Operatori turistici italiani
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Cantadores
a chiterra
e a poesia

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con schede illustrative della
Cooperativa Sociale Remintinde

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I "Cantadores a chiterra" secondo le tradizioni sarde sono nati come manifestazioni estemporanee durante serate conviviali fra amici, durante spuntini e bicchierate di buon vino della nostra terra. I Cantadores si esibivano in disfide canore aperte a cui potevano partecipare tutti i presenti cantando a "Boghe Rea", oggi "Canto in Re".
Tali canti, senza accompagnamenti strumentali, via via affinatisi e perfezionatisi nel tempo si sono estesi ed affermati in occasione di cerimonie importanti quali i matrimoni, durante i quali si cantavano canzoni augurali per gli sposi e per tutti i presenti.
Successivamente, alla voce dei "Cantadores" si è aggiunto l'accompagnamento dell'organetto poi sostituito dalla chitarra.
Durante queste evoluzioni si iniziò a cantare nelle sagre paesane proseguendo nelle disfide canore fra i vari partecipanti; tali disfide venivano chiamate gare, prima con l'accompagnamento dell'organetto, poi sostituito dalla chitarra e in una ulteriore fase, che ci ha portato ai giorni nostri, vi è stato l'utilizzo della fisarmonica in abbinamento con la chitarra.
L'origine della chitarra in uso in Sardegna è attribuita agli spagnoli ed è classificabile in tre periodi: quello degli antichi, la generazione di mezzo e la nuova generazione. Il principale segno distintivo della chitarra per i canti sardi è la misura, notevolmente più grande, rispetto alla chitarra classica e il bellissimo battipenna leggermente intagliato nel legno e decorato con motivi floreali intarsiati in finta madreperla. La chitarra, nell'accompagnamento del canto sardo, ha sempre dovuto e deve tuttora adeguarsi alle capacita estensive della voce del Cantadore. L'accordatura varia a seconda del tipo di tonalità che il Cantadore richiede. Alle origini veniva eseguita sulla tonalità del SOL, che è una tonalità bassa ed era considerata più adatta alle esigenze del tempo - si cantava, ovviamente non a livello professionistico, nei matrimoni, sagre paesane e celebrazioni familiari. Successivamente è stata usata la tonalità del La con utilizzo anche del La Bemolle; questa tonalità è quella maggiormente usata per le serate in piazza. Per ottenere queste tonalità, il Chitarrista, dopo aver preso il La o La Bemolle dall'accordatore, o direttamente dal suono della fisarmonica accorderà la quarta corda (Re) allo stesso La, portandola così ad una quinta sotto. Sulla stessa distanza accorderà quindi le rimanenti cinque corde.
A questo punto il Chitarrista, eseguendo l'accordo di Re Maggiore (che in realtà è invece La o La Bemolle) dà al Cantante il tono base dal quale si apriranno e chiuderanno le armonie di quasi tutti i brani del repertorio. Parlando delle corde si può dire che esse fanno parte di una scelta ben precisa del chitarrista, che cerca quel suono a lui più congeniale avendo a disposizione numerose possibilità di accoppiamento tra sezioni, marche e così via. Per la buona riuscita del canto a chitarra è necessario un ottimo affiatamento fra lo strumentista e il cantante in quanto, non esistendo, durante la manifestazione, spartiti di musica o canzoni scritte, tutto è demandato alla bravura degli esecutori.
L'accompagnamento della chitarra sarda prevede due tipi di tecnica esecutiva: Ad arpeggio - A plettro.
La tecnica ad arpeggio è quella che in passato ha dato origine al repertorio , con grande prevalenza dell'uso del pollice, attraverso il quale l'esecutore seguiva all'unisono la linea melodica principale di ciò che il cantante proponeva, mentre le dita indice e medio facevano l'accompagnamento.
La tecnica a plettro (il plettro è conosciuto anche come pennina) è invece quella più attuale, attraverso la quale l'esecutore è diventato più virtuoso, non tanto nell' accompagnamento della voce, quanto invece negli assoli che separano le voci una dall'altra.

Verso la fine degli anni 50, nel canto logudorese, che fino ad allora ebbe come unico strumento accompagnatore la chitarra, vi fu l'inserimento di un secondo strumento musicale: La fisarmonica.
Dopo le prime timide apparizioni, la fisarmonica, che aveva come solo ed unico compito quello di riempire in sottofondo le armonie e le pause dei cantanti, iniziò ben presto ad attirare l'interesse degli appassionati, diventando col tempo parte integrante del complesso canoro e strumentale.

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Sulla fisarmonica non abbiamo molto da dire in quanto trattasi di uno strumento classico che non ha varianti se non le eventuali decorazioni o intarsi sulla cassa che possono variare fra i vari modelli.

Il repertorio dei "Cantadores a Chiterra" comprende nelle sue varianti:


Canto in Re

E' il canto più difficili da eseguire, non molto orecchiabile; per la difficoltà di esecuzione dello stesso in questo canto emerge tutta la bravura del "Cantadore". (tempo di esecuzione 20').


