Sardiniae et Corsicae da parte
del Papa dantesco Bonifacio VIII e la relativa infeudazione
a Giacomo II di Aragona che riceveva la "Licentia invadendi",
si era già delineato il futuro pisano nell'isola.
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I toscani, coscienti del prossimo arrivo aragonese
si prepararono, fortifi-cando Castel di Calari e costruendo,
nel 1305 e nel 1307, le tre famose torri di S. Pancrazio,
dell'Aquila e dell'Elefante.
Grazie all'aiuto degli Arborensi, che pensavano di
diventare unici feudatari sardi anche se vassalli
di Aragona, nel
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Particolare
della Torre dell'Elefante - Cagliari
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1323
una flotta Iberica sbarcava a Palma di Sulcis (S. Giovanni
Suergiu) e in sette mesi occupava Villa di Chiesa dirigendosi
verso Castel di Calari che si arrese il 19 Giugno 1324.
In un primo tempo Pisa tenne Castel di Calari, costretta
a cedere tutti gli altri territori agli aragonesi, ma nel
1326 più volte sconfitta nel mare sardo mentre tentava
di riprendere le terre perse, fu costretta ad abbandonare
per sempre l'isola.
La permanenza dei pisani nell'isola, prima come mercanti
invadenti e protettori, poi come dominatori colonialisti,
aveva causato guerre fra giudicati, uccisioni di giudici,
dipendenza economica assoluta, distruzioni di città
e dei due giudicati di Calari e Gallura.
E tutto ciò in soli 68 anni dal 1258 (pieno possesso
di Castel di Cagliari) al 1326, anno della loro cacciata;
non vogliamo immaginare cosa sarebbe successo se la loro
dominazione fosse continuata nel tempo.
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