Operatori turistici italiani

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SA CARRELA 'E NANTI
di Santu Lussurgiu


Ultimi tre giorni di Carnevale
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Testo di Paolo Grasso
Fotografie tratte da documentazione
della Provincia di Oristano e della Regione Sardegna

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"Sa Carrela 'e nanti" è una delle esibizioni a cavallo fra le più audaci e spericolate che da secoli si perpetuino in Sardegna ed è una dimostrazione viva di quello che è l' orgoglio di un popolo per l' abilità dei propri fantini, per le sue tradizioni equestri e per la destrezza e bellezza dei propri cavalli.

 
 

Ha luogo ogni anno, durante gli ultimi tre giorni di Carnevale a Santu Lussurgiu, paese del Montiferru, nella provincia di Oristano, dove la rinomata produzione artigianale dei finimenti e delle bardature per i cavalli (briglias, seddas, imbastos, imbuccadorzos, ecc.) e l' allevamento di equini di gran qualità caratterizzano ed arricchiscono l' ambiente socioeconomico di matrice evidentemente pastorale di tutta la regione.

 
 

Niente di strano, dunque, se questa manifestazione dell' arte del cavalcare coinvolge tutta la cittadinanza che ad essa partecipa in maniera attiva o da intenta ed appassionata spettatrice.
In passato si esprimevano riti propiziatori dalle radici ancestrali quando, al lunedì, si correva "sa pudda" ed il cavaliere al galoppo doveva colpire con un bastone d' olivo una gallina penzolante da una corda; oggi, soppressa questa macabra cerimonia, resta una non meno sentita tradizione che in se racchiude quegli elementi di coraggio e abilità che danno vita ad uno spettacolo indimenticabile ed intenso per chiunque vi assista e di pratica osservazione per intenditori e appassionati del settore che sanno vedere la maestria dei cavalieri e l' armonia del binomio uomo-cavallo.

 
 

I tre elementi principali che caratterizzano le corse de "Sa Carrela 'e nanti" sono dati dal fatto che i partecipanti corrano "Sas Carrelas" a "sa sola" (corse da solo) o in "parezzas" (a pariglia), che la posizione in sella sia rigorosamente verticale e che l' abbigliamento dei cavalieri sia costituito dal classico costume lussurgese formato da "su cappottinu 'e fresi" (giubotto d' orbace) o da "su cossu 'e pedde 'e ittellu" (corsetto di pelle di vitello modicano con pelo) e la camicia bianca tradizionale o da maschere carnevalesche ricche di colori generalmente confezionate dalle donne delle famiglie dei cavalieri i quali, da parte loro, provvedono alla preparazione delle bardature dei cavalli.
Le "scorribande" si svolgono dentro il paese e partendo da "s' iscappadorzu", spesso in maniera fulminea, altre volte in modo più complicato e pericoloso, le pariglie si gettano al galoppo

 
 

sfrenato lungo un percorso sterrato che si snoda fra curve, anguste strettoie, leggeri allargamenti, discese, tratti piani, piccole salite e pericolosissimi spigoli di case incassate sulla traiettoria naturale di corsa dei cavalli. Come se il percorso non fosse già di per se abbastanza difficile, scrive Umberto Guerra, "Il pubblico sempre numerosissimo, stipato ai lati del percorso oltre le transenne o negli anditi delle case, provvidenziali rifugi di genuina ospitalità, che sulla via si affacciano, sembra ridurre ulteriormente lo spazio fisico nel quale sfrecciano cavalli e cavalieri: due, tre e a volte quattro, tutti affiancati e in pieno assetto".

 
 

Le corse sono sempre entusiasmanti e molto contribuisce alla completezza dello spettacolo l' effetto sonoro dato dai ritmi appaiati ottenuti dalle campanelle che i cavalli hanno al collo, il calpestio dei loro zoccoli e le esclamazioni della folla che vive intensamente ogni acrobazia dei circa cinquanta cavalieri che possono esibirsi anche più volte al giorno.
La festa finisce alla sera del martedì grasso con una premiazione simbolica nella piazza San Sebastiano e canti a tenore, vino e "culurzones de mendula" (dolci alla mandorla tipici del Carnevale lussurgese).

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