Sa Nuoresa

La nascita di questo canto sembra sia dovuto all'ascolto di una melodia sentita a Nuoro da parte di un grande "Cantadore" del tempo (si dice Luigino Cossu di Trinità D'Agultu) il quale la ripropose al rientro al suo paese e essendo un canto orecchiabile e dolce viene adottato da tutti i "Cantadores" nel loro repertorio. (tempo di esecuzione 20').


Muttos

Questo tipo di canto è stato sempre a sfondo amoroso, usato soprattutto in occasione di serenate.
 

Vi è una variante dei "Muttos" detta "A dispreziu" che viene cantata per rallegrare l'ambiente dove i vari "Cantadores" scherzano uno contro l'altro. La forma poetica dei "Muttos" è diversa dagli altri canti in quanto la prima parte del componimento può non avere alcuna attinenza con la seconda parte del canto che è quella più interessante. Fra la prima e la seconda parte del componimento è obbligatoria la rima. (tempo di esecuzione 25').


Ballo Sardo

E' consuetudine che negli intervalli fra le varie cantate si inseriscano delle esecuzioni di balli sardi. Tali balli con le note della fisarmonica e della chitarra e, in alcune zone (logudoro) anche con accompagnamento vocale da parte del Cantadore, sono diversi a seconda delle zone della Sardegna e vengono eseguiti quelli dei luoghi in cui ci si trova o a seconda delle richieste del pubblico. (tempo di esecuzione 15/20').


Galluresa

Tale canto è nato dalla partecipazione alle sagre di "Cantadores" provenienti dalla Gallura e considerata la dolcezza e orecchiabilità di tale canto tutti i "Cantadores" lo hanno adottato nel loro repertorio. (tempo di esecuzione 10').


Filognana

Trattasi di canto dal metodo armonioso simile alla Galluresa ma con diverso uso delle note musicali e chiusura vocale. (tempo di esecuzione 10').


Canto in Re

Si inserisce una esecuzione ulteriore di Canto in Re. (tempo di esecuzione 15').


Corsicana

E' un canto di origine Corsa, dolce, armonioso e malinconico. La nascita di tale canto in Sardegna è attribuibile a Ciccheddu Mannoni che lo eseguì per la prima volta a Sorso nel 1945, dopo averlo ascoltato in Corsica. (tempo di esecuzione 15').


Trallalleru

Canto allegro e orecchiabile nato dalla fantasia dei vari "Cantadores". (tempo di esecuzione 10').


Tarantella Sardignola

Canto allegro e brioso, molto orecchiabile; nato dalla fantasia di Giuseppe Chelo e Tonino Canu durante un viaggio verso la Svizzera per partecipare ad una manifestazione con i Sardi emigrati.


Canti classici

Trattasi di canti adattati alle varie note musicali. Sono chiamati canti classici per la loro difficoltà di esecuzione. Tale difficoltà è data dalle variazioni musicali interpretative dell'artista. (tempo di esecuzione 15').


Mi e La + Fa diesis + Si Bemolle

Disisperada

Può essere considerata la lirica del canto sardo. Viene cantata alla fine della serata. Solitamente trattasi di canzone triste o invocazione, tratta un argomento ben definito, e non è di facile esecuzione per i "Cantadores". (tempo di esecuzione 10').


Dispedida

Canto che viene effettuato alla chiusura della serata. Trattasi di canto di saluto e arrivederci al pubblico presente. (tempo di esecuzione 10').


