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Da sempre la peste ha colpito l'immaginario collettivo secondo
modalità che permangono tuttora nella cultura occidentale
(si pensi alla definizione di AIDS come peste del 2000).
Essa ha infatti influenzato la fantasia e la vis creativa
degli scrittori, in quanto dotata di una grande forza allegorica,
poiché rappresenta la dissoluzione delle norme del
vivere civile, dei valori, dei legami familiari e comunitari:
il contagio, misterioso e invisibile, amplifica la paura
del diverso, la difficoltà nel rapporto con l'altro,
promuove comportamenti aggressivi o antisociali. In effetti
tutte le epidemie, e in primis quelle di peste, hanno nei
secoli condizionato la demografia, le migrazioni, i costumi,
la religione e l'economia europea
La sagra di Sant'Efisio
a Cagliari nacque nel 1656, a seguito del voto civico espresso
dai cagliaritani a Sant' Efisio per debellare l'ennesima
epidemia di peste2. L'epidemia cessò miracolosamente
e dalla peste nacque la festa, di cui quest'anno si è
festeggiata la 342' edizione. E' una delle tradizioni più
popolari, sentite e "spettacolari" della Sardegna:
vi convengono sia sardi da tutta l'isola sia parecchi emigrati
nel continente o in altre parti del mondo, sia turisti,
richiamati dal fascino che essa esercita.
L'Europa, fino alla
seconda metà del Seicento(3) ha dovuto combattere
con la peste e con la paura del contagio. L'impatto psicologico
di questo morbo sul mondo occidentale fu forte: basti pensare
ai riferimenti all'epidemia che costellano la letteratura,
sin dalle sue origini. Uno dei primi, a parte le citazioni
bibliche(4) si fa risalire addirittura all'Iliade omerica.
(5) Alcuni studiosi si sono infatti chiesti se nei versi
del I libro vi potesse essere un vago riferimento ad un'epidemia
di peste. Questo perché la peste colpì varie
volte la Grecia, ad opera forse dei barbari: nel periodo
classico terribile e famosa risulta l'epidemia che colpì
Atene nel 430 a.C. di cui resta la superba descrizione dello
storico Tucidide (6), ripresa poi da Lucrezio nel suo De
rerum natura.
Il morbo penetrò
facilmente, a partire dal III secolo a. C. nel mondo romano,
e sconquassò prima la Repubblica e poi l'Impero,
come possiamo vedere dalle Storie dello scrittore imperiale
Ammiano Marcellino(7). La peste si manifestò con
particolare violenza nell'Alto Medioevo: durante il papato
di Gregorio Magno, in concomitanza con le guerre longobarde,
scoppiò una grave epidemia a Roma. Era il 590 d.
C. lacopo da Varagine racconta nella Leggenda Aurea che,
dopo mesi di inutili penitenze, per placare il castigo divino,
papa Gregorio Magno fece portare in processione la statua
della Vergine dalla basilica di S. Maria Maggiore, con i
fedeli che gridavano "a peste, fame et bello libera
nos Domine". Si vide allora, secondo la leggenda, un
angelo sopra il castello dei Crescenzi che riponeva nel
fodero una spada insanguinata. Gregorio capì che
il pericolo era finalmente cessato. Da allora il castello
prese il nome di Castel Sant'Angelo. (8) Tuttavia, la peste
più famosa del Basso Medioevo rimane quella del 1348,
che decimò la popolazione di tutta Europa. Francesco
Petrarca in quell'occasione perse l'amata Laura, sua musa
ispiratrice, colpita fatalmente dal morbo e Giovanni Boccaccio
utilizzò l'epidemia come cornice del Decameron. Dopo
il 1348, la peste colpì molte altre volte. Più
vicina a noi.
E' la celebre peste
del 1630, magistralmente descritta ne I Promessi sposi di
Alessandro Manzoni, che volle anche testimoniare, con la
Storia della colonna infame le persecuzioni, i processi
e le morti di tanti innocenti, considerati a torto "untori".
L'eziologia della peste, infatti, rimase per molti secoli
sconosciuta e il mistero contribuì ad aumentare la
componente irrazionale. Molti pensarono che "streghe",
storpi, vagabondi, fossero i candidati ideali a fregiarsi
del titolo di "untori", in quanto "diversi".
Altri ritennero la peste diabolica, e perciò chi
meglio degli ebrei, comunemente considerati deicidi, potevano
esserne artefici e portatori? La persecuzione contro gli
ebrei naturalmente aveva radici antiche e, ad esempio, la
peste nera del XIV secolo non fece altro che catalizzare
le energie negative contro di loro. Tra il 1348 ed il 1350
infatti nuove calunnie e nuove persecuzioni colpirono gli
ebrei. Nella sola Strasburgo ne vennero bruciati vivi duemila,
e comunque in tutta l'Europa i massacri erano all'ordine
del giorno(IO). Le epidemie, come si è già
detto, influenzarono molto la letteratura. Valga per tutti
la citazione di due celebri romanzi: Diario dell'anno della
peste di D. Defoe, pubblicato nel 1722, ma ambientato a
Londra durante la terribile peste del 1665, e La peste di
A. Camus (1947), ambientato in Algeria, a Orano, negli anni
'40. Qui la peste dilaga e l'epidemia (che è il simbolo
dell'occupazione nazista in Europa) viene utilizzata per
analizzare le reazioni varie e contraddittorie che scatena
negli uomini. Quando l'epidemia finalmente cessa , il protagonista,
il dottor Rieux, invita significativamente gli abitanti
della città a non abbandonarsi al sonno dell'incoscienza,
ma a rimanere vigili, perché il pericolo del contagio
pestilenziale non scompare mai.
La scelta del mese
di maggio è collegata con antichi riti pagani propiziatori,
di rinnovamento e rinascita della natura, di cui rimangono
innumerevoli tracce negli usi e costumi sardi(11). Nessuna
ricorrenza della vita del santo, o nella vita di Cagliari,
sembra infatti legata a tale data. Maggio, inoltre, nella
società agropastorale sarda è tradizionalmente
il mese della tosatura delle pecore e del rientro dalla
transumanza, e perciò occasione di feste e banchetti.
(12)
S. Efisio é
il martire guerriero patrono di tutta l'isola, e da tutta
l'isola arrivano per partecipare alla processione, fin dall'alba
del 1° maggio, fedeli, gruppi folkloristici, curiosi
e turisti soprattutto stranieri.
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Ogni
anno il simulacro del santo è trasportato sul
tradizionale carro trainato da buoi dalla chiesa di
S. Anna, nel quartiere di Stampace, nella cui cripta
sarebbe stato incarcerato il santo, fino alla chiesa
di Nora, nei pressi del luogo del suo martirio. La
vestizione del santo è un rituale molto importante.
Il suo abbigliamento in parte ricorda il costume tipico
di un soldato romano, munito di spada, schinieri e
lorica; d'altro canto l'ampio collare in pizzo, il
mantello ricamato finemente ed il pizzetto lo fanno
rassomigliare ad un nobile spagnolo. Il corteo si
apre con is traccas, carri addobbati con corone di
fiori e oggetti della tradizione contadina, (13) tirati
da buoi anch'essi ornati da fiori e nastri colorati.
Seguono molti gruppi folkloristici provenienti da
tutta l'isola.
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Dopo di loro un drappello
di cavalieri, i "Cavalieri campidanesi", e, con
i costumi rossi della guardia civica, i "Miliziani",
scelti soprattutto nei quattro quartieri storici di Cagliari
(l4). Questo corpo
di guardia venne istituito secoli addietro, per |
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