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I canti sardi
sono da considerarsi fra i più straordinari esempi
di polifonia del Mediterraneo, per complessità,
ricchezza timbrica e forza espressiva; le loro peculiarità
ne fanno una realtà propriamente isolana, che
non ha eguali nel resto del mondo.
Le loro origini sono arcaiche, come la loro funzione
sociale di aggregazione e rafforzamento dei legami all'interno
della comunità. Sono gli stessi interpreti di
queste forme di canto ad accreditare l'ipotesi che essi
trovino il loro nucleo originario nell' imitazione dei
suoni della natura, gli unici suoni che il pastore,
nei lunghi mesi di solitudine nei pascoli lontano dal
paese, poteva ascoltare e analizzare fino al più
impercettibile dettaglio. |
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Soprattutto
le vibrazioni e i timbri prodotti dai greggi di pecore
sembrano ispirare il forte e caratteristico aspetto
gutturale di questi canti; un elemento originario,
che poi evolve in una rara raffinatezza fatta di melismi,
complesse ritmiche ed emozionanti modulazioni.
Il Collegium Kalaritanum li illustra in modo molto
chiaro in queste schede:
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Questo
tipo di canto, definito anche "Il canto dei pastori",
é presente solo ed esclusivamente in Sardegna.
E' sicuramente la forma più arcaica fra tutte
quelle presenti nell'isola, le sue origini risalgono
infatti al secondo o al terzo millennio a.C.
Non esistono invece certezze per quanto riguarda le
modalità con le quali il canto è nato,
ma si ritiene sempre più plausibile la teoria
secondo la quale, il Canto a Tenores sia venuto alla
luce grazie a quei pastori che, vivendo nelle campagne
sarde, riproducevano i suoni della natura che li circondava:
i muggiti dei buoi, il belato delle pecore e delle
capre, i grugniti dei cinghiali o il fruscio del vento,
opportunamente armonizzati e dotati di testi poetici
di secolare bellezza.
L'uso gutturale delle voci e i tipici canti d'intonazione,
poi, rendono inconfondibile e di grande impatto questa
arte millenaria. Una magia della voce umana.
Il gruppo "A Tenores" che, a seconda delle
varie zone della Sardegna è anche chiamato
"Cuncordu" (accordo), "Cuntrattu",
"Cunzertu", "Cussertu", "Ussertu"
(concerto), consta di quattro elementi:
- Basso (Basciu, Bassu, Grossu)
- Baritono (Contra)
- Mezza Voce(Mesa Oghe, Mesa Boche, Tippiri o Trippi)
- Voce(Boghe, Boche, Boci o Bozi).
Fra le quattro, quella del Basso, è sicuramente
la voce più particolare e caratteristica.
Il suono grave da esso prodotto, è di tipo
gutturale, ottenuto cioè grazie alla vibrazione
della parte della laringe sovrastante le corde vocali.
I suoni creati con questa tecnica danno luogo a delle
note non ben definite ma molto ricche di armonici
che, all'interno dell'accordo vocale, producono un
effetto straordinariamente melodico.Anche il Baritono
emette dei suoni gravi e gutturali, ma in maniera
diversa dal Basso.
Il Basso infatti esegue la fondamentale mentre il
Baritono si muove parallelamente tenendo la quinta.
La Mezza Voce, che è anche quella più
acuta, si assesta sulla terza maggiore ma ha facoltà
di muoversi più liberamente, arrichendo in
tal modo l'accordo risultante. Alla Voce è
affidata la parte solista.
L'evoluzione del canto è imperniata sulla esecuzione
della melodia da parte del solista (Sa Oghe), alla
quale fa seguito il ritmato intervento corale delle
restanti voci che risponde con dei monosillabi (Bom,
Bim, Bam Bo! - Bom, Bi, Ram, Bim Bai! ...).Generalmente
i testi delle canzoni non sono altro che delle composizioni
poetiche riproposte sui moduli musicali che, a seconda
del centro di appartenenza del "Tenores"
o del ritmo utilizzato, viene definito: "a sa
seria", "a passu torradu", "a
ballu tundu", "a boche 'e notte", "a
mutos"...