Cantadores a poesia _________________________________

Perchè la gara poetica è stata in passato, sino ad alcuni decenni fa, forse la manifestazione linguistico - culturale più rappresentativa ed importante, e soprattutto la più sentita dai Sardi?
La sua origine (non della gara ma dell'improvvisazione) si perde nella notte dei tempi, poichè nessuno può dire con precisione, nè come, dove e quando, sia nata e nè la sua provenienza.
Sappiamo solo che è antichissima ed è patrimonio culturale dei Sardi, Sia ha notizia che sia praticata in pochissime altri parti del mondo (alcuni centri del Lazio e della Toscana, qualche località della Corsica e dell'America Latina), ma in nessun altro luogo ha raggiunto la raffinatezza, il livello culturale, la disciplina nè il numero dei praticanti come in Sardegna.
La gara vera e propria è nata a d Ozieri nel Settembre del 1896 in occasione di festeggiamenti in onore della Madonna del Rimedio.
L'ideatore e promotore fù il famoso poeta locale Antonio Cubeddu (nato ad Ozieri nel 1863 e deceduto a Roma nel 1955, all'età di 92 anni). Fino ad allora la poesia era cantata o recitata nelle feste paesane, senza un palco, una giuria ed un compenso economico vero e proprio e senza un invito ufficiale ai partecipanti da parte degli organizzatori. Si cantava e basta, a gruppi di due o più improvvisatori e tutte le occasioni erano valide per dimostrare l'abilità nel comporre poesie.
Non c'era occasione di divertimento o d'aggregazione sociale nella quale non fosse presente la "poesia estemporanea" (per esempio matrimoni, fidanzamenti, tosatura delle pecore, uccisione del maiale, vendemmia, semina e raccolta del grano).
Il canto degli improvvisatori era sempre accompagnato da un gruppo di cantori che formavano il coro d'accompagnamento attraverso suoni vocali e gutturali.
Il canto dei poeti del nord e centro della Sardegna, si è differenziato da quello del sud dell'isola, poichè in quest'ultima zona la poesia è stata sempre intercalata da strumenti musicali (generalmente la chitarra o la fisarmonica). Il passo più grande fù però l'intuizione del Cubeddu, che, da semplice momento di svago, portò la poesia estemporanea dalle bettole e dagli ovili e da altri luoghi di ritrovo sui palchi dell'isola come momento festivo e collettivo più importante.
Infatti, da quel momento, col passare d'alcuni anni, sostituì ogni tipo di manifestazione, diventando il punto di riferimento e la base organizzativa d'ogni festa o sagra paesana.
La gara, nei suoi primi anni di vita, era seguita a premio ed il vincitore riceveva un compenso in denaro o in vestiario. Ai partecipanti alla gara era imposto, da parte degli organizzatori, un tema da cantare che poteva riguardare la religione, la politica, la storia, l'attualità od altro. I poeti rappresentavano dunque il mezzo d'informazione e di comunicazione più seguito dal popolo che aveva nei cantori l'unico putno di riferimento con la cultura e la realtà.
Tutto ciò fece la fortuna della gara, portandola ad espressioni poetiche altissime, grazie anche all'abilità e alla cultura degli improvvisatori, quali lo stesso Antonio Cubeddu e Giuseppe Pirastru di Ozieri, Gavino Contini di Siligo, A. Andrea Cucca di Ossi, Salvatore Testoni di Bonorva, Sebastiano Moretti di Tresnuraghes e Antonio Farina di Osilo.
Seguirono, poi in epoche più recenti, Salvatore Sassu di Banari, Raimondo Piras di Villanova Monteleone e Salvatore Tucconi di Buddusò, che sono considerati i più grandi esponenti che la Sardegna e quest'arte abbia mai avuto. Da ricordare inoltre Giuseppe Sotgiu di bonorva, Andrea Ninniri di Thiesi, fratelli Piredda (Antonio di Thiesi e Gian Gavino di Romana), Pulina di Ploaghe e Budroni di Banari. Furono presenti nei palchi anche due donne, Caterina Porcu di Ossi e Maria Farina (figlia del poeta Antonio) di Osilo, che cercarono fortuna all'interno di un ambiente prettamente maschile.
Alla fine della gara agli altri partecipanti la manifestazione non spettava alcun compenso, e spesso ciò creava invidie o malumori tra i poeti e i tifosi presenti nella piazza, suscitando il malcontento di tutti. In seguito a questi avvenimenti, molto più frequenti di quanto si possa pensare, fù introdotta la formula del compenso equo per tutti, dando così inizio al "professionismo" tra i cantori che dura sino ai giorni nostri.
Agli inizi del 1900 fu introdotta, alla fine della gara, l'esecuzione della "moda", cioè un componimento poetico composto di più intrecci nelle parole, cantanta in onore del Santo o della circostanza per la quale era svolta la manifestazione. In seguito fù aggiunto un prologo alla gara che fù chiamato "l'esordio", il quale permette agli improvvisatori la massima libertà di espressione non vincolata come il tema.
Durante il periodo del fascismo (intorno agli anni trenta), proprio per quel carattere culturale prima accennato, le gare furono proibite o controllate nei temi che erano assegnati.
Sino alla fine degli anni Sessanta la presenza della "poesia improvvisata" all'interno delle feste o delle sagre è stata talmente forte, che i giorni che si dedicavano a tale arte erano almeno due o addirittura tre, all'interno dell'intero programma dei festeggiamenti.
In questi ultimi decenni la poesia orale ha conosciuto dei momenti di crisi, forse a causa della scarsa partecipazione dei giovani nell'apprendere quest'arte, o perchè la poesia è stata soppiantata dai moderni mezzi di comunicazione ed ha perso la sua valenza comunicativa all'interno dei loro antenati.
Nei giorni nostri la presenza nei palchi non solo degli ultimi cantori anziani (Bernardu Zizi di Onifai, Mario Masala di Silanus, Antonio Pazzola di sennori) ma anche dei giovani Salvatore Ladu di Sarule, Celestino Mureddu di Aidomaggiore, Bruno Agus di Gairo, Giuseppino Donaera di Ossi, Salvatore Scanu di Ozieri e Nicola Farina di Orgosolo.
All'interno del programma di valorizzazione di tutta la cultura Sarda, portato avanti dalla Cooperativa Sociale Remintidne, la poesia orale ha un grande momento di riscoperta attraverso la valorizzazione di quei pochi giovani che ancora si dedicano a quest'arte così antica e nobile.
E' intenzione della Cooperativa stessa l'apertura di scuole che permettano lo studio della poesia orale e la collaborazione con Enti Culturali o Asoociazioni che abbiano le medesime finalità per promuovere la diffusione e la conoscenza della "gara".