Operatori turistici italiani
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La musica:
Canti e balli
di Sardegna
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testo di
Prof. Andrea Deplano

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In origine tutto era musica: il lamento del vento fra gli alberi, il cadere incessante della pioggia, il mormorio dell'acqua corrente, il rotolare delle pietre, la presenza rumorosa di una ricca fauna. Nella dirompente forza degli elementi atmosferici e nella dolce rotazione delle stagioni si trovava la capacità di determinare i tempi del lavoro e del riposo, del dolore e dell'amore, della nascita e della morte. Il ritmo
della quotidianità, i rumori e i suoni della natura, costruivano la colonna sonora che scandiva i gesti e la socialità dei popoli. Poi altri suoni: la parola, il canto e gli strumenti. Infine il tempo in cui suono e ritmo strutturano messaggio: comunicazione di cui tutti possiedono la chiave interpretativa, per significare gioia o risentimento, auspicio o ricordo. In Sardegna tutto ciò si codificò nella dimensione magica della Festa dove il Ballo e il Canto hanno costituito il momento più alto della sacralità: il rito. Alla celebrazione, tutta la collettività interveniva, e ognuno era in egual misura coinvolto nell'esecuzione della funzione comunicativa, in un rapporto di reale partecipazione per la tessitura delle relazioni. La chiusura del cerchio della danza, la sinuosità dei movimenti dei passi, l'indissolubile intreccio di braccia e mani dei ballerini, il movimento ondulatorio dell'abbigliamento maschile e femminile, la combinazione armonica delle voci del coro e le calde note dello strumento polifonico,
sottolineano la componente erotica di quei momenti. Ballare, cantare, suonare con gli altri è sinonimo di coesione. Si esegue per chiunque, dunque anche per se stessi. Non c'è leader: non egemone né subalterno. Il linguaggio del corpo è di tutti e nell' esprimerlo si attesta il diritto di vivere, di appartenere al gruppo.
Segni e figure nascono spontanei e si fissano nell'uso, nella dimensione evolutiva e al tempo stesso statica della tradizione. Ai primordi la musica nasce dal caso, è il suono della pietra sulla pietra, poi si fa progetto, nell'imitazione dei versi di greggi e armenti si tessono i tratti armonici del canto e degli strumenti polifonici. Il modello è offerto dalla natura: ai movimenti di corteggiamento degli animali si ispirano i passi del ballo.

La costruzione del cerchio nasce dalla comunicazione circolare aperta alla partecipazione di tutti i membri della comunità.
Successivamente assume valenze diverse, come la volontà di chiusura nei confronti degli aggressori e dominatori esterni.
La sacralità del disegno non può essere interrotta se non a rischio di sconvolgimento della forma di partecipazione comunicativa.

Nel cerchio dei cantori si entra per fare canto ed essere parte di un tutto, à tour de rôle. L'avvicendamento delle coppie di danzatori all'interno del cerchio più grande riconosce la capacità di essere gruppo, e all'interno dello stesso la protezione è totale e autorizza a compiere le evoluzioni, espressione di gioia di appartenenza, testimonianza dell'essere.