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Fra
le decine di gruppi a "Tenore" esistenti
in Sardegna, i più celebri e apprezzati
rimangono il coro TENORE di BITTI (forti di
uno stile meno aspro degli altri quartetti,
esemplari ricercatori del proprio patrimonio,
impeccabili esecutori dalle eccezionali qualità
vocali), e il CORO di NEONELI; i primi, scoperti
da Frank Zappa e poi chiamati ad incidere un
CD per la Real World di Peter Gabriel; mentre
i secondi, hanno piu volte collaborato con il
gruppo musicale di "Elio e le Storie Tese"
che, sotto il nome di "NEONELIO",
ha portato alla regi-
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strazione di un
CD; hanno portato a termine nell'estate del 2000 un
progetto veramente interessante: riproporre la celebre
"barone sa tirannia" collaborando con diversi
artisti famosi come F.Guccini, Ligabue, A.Branduardi
etc. |
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Il
Canto Corale Polivocale
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Diretto
discendente del canto "A Tenores", è
il canto Corale Polivocale. Esso infatti nasce grazie
a una particolare evoluzione che gli schemi musicali
del Tenores hanno subito dopo l'introduzione in Sardegna
del Canto Gregoriano da parte della Chiesa.
I canti appartenenti alla liturgia cristiana, che
inizialmente venivano eseguiti con un'unica voce (secondo
lo schema tipico del gregoriano), col tempo iniziarono
ad essere interpretati con più voci, dove i
fedeli anche se in maniera consonante, cantavano utilizzando
note appropriate alla loro estensione vocale.
Particolare importanza hanno assunto le confraternite
che, nel corso degli anni, hanno creato i canti della
Settimana Santa legati alle funzioni della Passione
di Cristo.
Si può quindi affermare che il canto corale
polivocale è il risultato della fusione tra
i canti a Tenores e i canti liturgici.La normale evoluzione
che questo tipo di canto ha subito nel corso degli
anni, ha portato i repertori ad essere arricchiti
oltre che da testi prettamente dedicati alle celebrazioni
religiose, anche da canti che raccontano la vita di
tutti i giorni dei sardi.
Grazie a queste caratteristiche e alla immensa possibilità
di repertorio, i cori polivocali di oggi possono essere
ascoltati sia nelle sagre e feste paesane che all'interno
delle chiese, quando vengono chiamati per dare un
tocco di solennità a particolari cerimonie
religiose (Funzioni della Settimana Santa o Natalizie,
Matrimoni, ricorrenze patronali...).Al contrario del
gruppo a Tenores, il Coro Polivocale non ha regole
fisse per quanto concerne il numero dei coristi; quelli
attualmente esistenti sono generalmente composti da
un numero che varia tra i 15 e i 30 elementi (solo
maschili).
A prescindere dal numero di elementi che compongono
il gruppo, i coristi sono sud-
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divisi in quattro sezioni chiamate:
- Prima - (Tenori Primi)
- Segunda - (Tenori Secondi)
- Contra - (Baritoni)
- Basciu - (Bassi)
Citazione a parte meritano i cori della Gallura
(area geografica che comprende il nord, nord-est
della Sardegna), e in particolare quelli di
Tempio Pausania e Aggius (SS).
Il canto espresso da queste formazioni, definito
"A Tasgia", ha due particolarità:
la prima, quella di essere completato da una
voce molto acuta chiamata "Lu Falzittu"
che, rispetto al basso, esegue la quindicesima
o doppia ot-
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tava; la seconda,
che la melodia si muove su un modulo musicale ben definito,
ma ogni componente della corale può muoversi
liberamente all'interno dell'accordo, lasciandosi guidare
dall'estro personale e dallo spirito di improvvisazione
(praticamente in maniera similare a quanto accade nel
mondo del jazz). |
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Particolarmente
ricco è infine il panorama dei CANTI MONODICI.
Anch'essi estremamente arcaici, sono caratterizzati
dal fatto che vengono eseguiti senza alcun tipo di
accompagnamento strumentale.
Tra i più diffusi è opportuno ricordare:
- "S'Anninnia" (Ninna Nanna), canti
molto soavi eseguiti per indurre i bambini al sonno;
- "Duru Duru", parola di origine
araba che significa "Girare".
I canti non sono altro che delle filastrocche che
vengono eseguite dagli adulti per far divertire i
bambini. Durante il canto i bambini vengono fatti
ballare sulle ginocchia del cantore.
- "S'attitidu", canto funebre. Ormai
scomparso, veniva affidato esclusivamente alla voce
femminile di una "Attitadora" (Lamentatrice),
la quale, utilizzando versi poetici improvvisati,
tesseva le lodi e raccontava la vita del defunto.
Quale metro per le composizioni poetiche, veniva usato
l'ottonario con versi a copia o in terzine;
era comunque più frequente l'uso di settenari
o senari a coppie in rima baciata o in quartine.
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Oltre
ai qui descritti, vi sono i "Cantos
a Chiterra"
e i "Cantos
a Poesia" che,
probabilmente meno conosciuti a livello internazionale,
costituiscono un filone di grande popolarità,
specialmente in occasione delle feste paesane, fra
la popolazione
dell' entroterra sardo.
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