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Fra le tradizioni e usanze tramandate e conservate
ancora vive in Sardegna, è di spicco l'antico rituale
dei Mamuthones e degli Issohadores che, a Mamoiada, paese
della Barbagia di Ollolai, si perpetua durante il carnevale
e che, secondo alcuni studiosi, risale ad epoche preistoriche.
Comprende dai 20 ai 24 uomini come esecutori principali,
l' intera popolazione di Mamoiada e migliaia di visitatori
che vengono coinvolti nel rito e nella frenesia creata dalle
maschere; perché di maschere si tratta, dietro le
quali si nasconde il mistero dell' arcaico e del loro significato.
E' una tradizione sopravvissuta al continuo tentativo, da
parte di dominatori d' oltremare, di soffocare le manifestazioni
indigene di quelle popolazioni che resistevano alla sottomissione
e che è riuscita a rimanere fondamentalmente intatta
nonostante le pressioni del cristianesimo affinché
venissero eseguite delle modificazioni al rituale. Per capire
i motivi di questi tentativi è necessario, anzitutto,
conoscere le maschere e lo svolgersi della celebrazione:
verrà di conseguenza logica capire perché
"potere" e Chiesa avessero tanto interesse nel
volere la fine o la trasformazione del rito.
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I
Mamuthones:
Sono
12 o 14 uomini di buona forza fisica, con i visi coperti
da originali maschere lignee (sas viseras) e vestiti
con un pesante costume di fattura inconfondibile e
strettamente fedele agli schemi della tradizione.
La maschera, diventata ormai uno dei simboli della
Sardegna pastorale, è intagliata in pezzature
di legno di pero selvatico, ontano o noce e, quindi,
scurita fino a portarla al suo aspetto caratteristico
nel quale bene si fondono il carattere del rozzo,
del diabolico, del tenebroso ed, allo stesso tempo,
della sofferenza, della forza e del selvatico.
L' abbigliamento è, inoltre, costituito dall'
altrettanto singolare costume composto da su belludu
(calzoni e giacca di velluto marron o nero), sa hàmisa
(camicia di tela di colore scuro),
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su bonette (piccolo berretto
grigio o, comunque, scuro), su husinzu (scarponi di esecuzione
artigianale), sas peddhes (mastruca) e sos sonazzos (campanacci).
"Sas peddhes" sono le pelli di pecore di lana nera
che, dopo essere state sottoposte ad un trattamento di salatura,
essiccamento e concia, vengono snervate in più tempi
con una pietra particolare fino al raggiungimento della morbidezza
necessaria per il confezionamento della mastruca.
"Sos sonazzos" sono i campanacci che si usano appesi
al collo degli armenti. Ognuno di essi ha suono diverso, impercettibile
all' orecchio del profano ma di facile identificazione per
il pastore che riconosce ognuna delle sue pecore e la distanza
alla quale essa si trova. Per i mamuthones vengono realizzati
con speciale maestria da artigiani di Tonara (Nuoro) utilizzando
come batacchi (sas limbatthas) le ossa del femore degli ovini
o di altri animali a seconda della grandezza del campa-naccio
stesso.
Sull' etimologia del nome "mamuthone" il Prof. Raffaello
Marchi scrive nel " Il Ponte - speciale Sardegna":
"Diversi sono gli studi che
hanno attribuito un significato a questo nome.
Fra i più autorevoli
sono quelli che vogliono un'origine legata al nome di antichi
idoli come Maimone o legati alla natura e all'ambiente: Mamucone
è il nome di una campagna; Sos Mamus, cioè i
misteriosi abitatori di caverne o forse i geni tutelari in
una leggenda che può adombrare un mito; Mamudine, altra
località campestre dove ci sono delle caverne favolose;
Mamone, altra zona della Barbagia; Mamujone, infine, che era
si dice, prima il nome di una sorgente, poi non si sa da quando
il nome originario di Mamoiada, cioè il paese dei Mamuthones
(...)".
