Operatori turistici italiani
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Mamuthones e Issohadores di Mamoiada
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Testo di Paolo Grasso
Fotografie di Ketty Grasso©200
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Fra le tradizioni e usanze tramandate e conservate ancora vive in Sardegna, è di spicco l'antico rituale dei Mamuthones e degli Issohadores che, a Mamoiada, paese della Barbagia di Ollolai, si perpetua durante il carnevale e che, secondo alcuni studiosi, risale ad epoche preistoriche.
Comprende dai 20 ai 24 uomini come esecutori principali, l' intera popolazione di Mamoiada e migliaia di visitatori che vengono coinvolti nel rito e nella frenesia creata dalle maschere; perché di maschere si tratta, dietro le quali si nasconde il mistero dell' arcaico e del loro significato.
E' una tradizione sopravvissuta al continuo tentativo, da parte di dominatori d' oltremare, di soffocare le manifestazioni indigene di quelle popolazioni che resistevano alla sottomissione e che è riuscita a rimanere fondamentalmente intatta nonostante le pressioni del cristianesimo affinché venissero eseguite delle modificazioni al rituale. Per capire i motivi di questi tentativi è necessario, anzitutto, conoscere le maschere e lo svolgersi della celebrazione: verrà di conseguenza logica capire perché "potere" e Chiesa avessero tanto interesse nel volere la fine o la trasformazione del rito.
I Mamuthones:

Sono 12 o 14 uomini di buona forza fisica, con i visi coperti da originali maschere lignee (sas viseras) e vestiti con un pesante costume di fattura inconfondibile e strettamente fedele agli schemi della tradizione.
La maschera, diventata ormai uno dei simboli della Sardegna pastorale, è intagliata in pezzature di legno di pero selvatico, ontano o noce e, quindi, scurita fino a portarla al suo aspetto caratteristico nel quale bene si fondono il carattere del rozzo, del diabolico, del tenebroso ed, allo stesso tempo, della sofferenza, della forza e del selvatico.
L' abbigliamento è, inoltre, costituito dall' altrettanto singolare costume composto da su belludu (calzoni e giacca di velluto marron o nero), sa hàmisa (camicia di tela di colore scuro),

su bonette (piccolo berretto grigio o, comunque, scuro), su husinzu (scarponi di esecuzione artigianale), sas peddhes (mastruca) e sos sonazzos (campanacci).
"Sas peddhes" sono le pelli di pecore di lana nera che, dopo essere state sottoposte ad un trattamento di salatura, essiccamento e concia, vengono snervate in più tempi con una pietra particolare fino al raggiungimento della morbidezza necessaria per il confezionamento della mastruca.
"Sos sonazzos" sono i campanacci che si usano appesi al collo degli armenti. Ognuno di essi ha suono diverso, impercettibile all' orecchio del profano ma di facile identificazione per il pastore che riconosce ognuna delle sue pecore e la distanza alla quale essa si trova. Per i mamuthones vengono realizzati con speciale maestria da artigiani di Tonara (Nuoro) utilizzando come batacchi (sas limbatthas) le ossa del femore degli ovini o di altri animali a seconda della grandezza del campa-naccio stesso.

Sull' etimologia del nome "mamuthone" il Prof. Raffaello Marchi scrive nel " Il Ponte - speciale Sardegna": "Diversi sono gli studi che hanno attribuito un significato a questo nome.
Fra i più autorevoli sono quelli che vogliono un'origine legata al nome di antichi idoli come Maimone o legati alla natura e all'ambiente: Mamucone è il nome di una campagna; Sos Mamus, cioè i misteriosi abitatori di caverne o forse i geni tutelari in una leggenda che può adombrare un mito; Mamudine, altra località campestre dove ci sono delle caverne favolose; Mamone, altra zona della Barbagia; Mamujone, infine, che era si dice, prima il nome di una sorgente, poi non si sa da quando il nome originario di Mamoiada, cioè il paese dei Mamuthones (...)".

