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Intanto
nel 219 a.C. Annibale, al comando di un esercito stanziato
in Spagna, attaccò la città di Sagunto (...),
raggiunse lItalia valicando le Alpi (...), superò
gli Appennini e sconfisse ancora i romani presso il fiume
Trasimeno nel 217 a.C. (...) ed avanzò devastando
la Campania e la Puglia e battendo, nel 216 a.C., lesercito
romano comandato dai consoli Lucio Emilio Paolo e Gaio Terenzio
nella celebre battaglia di Canne. (...) Ma un esercito romano
al comando di Publio Cornelio Scipione sbarcò, nel
204 a.C., presso Tunisi e, nonostante larrivo precipitoso
di Annibale, sconfisse i Cartaginesi nella battaglia presso
Zama (...).
I sardi, durante la guerra, allindomani della sconfitta
romana di Canne, colsero loccasione e inviarono una
ambasceria a Cartagine informandola di una prossima rivolta
tendente a scacciare il presidio romano poco numeroso e
mal organizzato.
A capo della rivolta
stavano due ricchi forse proprietari terrieri, Ampsicora
di Cornus e Annone di Tharros, mossi forse da interessi
personali tesi ad evitare il pagamento di pesanti tributi
ai romani. Un esercito punico inviato nellisola, al
comando di Asdrubale il Calvo, non riuscì a prendere
terra perché colto da una burrasca, mentre i rinforzi
romani, forti di 23.000 soldati di cui 1.500 cavalieri al
comando di Tito Manlio Torquato, sbarcarono a Caralis e
si diressero verso Tharros per domare la rivolta.
In assenza di Ampsicora, lontano per cercare aiuti in Barbagia,
il figlio Iosto affrontò in campo aperto i romani,
presso Milis e fu sconfitto perdendo 3.000 uomini tra morti
e prigionieri.
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Il
suicidio di Ampsicora |
Intanto
lesercito cartaginese riuscì a sbarcare
e unitosi alle forze di Ampsicora e Annone respinse
i romani verso Sud.
Inevitabilmente i due eserciti si scontrarono, forse
vicino ad Assemini ed i sardo-punici furono ancora
sconfitti; Annone e Asdrubale furono fatti prigionieri,
Iosto e 12.000 sardi morirono, altri 4.000 furono
catturati. La notte stessa, Ampsicora per il grande
dolore causato dalla perdita del figlio e per lamaro
della sconfitta, si uccise.
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Per parecchi
anni le scorrerie dei Barbaricini misero in difficoltà
il presidio romano e molte legioni furono inviate per combattere
i Sardi Pelliti, ossia vestiti con pelli, che
a migliaia venivano catturati e venduti schiavi a Roma nelle
aste pubbliche dove il loro prezzo, data labbondanza
dellofferta era irrisorio, da qui il detto Sardi
venales che diventò proverbiale.
Solo nel 111 a.C., 127 anni dopo il primo sbarco Romano, Marco
Cecillo Metello soggiogò definitivamente gli isolani.
La cultura romana faticosamente ma progressivamente si impose
in Sardegna; laspra e cruda lingua consonantica punica
fu soppiantata dal poetico latino, la scrittura romana lentamente
assimilata diventò veicolo di cultura pure in uno scenario
di analfabetismo totale.
La lingua sarda subì una decisiva influenza diventando
ben presto una lingua neolatina evolvendosi fino al periodo
giudicale, quando iniziò un differenziamento territoriale
dovuto alla divisione dellisola in quattro Regni; questa
evoluzione fu interrotta con la dominazione Catalano-Spagnola
che ne mutò lessenza originale.
In Barbaria invece si continuò, probabilmente, a parlare
la lingua misteriosa dei nuragici, modificata da influenze
cartaginesi.
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Testo
estratto e adattato dai libri di Sergio Atzeni
per cortesia dell'autore.

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