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Gli Issohadores:
Sono
figure meno note di quanto non siano i Mamuthones
ma determinanti nel significato e nell' esecuzione
del rito. Si tratta di 8 o 10 uomini che indossano
vestiti composti da sos carzones
(pantaloni larghi in tela bianca pesante), sas carzas
(ghette d' orbace nero), sa hàmisa (camicia
bianca di tela senza colletto, le maniche sono larghe,
plissettate e strette ai polsi), su guritu (corpetto
di panno rosso), s'issalletto (scialle multicolore
legato alla cintura), sa berritta (berretto di panno
nero), su muncadoreddhu (fazzoletto colorato annodato
sotto il mento), sas ishàrpas (scarponcini),
sos sonajolos (piccole campanelle di bronzo attaccate
a una collana in cuoio e broccato ) e sa soha (fune
di giunco).
Nel descrivere il rito, o manifestazione che dir si
voglia, il Prof. Marchi scrive:
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"(...) Quella dei Mamuthones,
è una cerimonia solenne, ordinata come una processione,
che è allo stesso tempo una danza. I Mamuthones si
muovono su due file parallele, fiancheggiati dagli Issohadores,
molto lentamente, curvi sotto il peso dei campanacci e ad
intervalli uguali dando tutti un colpo di spalla per scuotere
e far suonare tutta la sonagliera. Gli Issohadores si muovono
con passi e balzi più agili, poi all'improvviso si
slanciano, gettano il laccio ("Sa Soba") fulmineamente
e colgono e tirano a sé come un prigioniero l'amico
o la donna che hanno scelto nella folla (...)".
Certamente è di grande fascino lo spettacolo della
sfilata che vede i mamuthones, con le loro maschere, mastruche
e campanacci, incolonnati su due file, procedendo a piccoli
passi, portandosi avanti col piede sinistro e retrocedendo
col piede destro mentre la fila opposta esegue gli stessi
movimenti avanzando nella stessa direzione ma sostituendoli
in maniera speculare.
Ma ciò
che più contribuisce alla teatralità attiva
dello svolgersi del rito è il coinvolgimento
del pubblico che, probabilmente senza rendersene conto,
compartecipa all' azione assurgendo a comprimario del
gruppo dei mamuthones e degli issohadores e acquisisce
una grande carica emotiva.
E' facilmente intuibile perché, tutto questo,
fosse ritenuto pericoloso dalla Chiesa e dal "potere",
preoccupati la prima dall' ipotesi che potesse trattarsi
di un rito pagano ed il secondo dell' ipotesi che fosse
una commemorazione social-militare.
L' ipotesi del rito pagano porta a pensare ad una
cerimonia apotropaica di venerazione degli animali,
di protezione contro gli spiriti maligni, di buon
auspicio per il raccolto ed al culto dell' acqua.
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I mamuthones sarebbero
il frutto dell' unione fuoco-luna, esseri del "regno
di sotto", le vittime (agnelli) da essere immolati per
la collettività perché la terra possa rinnovare
con generosità i propri frutti.
L' ipotesi della commemorazione social-militare sarebbe la
rappresentazione di un gruppo di invasori catturati dalle
popolazioni locali. Nello svolgersi della cerimonia, dunque,
sarebbe ben definito un ordine e un' organizzazione nella
quale è ben delineata la divisione dei gruppi dei vinti
e dei vincitori e, pertanto, il rituale si svolge
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in un clima di
drammaticità e non di gioia come sarebbe quello
di una cerimonia pagana di carattere propiziatorio.
Quale delle due ipotesi sia quella vera, comunque, è
di importanza relativa: ciò che è certo
è che "Sos Mamuthones" e "sos
Issohadores" sono sopravvissuti con tutto il loro
fascino e mistero.
Oggi, più che mai, sono parte della cultura e
delle tradizioni della Sardegna e, a giudicare dalla
grinta e dalla determinazione con le quali i giovani
"mamuthoneddos" di Mamoiada si immedesimano
nella loro parte, lo saranno ancora per molti, molti
anni a venire.: |
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