Gli Issohadores:

Sono figure meno note di quanto non siano i Mamuthones ma determinanti nel significato e nell' esecuzione del rito. Si tratta di 8 o 10 uomini che indossano vestiti composti da sos carzones
(pantaloni larghi in tela bianca pesante), sas carzas (ghette d' orbace nero), sa hàmisa (camicia bianca di tela senza colletto, le maniche sono larghe, plissettate e strette ai polsi), su guritu (corpetto di panno rosso), s'issalletto (scialle multicolore legato alla cintura), sa berritta (berretto di panno nero), su muncadoreddhu (fazzoletto colorato annodato sotto il mento), sas ishàrpas (scarponcini), sos sonajolos (piccole campanelle di bronzo attaccate a una collana in cuoio e broccato ) e sa soha (fune di giunco).

Nel descrivere il rito, o manifestazione che dir si voglia, il Prof. Marchi scrive:


"(...) Quella dei Mamuthones, è una cerimonia solenne, ordinata come una processione, che è allo stesso tempo una danza. I Mamuthones si muovono su due file parallele, fiancheggiati dagli Issohadores, molto lentamente, curvi sotto il peso dei campanacci e ad intervalli uguali dando tutti un colpo di spalla per scuotere e far suonare tutta la sonagliera. Gli Issohadores si muovono con passi e balzi più agili, poi all'improvviso si slanciano, gettano il laccio ("Sa Soba") fulmineamente e colgono e tirano a sé come un prigioniero l'amico o la donna che hanno scelto nella folla (...)".

Certamente è di grande fascino lo spettacolo della sfilata che vede i mamuthones, con le loro maschere, mastruche e campanacci, incolonnati su due file, procedendo a piccoli passi, portandosi avanti col piede sinistro e retrocedendo col piede destro mentre la fila opposta esegue gli stessi movimenti avanzando nella stessa direzione ma sostituendoli in maniera speculare.

Ma ciò che più contribuisce alla teatralità attiva dello svolgersi del rito è il coinvolgimento del pubblico che, probabilmente senza rendersene conto, compartecipa all' azione assurgendo a comprimario del gruppo dei mamuthones e degli issohadores e acquisisce una grande carica emotiva.
E' facilmente intuibile perché, tutto questo, fosse ritenuto pericoloso dalla Chiesa e dal "potere", preoccupati la prima dall' ipotesi che potesse trattarsi di un rito pagano ed il secondo dell' ipotesi che fosse una commemorazione social-militare.

L' ipotesi del rito pagano porta a pensare ad una cerimonia apotropaica di venerazione degli animali, di protezione contro gli spiriti maligni, di buon auspicio per il raccolto ed al culto dell' acqua.

I mamuthones sarebbero il frutto dell' unione fuoco-luna, esseri del "regno di sotto", le vittime (agnelli) da essere immolati per la collettività perché la terra possa rinnovare con generosità i propri frutti.

L' ipotesi della commemorazione social-militare sarebbe la rappresentazione di un gruppo di invasori catturati dalle popolazioni locali. Nello svolgersi della cerimonia, dunque, sarebbe ben definito un ordine e un' organizzazione nella quale è ben delineata la divisione dei gruppi dei vinti e dei vincitori e, pertanto, il rituale si svolge

in un clima di drammaticità e non di gioia come sarebbe quello di una cerimonia pagana di carattere propiziatorio.

Quale delle due ipotesi sia quella vera, comunque, è di importanza relativa: ciò che è certo è che "Sos Mamuthones" e "sos Issohadores" sono sopravvissuti con tutto il loro fascino e mistero.

Oggi, più che mai, sono parte della cultura e delle tradizioni della Sardegna e, a giudicare dalla grinta e dalla determinazione con le quali i giovani "mamuthoneddos" di Mamoiada si immedesimano nella loro parte, lo saranno ancora per molti, molti anni a venire.: