Operatori turistici italiani
 
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IS FASSONIS
Santa Giusta
Prima domenica
d' agosto

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Testo di Paolo Grasso
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Is Fassonis (o Fassois) scivolano leggeri sulla superficie felpata dello stagno emettendo un leggero fruscio: sono imbarcazioni fabbricate con giunchi lacustri di ripa legati insieme a formare scafi piatti, lunghi circa quattro metri e larghi uno, con prua appuntita e poppa tronca e ricordano le barche di papiro degli egizi. Si possono vedere in uso solamente in due posti al mondo: gli stagni di Santa Giusta e di Cabras in Sardegna e il lago Titicaca in Perù.

 
 

La materia prima usata per il confezionamento dei "fascioni" (questa è la traduzione letterale del termine) è povera ed economica, è la paglia lacustre chiamata «totora» dai pescatori del lago Titicaca e «fenu» dai pescatori oristanesi. Si taglia in un certo periodo dell'anno e si mette ad essiccare stando attenti che non si inumidisca: bastano poche gocce di pioggia per rovinarla. I fasci di «fenu» si legano con corde vegetali fino ad arrivare alla confezione degli scafi secondo la forma descritta.

 
 

Ogni anno, in agosto, a Santa Giusta, nei pressi di Oristano, i pescatori-equilibristi dello stagno danno vita ad una sfida in una originale regata. In piedi sui loro «fassonis» procedono a strappi sulla spinta delle pertiche di tre canne lunghe svariati metri che affondano ritmicamente a destra e a sinistra nel fondo melmoso dello stagno con movimento vigoroso e ritmico.

 
 

A questo tipo di regata definita "a cantoni" si affianca quella con vogatura a remi non meno impegnativa e apassionante.
Sulle rive la folla dei compaesani e dei turisti non lesina incitamenti, mentre su grandi griglie vengono arrostiti i «muggini» appena pescati. Sono i cefali, freschissimi, di cui gli stagni dell'oristanese abbondano e che vengono cucinati, secondo la tradizione sarda, con le interiora e senza squamare. Questa è una garanzia, per i sardi, che il pesce sia fresco. Coloriscono l' ambiente all' intorno ragazze che indossano costumi tradizionali, uomini accaniti nel gioco della morra


 

sarda e suonatori di launeddas.
Quella dei «fassonis» è una tradizione salvata in extremis dalla determinazione di non vedere morire un elemento tanto caratteristico dell' ambiente e del lavoro di questa zona dell' isola. La plastica e la tecnologia avevano ormai reso economicamente obsoleto l' uso di questa imbarcazione estremamente difficile da manovrare per tutti i problemi di bilanciamento e deterioramento che comporta. I giovani ormai non continuavano a seguire i loro padri nell' abilità del districarsi dalle insidie dei grandi stagni oristanesi con una semplice pertica. Grazie all' iniziativa dell' Ente del Turismo si iniziò, quindi, ad organizzare questa singolare regata che ha riacceso l'interesse per queste imbarcazioni facendole diventare uno dei simboli della provincia di Oristano.

 
 

Senza dubbio è stato un salvataggio molto importante se si considera che queste imbarcazioni furono utilizzate sin dalle età preistoriche e protostoriche, come possiamo constatare da alcuni disegni a carboncino tracciati agli inizi del IV secolo d.C. sulle pareti dell'ipogeo di San Salvatore di Sinis e da un bronzetto del

 
 

periodo nuragico: un salvataggio che serve non solo a perpetuare antiche usanze ma anche a valorizzare quelle aree dell' oristanese dove storia e natura hanno forgiato un ambiente forse unico nel Mediterraneo.

 
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